Sei civili uccisi e almeno una ventina rimasti feriti. È questo il bilancio, ancora provvisorio, di un attacco terroristico compiuto questa mattina a Gerusalemme Est, quella che dovrebbe essere la capitale di uno Stato di Palestina che Israele occupa unilateralmente dal 1967 dopo la “guerra dei sei giorni”. Due uomini sarebbero saliti a bordo di un autobus della linea 62 per poi aprire il fuoco contro i passeggeri.
I due attentatori, scrivono i media israeliani citando i soccorritori del Magen David Adom (Mda), presenti sul luogo della sparatoria avvenuta alla fermata dell’autobus all’incrocio Ramot, sono stati “neutralizzati”, uccisi da un soldato che si trovava sul posto.
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Secondo le immagini scattate sulla scena, l’arma utilizzata è stata una mitragliatrice artigianale modello “Carlo”, già precedentemente impiegata in simili attacchi.
“Abbiamo visto persone riverse a terra, prive di sensi, ai lati della strada e sul marciapiede vicino a una fermata dell’autobus” ha detto uno dei paramedici dell’Mda. “La scena era di grande devastazione, con vetri in frantumi e molta confusione. Abbiamo iniziato a prestare soccorso ai feriti e stiamo continuando a curarli e a trasportarli in ospedale”.
Quanto al bilancio, quattro persone sono state dichiarate morte sul posto, tra cui un uomo sulla cinquantina e tre uomini sulla trentina. La quinta, una donna sulla cinquantina, è stata dichiarata morta allo Shaare Zedek Medical Center. I feriti sono stati trasportati in tre diversi centri medici, tra cui lo Shaare Zedek e l’Hadassah-University Medical Center di Ein Kerem e del Monte Scopus. Diverse persone con ferite lievi causate da frammenti di vetro sono state invece medicate sul posto.
Le autorità israeliane hanno reso noti i nomi di quattro delle sei vittime dell’attentato a Gerusalemme nord. Si tratta del rabbino Levi Yitzhak Fash, addetto alla manutenzione della yeshivà Kol Torah nel quartiere Ramot; Yaakov Pinto, residente a Gerusalemme di 25 anni; il rabbino Israel Menatzer, di Ramot, 28 anni; il rabbino Yosef David, di 43 anni. Yaakov Pinto era un nuovo immigrato dalla Spagna e si era sposato da poco.
Si tratta del più grave attacco terroristico in Israele da quello compiuto nell’ottobre del 2024 a Jaffa, quando due palestinesi provenienti dalla Cisgiordania aprirono il fuoco su un viale e una stazione della metropolitana leggera, uccidendo sette persone.
Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, ha subito convocato i vertici della sicurezza nazionale dopo l’attacco a Gerusalemme. Ma non solo. I suoi legali hanno comunicato alla Corte distrettuale di Gerusalemme che non potrà presenziare all’udienza programmata per oggi, a porte chiuse, nell’ambito del processo che lo vede accusato di corruzione. “Diversi gravi incidenti di sicurezza in diverse scene con vittime” hanno costretto Netanyahu a “partecipare a una serie di consultazioni, aggiornamenti sulla sicurezza e prendere decisioni urgenti”, ha detto il suo avvocato, Noa Milstein, e per questo Bibi “non potrà presentarsi per la sua prevista testimonianza in tribunale”.
Hamas ha elogiato l’attacco terroristico a Gerusalemme definendolo una “operazione eroica“. In una nota, Hamas ha parlato di una “operazione che è una risposta naturale ai crimini dell’occupazione e alla guerra di sterminio che sta conducendo contro il nostro popolo” Israele. Il gruppo radicale che controlla la Striscia di Gaza non ha rivendicato l’azione né si è assunto la responsabilità dell’attacco, ma ha invitato i palestinesi della Cisgiordania a “intensificare il confronto con l’occupazione e i suoi coloni“.
Attacco terroristico che, se possibile, ha reso ancora più aggressiva la campagna militare israeliana a Gaza. Il portavoce in lingua araba dell’IDF ha diffuso un avvertimento urgente e ripetuto ai residenti di Gaza city nei blocchi 726, 727, 784, 786 e in particolare della torre Al-Ra’iya, segnata in rosso, e delle tende vicine situate all’incrocio tra via Beirut e via Lega Araba.
Secondo l’Idf, la struttura sarà colpita a breve a causa della presenza di infrastrutture terroristiche di Hamas all’interno o nelle immediate vicinanze. “Per la loro sicurezza, i residenti sono chiamati a evacuare immediatamente l’area e a dirigersi verso sud, nelle zone umanitarie di Al-Mawasi a Khan Younis”.
L’ufficio del premier Benjamin Netanyahu, dopo che quest’ultimo ha visitato il luogo dell’attentato, ha comunicato che è stata lanciata “un’operazione di inseguimento e accerchiamento dei villaggi da cui provenivano i terroristi. Raggiungeremo tutti coloro che li hanno aiutati, chi li ha mandati”.