Matteo Ricci, già sindaco di Pesaro ed europarlamentare, è il candidato presidente del centrosinistra alle elezioni regionali delle Marche.
Da Meloni a Salvini a Tajani, i leader della destra si mobilitano per le elezioni nelle Marche. Hanno compreso il valore nazionale di quel voto?
Il destino delle Marche è nelle mani dei marchigiani. Ma la verità è che per il Governo di Giorgia Meloni le Marche sono un fortino, la prima regione che Fratelli d’Italia ha conquistato, un territorio governato da un suo uomo di fiducia. La destra ha messo la faccia della Premier Meloni sui manifesti di Acquaroli: un chiaro tentativo di politicizzare la campagna. E questo la dice lunga sulla paura che hanno di perdere. È un test, non lo nego, e noi siamo pronti ad affrontarlo. Ma la vera notizia, relativa a queste elezioni, è che per la prima volta le opposizioni si presentano unite e compatte: e questo la destra lo sa bene. Sanno anche che una nostra vittoria qui sarebbe un segnale di buon auspicio per tutte le altre regioni che andranno al voto nel corso dell’autunno. Noi stiamo sui temi, non prendiamo ordini da Roma. Siamo con le persone, fra le persone, in una campagna popolare, con lo sguardo rivolto sempre ai più fragili.
Le Marche sono un laboratorio politico di un campo largo del centrosinistra?
Assolutamente sì. Le Marche sono state il primo, vero laboratorio in cui abbiamo costruito un’alleanza amplissima, l’Alleanza per il Cambiamento, un campo largo che si basa su un programma di rinnovamento serio, credibile e condiviso. Stiamo dimostrando che è possibile unire le forze democratiche, progressiste, riformiste e civiche per vincere. Giuseppe Conte è stato qui con noi, con gli amici del Movimento 5 Stelle che – così come gli esponenti di Avs e di tutte le forze e i movimenti civici che sono con noi – consideriamo parte fondamentale della nostra Alleanza. Anche la Segretaria dem, Elly Schlein, è più volte stata sul territorio e tornerà presto. Siamo e saremo tutti pancia a terra, uniti fino alla vittoria.
Uniti non per necessità ma per la condivisione di una visione e di un programma di rinnovamento. Quali ne sono le basi?
La base della nostra unità è la condivisione di una visione e di un programma. Ci siamo seduti al tavolo non per spartirci poltrone, ma per ragionare sulle cose da fare. Le Marche non meritano – dopo anni di mediocrità e mancanza di visione – di scivolare ancora nel declino economico e sociale. Le basi del nostro programma sono chiare: sanità pubblica, sostegno al lavoro e alle imprese, più innovazione, focus su cultura e turismo. Vogliamo diventare la regione con la migliore qualità della vita in Europa. È questa la sfida, e l’unità che abbiamo costruito è la pre-condizione per vincerla.
Sui contenuti. In cosa consiste il patto sul lavoro che è tra i cardini della sua proposta di governo regionale?
I dati parlano chiaro: le Marche non crescono più, e la situazione peggiorerà con l’arrivo dei dazi. Il lavoro, nel contempo, è sempre più precario. Sono dati allarmanti: li ha confermati Bankitalia, li ha ribaditi lo Svimez, poi Confindustria. Per questo, il nostro patto per il lavoro è un pilastro del nostro programma. Dobbiamo sedere al tavolo con sindacati, associazioni di categoria, imprese e lavoratori per sostenere la crescita e puntare sulla qualità del lavoro e dei processi produttivi. Dobbiamo investire in nuovi sbocchi internazionali per le nostre imprese, per contrastare l’effetto dei dazi, e per questo stanzieremo subito un fondo da 10 milioni di euro per aiutare le imprese marchigiane a trovare nuovi mercati.
Vogliamo rafforzare l’innovazione nell’ambito della manifattura, vera eccellenza della nostra regione, puntando su intelligenza artificiale e digitalizzazione, e per farlo abbiamo proposto un hub digitale che coinvolga università e imprese marchigiane. E, soprattutto, dobbiamo garantire a tutti un lavoro sicuro e dignitoso, introducendo il salario minimo di 9 euro l’ora e premiando quelle imprese che investono nel benessere dei loro dipendenti e nella sostenibilità. Infine, basta click day: non è democratico che accedano ai fondi pubblici coloro che hanno una linea web più veloce e non chi dimostra merito, competenza e volontà di contribuire allo sviluppo del territorio. Industria 4.0 è stata fondamentale per le imprese, la 5.0 purtroppo non funziona, è troppo burocratica e, proprio perché non funziona, blocca 9 miliardi per le imprese a livello nazionale. C’è bisogno di ripristinare i meccanismi della 4.0 per renderla funzionale e per ridurre gli intoppi burocratici. Entro questo contesto, c’è anche il progetto di una super app con tutti i servizi territoriali della regione a disposizione di tutti. Ridurre burocrazia significa migliorare produttività, attrattività e qualità della vita.
Per forze che si pensano progressiste e di sinistra vi sono beni comuni che vanno difesi e rafforzati. Tra questi c’è la sanità pubblica. Quali le vostre proposte?
