Sul Corriere della Sera di domenica scorsa, a proposito di Palestina e Israele, Galli della Loggia svolge due brevi osservazioni. Una semiseria (beato lui), l’altra molto meno. La prima: sul presunto genocidio che gli israeliani stanno commettendo, con ironia si nota che avere ucciso solo 60 mila persone in due anni è semmai prova di inefficienza. La seconda: “Chi oggi grida al genocidio come se nulla fosse, chi accetta senza fiatare che qualcuno accanto a lui lo faccia, si rende conto che sta contribuendo a ridisegnare la storia? In pratica cioè a togliere qualunque eccezionalità ai drammi epocali del Novecento, a banalizzare come nessuno aveva provato a fare finora Auschwitz e l’Holodomor? A «normalizzare» quei carnefici e i loro delitti, a compiere un’operazione di revisionismo storico che non ha eguali?”.
La definizione di “genocidio” è nell’articolo 6 dello Statuto della Corte Penale Internazionale: “Ai fini del presente Statuto, per genocidio si intende uno qualsiasi dei seguenti atti commessi con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale: (a) uccidere membri del gruppo; (b) causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo; (c) sottoporre intenzionalmente il gruppo a condizioni di vita tali da determinarne la distruzione fisica, in tutto o in parte; (d) imporre misure volte a impedire le nascite all’interno del gruppo; (e) trasferire con la forza i bambini del gruppo ad un altro gruppo”. Non si parla di “quantità”, di pallottoliere del conteggio dei morti. Il successivo articolo 7 definisce i “crimini contro l’umanità”, tra cui: “attacchi diretti contro la popolazione civile”; per “sterminio” si intende “l’imposizione intenzionale di condizioni di vita, tra cui la privazione dell’accesso al cibo e alle medicine, volte a provocare la distruzione di parte di una popolazione“; “deportazione o trasferimento forzato di popolazione” significa “lo spostamento forzato delle persone interessate mediante espulsione o altri atti coercitivi dall’area in cui sono legalmente presenti, senza motivi consentiti dal diritto internazionale (comma 2, paragrafi a, c, d)“.
Chiaro? Il genocidio non si misura a quantità di morti: sopra una cifra macabra lo è, al di sotto si tratta di futili esercizi di matematica.
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Stiamo contribuendo a ridisegnare la storia? No, caro Galli della Loggia, sono i Putin, i Netanyahu, i Trump, i dittatori mascherati, le Meloni che stanno cambiando la Storia insieme con i diversi leader europei che nulla hanno fatto per prevenire i conflitti. E poi, caro professore, come fai a non vedere la sconfitta dei sistemi di prevenzione e degli strumenti di tutela che con tanta fatica sono stati messi in piedi affinché proprio i due genocidi del Novecento non si ripetessero (anzi quattro: non dimentichiamo gli armeni negli anni 10 e i Tutsi degli anni Novanta…)? La Corte Penale è esautorata, i suoi strumenti vanificati anche dal governo italiano. E allora chi cambia la Storia? E poi ancora, caro prof. Galli della Loggia: le tue frasi indicano che ti poni tu dalla parte superata della Storia. Servono strumenti nuovi. Lo ha capito perfino la Chiesa ed è tutto dire, con Papa Francesco e l’Enciclica “Fratelli Tutti”, affermando che basta con questa caratteristica della razza umana di ucciderci tra di noi. Le “razze” non esistono. Siamo una unica umanità, una unica “razza”, come dicono, inascoltati, i genetisti seri. E allora se è così, ed è così, aggiorniamoci e parliamo di auto-genocidio, di un suicidio che stiamo commettendo.