Nate dai due fratelli Adolf e Rudolph Dassler, una storia talmente celebre e particolare da essere la base per documentari e film, Adidas e Puma, rispettivamente seconda e terza azienda al mondo nel settore dell’abbigliamento ed equipaggiamento sportivo, potrebbero unirsi in una fusione da record.
Le voci su un accordo tra le due aziende tedesche, rivali storiche, si rincorrono da tempo e son diventati recentemente ancora più forti. Tutta colpa delle difficoltà in cui versa Puma, con un fatturato in calo costante e un valore del titolo in borsa che da inizio 2025 è sprofondato a quota 19 euro per azione, un crollo verticale rispetto ai 114 euro di soli quattro anni fa.
Puma e l’ipotesi fusione con Adidas
Così l’azienda potrebbe diventare preda, e visto logo e nome è proprio il caso di dirlo, della rivale Adidas, che per il momento non commenta le voci. Da Puma potrebbe uscire la famiglia Pinault (proprietaria del gigante Kering, che oggi comprende brand come Gucci, Yves Saint Laurent, Balenciaga), che tramite la controllata Artemis possiede il 30 per cento del brand tedesco: la scorsa settimana fonti vicine al gigante francese del lusso avevano smentito tale ipotesi, pur spiegando che quella quota di Puma non rimarrà per sempre nel portafoglio di Artemis.
A lanciare l’allarme sullo stato di salute di Puma era stato uno dei suoi azionisti, il cofondatore di Metronuclear Roy Adams, parlando al quotidiano finanziario Handelsblatt. Parole dure che non lasciavano presagire nulla di buono per il futuro dell’azienda: “Puma è in uno stato di emergenza. Se l’attuale management non riesce a imprimere una svolta, una fusione con Adidas è l’opzione migliore”.
La storia di Adidas e Puma
La fusione tra Adidas e Puma sarebbe un evento dalle ricadute storiche, considerato il passato delle due aziende e la rivalità grondante odio tra i due fratelli Adolf e Rudolph Dassler. Una storia iniziata negli anni Venti in Germania, a Herzogenaurach, dove i due aprono un laboratorio di scarpe sportive: Adi è un calzolaio visionario, Rudi ha un talento innato per il commercio.
L’occasione per i due arriva dalle Olimpiadi di Berlino del 1936, quando riusciranno a far indossare a Jesse Owens, nemesi di Hitler, le scarpe di quei 100 metri rimasti nella storia. La Seconda Guerra Mondiale è lo spartiacque nei rapporti, già tesi, tra i due fratelli: nel 1947 i Dassler si dividono la Gebrüder Dassler Schuhfabrik, l’azienda di famiglia, con Rudolph che fonda un’azienda di scarpe concorrente che chiama Puma, portando con sé i lavoratori del settore commerciale. Adi fonda invece Adidas (unendo il suo soprannome, Adi, e le tre prime lettere del cognome Dassler), tiene con sé i dipendenti più legati alla ricerca e alla produzione, e registra l’iconico marchio delle tre strisce, che in principio era in realtà un rinforzo laterale per le sue scarpe sportive.
I due fratelli entrano in guerra e di fatto smetteranno di parlarsi e di vedersi di persona, se non alla morte di Rudolph il 27 ottobre 1974. Adolf muore quattro anni dopo, sepolti nello stesso cimitero a Herzogenaurach ma in lotti separati, come da disposizione di Adi. Odio che è rimasto a dividere le famiglie anche dopo la loro scomparsa, spaccando gli eredi: per anni tra le due aziende la “pax” tra Adidas e Puma è stata sancita sull’altare del contrasto alla concorrenza americana di Nike e Reebok, ma comunque contraddistinta da un infinita battaglia a suon di tangenti e sponsorizzazioni milionarie.