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È morto Giorgio Armani: addio al Re della moda, lo stilista dell’eleganza italiana conosciuto in tutto il mondo

Designer Giorgio Armani accepts applause after the conclusion of his women’s Fall-Winter 2024-25 collection presented in Milan, Italy, Sunday, Feb. 25, 2024. (AP Photo/Luca Bruno) Associated Press/LaPresse Only Italy and Spain

Designer Giorgio Armani accepts applause after the conclusion of his women's Fall-Winter 2024-25 collection presented in Milan, Italy, Sunday, Feb. 25, 2024. (AP Photo/Luca Bruno) Associated Press/LaPresse Only Italy and Spain

Addio a un’icona dello stile italiano, a un signore della moda riconosciuto in tutto il mondo. A 91 anni è morto Giorgio Armani, stilista e fondatore dell’azienda omonima conosciuta ovunque e ormai da decenni diventata “sinonimo di eleganza”, spesso scelto da grandi personaggi per le occasioni più importanti. Personalità che ha superato i confini del suo ambiente e ambito, Armani era diventato un personaggio pop. “Il segno che spero di lasciare è fatto di impegno, rispetto e attenzione per le persone e per la realtà. È da lì che tutto comincia”, la frase pubblicata sui canali social del gruppo. La notizia è stata diffusa in una nota dal gruppo.

“Con infinito cordoglio, il gruppo Armani annuncia la scomparsa del suo ideatore, fondatore e instancabile motore: Giorgio Armani”, si legge. “Il signor Armani, come è sempre stato chiamato con rispetto e ammirazione da dipendenti e collaboratori, si è spento serenamente, circondato dai suoi cari. Infaticabile, ha lavorato fino agli ultimi giorni. Nel corso degli anni, Giorgio Armani ha realizzato una visione che si è espansa dalla moda ad ogni aspetto della vita, anticipando i tempi con straordinaria chiarezza e pragmatismo. È stato guidato da una curiosità implacabile e da una profonda attenzione al presente e alle persone. Lungo questo viaggio, ha instaurato un dialogo aperto con il pubblico, diventando una figura amata e rispettata per la sua capacità di entrare in contatto con tutti. Sempre consapevole dei bisogni della comunità, si è attivato su più fronti, soprattutto a sostegno della sua amata Milano. Giorgio Armani è un’azienda cinquant’anni di storia, costruita con emozione e pazienza. Giorgio Armani ha sempre fatto dell’indipendenza – di pensiero e di azione – il suo segno distintivo. L’azienda è, ora e sempre, il riflesso di questo spirito. La famiglia e i dipendenti porteranno avanti il Gruppo nel rispetto e nella continuità di questi valori”.

Aveva cominciato mezzo secolo fa la sua avventura nel mondo della moda, con un capitale di appena dieci milioni di lire. Quello che oggi è diventato un impero finanziario da oltre quattro miliardi di euro. Era nato a Piacenza nel luglio del 1934, si trasferì a Milano con la famiglia nel 1949. Abbandonò l’Università dove si era iscritto a Medicina, dopo il servizio di leva cominciò a lavorare come vetrinista alla Rinascente di Milano. Divenne assistente fotografo e designer per lo stilista Nino Cerruti.

A convincerlo a mettersi in proprio e a lavorare come consulente come marchi di moda, il compagno Sergio Galeotti. Armani nel 1973 aprì il suo primo studio a Milano, a 40 anni presentò la sua prima collezione nella Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze. Il suo stile divenne famoso in tutto il mondo grazie ad American Gigolò, il film con Richard Gere del 1980 che indossava quasi esclusivamente completi di Armani. Era diventato un modello, i suoi completi eleganti e formali rigenerarono l’immagine del maschio. I suoi completi per donna influirono anche sull’abbigliamento femminile. Utilizzava molti colori neutri: grigio, beige, blu notte. Con “greige” indicava un colore a metà tra grigio e beige.

 

Appena due anni dopo quel film, finì sulla copertina della rivista Time. Armani rimase l’unico proprietario dell’azienda dopo la morte di Galeotti nel 1985 a causa di complicazioni legate all’AIDS. “Quando morì Sergio, morì una parte di me. Devo dire che mi complimento un po’ con me stesso, perché ho retto a un dolore fortissimo. Un anno tra un ospedale e l’altro, io per non ferirlo ho continuato a lavorare, gli portavo le foto delle sfilate, negli ultimi tempi vedevo le lacrime ai suoi occhi”, aveva raccontato in un’intervista a Il Corriere della Sera. “Un anno di attesa perché Sergio morisse. E tutto accadde in un tempo meraviglioso, quando stavamo cominciando a essere qualcuno, a dare una struttura all’azienda, a essere conosciuti nel mondo. Era il momento in cui prendevo fiducia in me stesso; e mi è arrivata questa tegola sulla testa”.

Da anni viveva con Leo Dell’Orco, diventato braccio destro. Il marchio intanto si è esteso a profumi, occhiali, accessori, prodotti per la casa, hotel e resort, vestiti e biancheria intima e altre linee di abbigliamento come Emporio Armani e Armani Jeans. L’Armani Silos a Milano, aperto nel 2015, è uno spazio che mette insieme alcuni suoi lavori, mostre d’arte, moda e fotografia. I funerali, per espresso volere di Armani, si terranno in forma strettamente privata. La camera ardente sarà allestita a partire da sabato 6 settembre e sarà visitabile fino a domenica 7 settembre, dalle ore 9 alle ore 18, a Milano, in via Bergognone 59, presso l’Armani/Teatro.

“A vederlo sembra solo un ragazzo un po’ cresciuto, muscoloso e aitante, e invece è un’impresa – lo presentava così Gianni Minoli a Mixer nel 1983 – Lui con cinque collaboratori, esporta in tutto il mondo. Il suo ritratto è stato sulla copertina di Time, 6 milioni 400mila copie vendute, prima di lui nella moda era capitato solo a Dior. Nell’82 179 miliardi di fatturato. Non ha tic, non fuma, non beve, è composto, ordinato, controllato, un po’ pedante, perfezionista. La sua giornata è rigorosa: dalle 8:30 alle 20:30 lavora con mezz’ora di intervallo per la ginnastica e un’ora per mangiare. Dicono che è un sentimentale, insicuro e pessimista, che voleva fare i corpi che invece adesso veste. Sette anni di gavetta poi il lancio: l’artista diventa manager, l’artigiano industriale. Il suo verbo è: semplicità e comodità”.