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Meloni consegna la Flotilla ai terroristi israeliani: l’idealismo dei volontari riscatta la vigliaccheria del governo italiano

The Freedom Flotilla human rights organization Madleen boat is docked near Catania’s harbor, Italy, Sunday, June 1, 2025, ahead of its departure for the Mideast. (AP Photo/Salvatore Cavalli)

The Freedom Flotilla human rights organization Madleen boat is docked near Catania's harbor, Italy, Sunday, June 1, 2025, ahead of its departure for the Mideast. (AP Photo/Salvatore Cavalli)

Giorgia Meloni ha risposto ieri alla lettera che le aveva spedito Elly Schlein mercoledì pomeriggio, però ha risposto senza capire – credo – quello che Elly Schlein le aveva scritto. O forse fingendo di non capire. La segretaria del Pd le aveva spiegato, con cortesia, che era necessaria e urgente una presa di posizione dell’Italia a difesa della Flotilla che sta prendendo il mare, con un carico di aiuti umanitari, diretta verso la costa di Gaza. Dal momento che un ministro israeliano ha dichiarato che la flotta è considerata dal governo israeliano come una pattuglia di terroristi. Con la Flotilla sono partiti un gruppo consistente di volontari italiani – tutti disarmati, tutti non violenti, tutti pacifici – e anche quattro nostri parlamentari. La dichiarazione del governo di Israele suona come un’offesa all’Italia e al Parlamento italiano. Un’offesa che chiede una risposta. Sul piano politico e su quello diplomatico. Sul piano politico Giorgia Meloni avrebbe dovuto far notare a Tel Aviv che se dobbiamo parlare di terrorismo, beh allora dovremmo valutare soprattutto le azioni spietate dell’esercito israeliano, non certo quelle dei giovani imbarcati per portare soccorso. Sul piano diplomatico la premier avrebbe dovuto convocare l’ambasciatore israeliano e pretendere garanzie di incolumità assoluta per la Flotilla. È ancora in tempo per farlo.

Meloni invece nella sua risposta ha spiegato che i volontari della Flotilla avrebbero dovuto consegnare gli aiuti raccolti al governo italiano, invece di avventurarsi in mare, e ha dichiarato che il governo si comporterà verso i connazionali che dovessero essere aggrediti o catturati dagli israeliani esattamente come si comporta nei confronti di qualunque cittadino italiano all’estero. Difficile capire quanto ci sia di provocazione, nell’atteggiamento della premier. E quanto invece di scelta politica.

Ci sono quattro parlamentari italiani su una delle navi in partenza con la Flotilla e dirette a Gaza. Sono Annalisa Corrado, Benedetta Scuderi, Arturo Scotto e Marco Croatti. Bisogna ringraziarli. Innanzitutto perché sono coraggiosi, sanno che vanno incontro a dei pericoli seri, che rischiano anche la vita, ma evidentemente sentono la responsabilità della loro missione democratica, e sanno che fare politica non vuol dire solo cercare voti e potere, ma seguire uno schema di idee e di valori che non cambiano col passare delle settimane. In politica esistono due estremi: l’opportunismo e l’idealismo. Talvolta si alternano, talvolta no. In questo caso possiamo dire che ha vinto l’idealismo. Merce molto rara in questi tempi. L’idealismo viene addirittura vilipeso e tacciato di ideologismo (le ideologie, lo sapete, sono bandite: tranne quella liberista).

Credo che questi quattro parlamentari, insieme alle altre decine e decine di volontari che si sono imbarcati a Genova e a Catania, abbiano dato un contributo a salvare l’onore dell’Italia. Perché parlo di onore dell’Italia? Perché le posizioni del nostro governo di fronte alla gigantesca sciagura umanitaria in corso in Palestina, per via del massiccio attacco terroristico dell’esercito israeliano, rappresentano il punto di vista di burocrati grigi e ciechi. I nostri ministri, e Giorgia Meloni che li guida, non osano scagliarsi – come fanno molti giornali di destra – contro i volontari che portano aiuti ai superstiti: si limitano a trattare la questione come si potrebbe trattare la scelta se aumentare o diminuire l’Iva sulle lavatrici. Il ministro Crosetto tuona perché Israele ha attaccato un presidio dell’Onu in Libano. Giusto. Fa bene ad arrabbiarsi. Ma se si arrabbia per questo attacco cosa dice dell’uccisione di almeno 18.000 bambini, ma probabilmente molti di più, o del fatto che Israele impedisce l’arrivo degli anestetici e che i medici di Gaza sono costretti ad amputare ai ragazzi gambe e braccia senza anestesia? Non dice niente. O al massimo sussurra quell’unica parolina ammessa nel vocabolario della destra (“sproporzionato”), attento a non fare arrivare la sua voce a Tel Aviv. Io non ho ancora capito cosa sarebbe proporzionato: uccidere solo 9000 bambini e non 18 mila?

Il nostro governo, e gran parte della nostra stampa, ha riempito di disonore l’Italia. Sono questi ragazzi spavaldi che si imbarcano, e sfidano Netanyahu, a riscattarci. A cancellare la vigliaccheria. L’altro ieri Elly Schlein ha scritto una lettera a Giorgia Meloni per chiederle di schierare il governo e la diplomazia italiana a protezione della Flotilla. La risposta della premier è stata imbarazzante. Nella prima parte del comunicato di replica a Schlein, Meloni spiega che i volontari avrebbero fatto bene a consegnare a lei gli aiuti, in modo che lei li avrebbe girati agli americani o direttamente agli israeliani – cioè agli autori e ai complici del massacro – e poi ci avrebbero pensato loro a cosa farne. Non so se questo argomento sia ingenuo o costituisca una provocazione voluta. Conosco Meloni da parecchi anni, e non mi è mai sembrata ingenua. Nella seconda parte della sua dichiarazione la Presidente promette che se ci sarà bisogno comunque – per somma generosità – il governo si interesserà al caso. Ma non al caso politico – spiega – semplicemente fornirà l’assistenza che sempre fornisce ai “connazionali all’estero”.

Ora cerchiamo di capire come stanno le cose. Il governo israeliano ha annunciato che tratterà gli equipaggi della Flotilla come terroristi. Cioè ha accusato di terrorismo i volontari disarmati e nonviolenti che portano gli aiuti, e ha bollato come terroristi anche quattro nostri parlamentari. Può di fronte a un simile affronto il governo non reagire con il massimo della forza possibile? Perché, mi chiedo, non è stato convocato l’ambasciatore israeliano per chiedere conto della calunnia insopportabile nei confronti delle nostre istituzioni? Perché non si è minacciata la rottura delle relazioni diplomatiche? Perché non si è avvertito il governo di Israele che se sarà ostacolata o aggredita la Flotilla l’Italia deciderà immediatamente delle sanzioni contro Tel Aviv?

Vi racconto un episodio della prima Repubblica. Una delegazione parlamentare italiana fu invitata in Unione Sovietica. Pietro Ingrao, allora presidente della Camera, formò questa delegazione con rappresentanti di tutti i partiti. Per il Msi fu scelto Mirko Tremaglia. L’ambasciata sovietica fece sapere che non avrebbe fatto entrare Tremaglia in Russia perché Tremaglia era stato fascista. Ingrao rispose che la formazione della delegazione spettava a lui e non al Cremlino, e che se ci fosse stato un veto su Tremaglia la delegazione italiana non sarebbe partita. Mosca cedette. Quella era autonomia, indipendenza. Idea liberale. Dico meglio: quella era politica. Tutte doti che gli attuali esponenti del governo non conoscono.