La sanità pubblica è un diritto dei cittadini che noi vogliamo garantire. Negli ultimi cinque anni è stata colpevolmente trascurata. Le liste d’attesa si sono allungate e la mobilità passiva è aumentata. Un marchigiano su dieci non si cura più, perché non riceve risposte dal servizio sanitario pubblico e non può consentirsi di accedere a cure private. E intanto, la Regione Marche spende 160 milioni di euro per curare i marchigiani in Lombardia e in Emilia-Romagna. È un’onta. Il nostro piano è chiaro: basta privatizzazione strisciante. Dobbiamo investire almeno il 7% del PIL nella sanità pubblica, e questa sarà la prima battaglia che porteremo avanti con forza a Roma. Non andremo a dire “Signor sì, signora” come ha fatto Acquaroli. Batteremo i pugni a Roma e faremo rispettare le esigenze del nostro territorio e dei nostri cittadini.
Tra questi beni comuni fruibili dovrebbe esserci anche la cultura in un mix virtuoso con il turismo.
Cultura e turismo devono essere un binomio di rilancio per la nostra regione. Il turismo culturale è il più ricercato in Italia e attrae turisti tutto l’anno: la classe media, specialmente quella proveniente dall’Asia, è attratta dall’offerta culturale che l’Italia può offrire. Le Marche devono cogliere questa opportunità. Non è accettabile che le Marche siano la terzultima regione per arrivo di turisti stranieri, soprattutto quando le grandi città d’arte sono in overbooking. Dobbiamo valorizzare le nostre bellezze artistiche e paesaggistiche, perché un “cambio di Marche” è possibile a partire dal turismo e dalla cultura. Il nostro programma mira a rendere la nostra regione più attrattiva e nota a livello internazionale, sfruttando appunto il turismo culturale.
Scuola: da lunedì, anche nelle Marche, tornano sui banchi gli studenti italiani. Anche quest’anno si parla di caro-scuola, con spese sempre più alte per le famiglie. Quali le vostre proposte programmatiche?
Il “caro-scuola” è un problema che colpisce duramente le famiglie marchigiane e noi non possiamo rimanere indifferenti. Per questo, la nostra proposta, concreta e realizzabile, è quella di rendere gratuiti i bus e i treni per tutti gli studenti marchigiani, dalle scuole primarie alle superiori. È una misura che altre regioni, come l’Emilia-Romagna e la Campania, hanno già adottato con successo. È il nostro modo di stare accanto a chi ha bisogno, di ricucire le nostre comunità e di garantire davvero il diritto all’istruzione per tutti. Non smetteremo mai di guardare la società con gli occhi dei più fragili, e questo è solo uno dei modi in cui dimostriamo il nostro impegno.
Le elezioni si svolgono in una situazione internazionale esplosiva. L’Europa rischia di trasformarsi nel campo di battaglia di una Terza Guerra mondiale.
Lo scenario internazionale è drammatico. La violazione dello spazio aereo europeo da parte russa è un segnale gravissimo. L’Unione Europea deve agire con urgenza per fermare un conflitto così pericoloso e che rischia di allargarsi. Credo in un “pacifismo pragmatico”: l’UE deve fare sentire forte la sua voce, agendo da portatrice di pace e democrazia. Sosteniamo con forza il popolo ucraino nella sua coraggiosa resistenza, perché come italiani non possiamo che stare dalla parte di chi lotta per la libertà. Per poter incidere davvero sugli equilibri internazionali, l’Unione Europea deve dotarsi quanto prima di un esercito comune e di una politica estera e di difesa condivisa. È invece sbagliatissimo il piano di riarmo delle singole nazioni, lascia frammentata la politica europea e toglie risorse fondamentali per sanità, sviluppo e lavoro.
Altro fronte esplosivo è il Medio Oriente: le bombe israeliane su Doha, la mattanza senza fine a Gaza, gli attacchi alla Global Sumud Flotilla.
Un’escalation in Medio Oriente è da scongiurare. Quanto accaduto contro la Global Sumud Flotilla è un atto vergognoso e gravissimo. La mia piena solidarietà va ai tanti italiani e marchigiani a bordo di quelle navi umanitarie. È inaccettabile che si attacchi una spedizione che cerca di portare aiuto ai civili di Gaza, stremati dalla fame. È tempo che il Governo italiano e l’Europa condannino con forza questi atti di sabotaggio e le sistematiche violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Va fermato il governo criminale di Netanyahu. Credo fermamente che solo la soluzione dei “due popoli, due stati” possa portare la pace duratura in quel territorio martoriato. L’UE deve riconoscere la Palestina e lavorare per una pace che sia giusta e duratura.
Un’ultima domanda: perché i marchigiani dovrebbero sceglierla?
Perché le Marche meritano di più: un minuto dopo le elezioni, sarò il Presidente di tutti e lavorerò per una Regione più forte, conosciuta e giusta. Toglieremo le Marche dalla mediocrità e la faremo diventare leader in Europa per il benessere equo e sostenibile.