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Kuleba, l’ex ministro degli Esteri ucraino in “fuga” in Polonia: “Costretto a scappare dal Paese come un ladro”

Kuleba, l’ex ministro degli Esteri ucraino in “fuga” in Polonia: “Costretto a scappare dal Paese come un ladro”

“Non avrei mai pensato che mi sarei trovato a dovere scappare dal mio Paese come un ladro nella notte”. Sono le parole amare pronunciate da Dmytro Kuleba. Il suo nome era diventato familiare a tanti italiani: era l’ex ministro degli Esteri ucraino, l’uomo inviato dal presidente Volodymyr Zelensky in giro per il mondo tra summit, vertici ed incontri vari per tessere alleanze ed ottenere aiuti per Kiev, per resistere all’aggressione russa.

Questo fino al settembre dello scorso anno, quando il capo della diplomazia ucraina ha inviato una lettera di “dimissioni” al Parlamento ucraino, annuncio che arrivava nell’ambito dell’ennesimo rimpasto di governo deciso dal presidente Zelensky e di quelle che erano di fatto le ennesime “purghe” del leader di Kiev.

Oggi Kuleba vive nella vicina Polonia, dove è arrivato in automobile da Kiev poco prima che entrasse in vigore un decreto che vieta in viaggi all’estero agli ex diplomatici, come lui. L’ex ministro lo racconta al Corriere della Sera, rivelando come appena saputo del decreto sia riuscito ad espatriare e raggiungere la Polonia.

Un decreto, sostiene Kuleba, “rivolto a bloccare me e pochi altri”. La decisione di Zelensky, aggiunge l’ex capo della diplomazia ucraina, “non deriva dal fatto che la legge marziale dall’inizio della guerra vieta agli uomini in età di leva sino ai 60 anni di espatriare. In Ucraina gli ex diplomatici non hanno l’obbligo di fare i soldati. La verità è che Zelensky e il suo entourage non vogliono che noi si vada all’estero a dire cose che loro credono possano essere contrarie alla linea del governo. Ho fatto il calcolo che siamo in una ventina a essere soggetti a questo provvedimento”.

Da quando ha lasciato il ministero degli Esteri, Kuleba ha una cattedra di Scienze Politiche a Parigi e una negli Stati Uniti, costretto dunque a viaggiare perché “il mio salario dipende dall’estero”.

Eppure, aggiunge l’ex ministro, “in certi ambienti nei palazzi del potere vige ancora la vecchia mentalità sovietica per cui se vai all’estero da libero cittadino diventi automaticamente un agente che complotta ai danni dello Stato”. Vicenda, quella di Kuleba, che non che rinfocolare le polemiche sullo stato della diplomazia nel Paese, in forte crisi dopo l’invasione russa, come emerso dalle proteste di piazza a seguito della decisione del governo di chiudere le commissioni che investigano sulla corruzione.

Per l’ex ministro “se la sono presa con me perché ho pubblicamente condannato la volontà di Zelensky di censurare le due commissioni. Ed è un problema serio. La società civile ha volutamente scelto di limitare le critiche per favorire l’unità in nome dello sforzo bellico. Però adesso Zelensky non ha il diritto di approfittarne per zittire qualsiasi voce diversa dalla sua”.