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Cos’è la “Nato araba”, l’ipotesi di una difesa comune dei Paesi arabi e islamici dopo i raid di Israele in Qatar

Cos’è la “Nato araba”, l’ipotesi di una difesa comune dei Paesi arabi e islamici dopo i raid di Israele in Qatar

Mentre la “vera” Nato si mobilita sul fronte dell’Europa dell’est contro la minaccia russa, con i controversi casi dei droni russi che hanno sorvolato i cieli polacchi e romeni, nella lontana Doha c’è chi pensa ad una Alleanza Atlantica, ma in salsa araba.

Nel vertice in Qatar della Lega Araba e dell’Organizzazione islamica mondiale convocato d’urgenza dai padroni di casa a seguito dell’attacco israeliano sulla città con l’obiettivo di fare fuori i nuovi capi politici di Hamas ospitati nel Paese, che l’emiro Al Thani ha definito “aggressione sfacciata, infida e codarda” col sostanziale obiettivo di stoppare definitivamente i complicati e ad oggi inconcludenti negoziati per il rilascio degli ostaggi ancora in mano ad Hamas a Gaza e terminare il conflitto, è tornata d’attualità infatti l’ipotesi di una Nato araba.

Idea non nuova, una suggestione già avanzata nove anni dal presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi e rilanciata al tavolo di Doha, alla presenza di tutti i leader dei principali Paesi arabi e islamici della regione, dal presidente iracheno Muhammad Sudani.

“Un attacco nemico equivale a un’aggressione contro tutti noi… Serve una risposta di sicurezza collettiva alla maniera della Nato”, è stata la richiesta avanzata dal leader iracheno. E in effetti dal Consiglio di cooperazione del Golfo è stato deciso quantomeno di valutare un “meccanismo di difesa congiunto”, qualcosa che sembra somigliare al noto articolo 5 del Trattato della Nato che impegna i Paesi membri a rispondere ed intervenire in caso di aggressione ad uno Stato membro.

Un meccanismo che ad oggi è stato attivato in sole due occasioni: nel 1991 contro l’Iraq, per l’invasione del vicino Kuwait, e nel 2011 durante la primavera araba in Bahrein.

Ma per passare dalle parole ai fatti il passo sembra essere molto lungo. Troppi infatti gli interessi che legano una parte dei Paesi presenti al tavolo in Qatar agli Stati Uniti, rapporti che potrebbero ostacolare la fattibilità della proposta irachena della Nato araba. La posizione più complicata in tal senso è quella della Turchia di Erdogan, influente membro della Nato grazie al suo esercito, il secondo per dimensioni dietro a quello statunitense.

Se dunque “l’Alleanza Araba” è ancora un cantiere apertissimo, da Doha quel che è emerso in maniera evidente la crisi nei rapporti storici tra l’emirato e Washington. Il leader qatariota Al Thani, di ritorno da Washington, ha criticato aspramente Israele: “Chi lavora con persistenza e metodo per assassinare la parte con cui sta negoziando, intende far fallire le negoziazioni”.