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Alberto Trentini da 300 giorni prigioniero in Venezuela, il ministro di Caracas: “Suoi diritti non sono violati, è sotto processo”

FOTO DA APPELLO FAMIGLIA E AVVOCATO ALBERTO TRENTINI

FOTO DA APPELLO FAMIGLIA E AVVOCATO ALBERTO TRENTINI

Trecento giorni privo di libertà, recluso in condizioni disumane in un carcere assieme ad altre decine e decine di prigionieri politici, formalmente senza accuse. Venerdì 12 settembre saranno trascorsi 300 giorni dall’arresto in Venezuela di Alberto Trentini, il cooperante italiano 45enne che si era recato nel Paese sudamericano per lavorare con la Ong Humanity & Inclusion, che aiuta le persone con disabilità. Era stato arrestato il 15 novembre del 2024 mentre stava andando per lavoro da Caracas a Guasdualito, nel nordovest del Paese.

Da allora è riuscito in due occasioni a telefonare a casa, raccontando le condizioni critiche di detenzione nel carcere di El Rodeo. Negli scorsi mesi un ex compagno di cella di Alberto, oggi rifugiato in Svizzera, aveva descritto la drammatica situazione del penitenziario: “Io ho dormito per mesi su un lenzuolo appoggiato al cemento. I topi ti passano vicino alla faccia. Ti ci abitui. L’acqua arrivava due volte al giorno, per venti minuti”.

In questa situazione il governo italiano non è riuscito di fatto a smuovere nulla per la liberazione di Alberto. Trentini in dieci mesi di carcere non ha potuto ricevere visite dell’ambasciatore né del console italiani, mentre a fine luglio il ministero degli Esteri italiano aveva nominato un inviato speciale per i detenuti italiani nel Paese, Luigi Vignali. Una scelta che lasciava intendere l’apertura di un canale di dialogo col regime venezuelano di Nicolas Maduro, ma nel suo viaggio a Caracas Vignali era stato “rimbalzato”: all’inviato speciale non è stato consentito di incontrare funzionari del governo venezuelano.

Nelle scorse ore qualcosa però a Caracas si è mosso: per la prima volta le autorità venezuelane hanno parlato del caso di Alberto. Lo ha fatto il ministro degli Esteri Yván Gil in una intervista all’emittente statunitense Cnn. Il ministro di Maduro ha sostenuto nel suo intervento che “i diritti umani di Trentini non sono violati” e che il cooperante italiano è “sotto processo, c’è una causa in corso che continuerà”.

Anche in questo però non sono emerse le accuse nei confronti del 45enne veneziano, il ministro Gil ha solamente precisato che “in Venezuela ci sono migliaia di casi che coinvolgono varie nazionalità: colombiani, peruviani, italiani, per vari crimini. Il reato più comune è il narcotraffico”. Al momento però né alle autorità italiane né alla famiglia di Trentini risultano accuse nei confronti di Alberto o notizie di un processo a suo carico.