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Cos’è la riduzione del danno, non solo uno slogan (come sostiene la destra)

Cos’è la riduzione del danno, non solo uno slogan (come sostiene la destra)

La riduzione del danno funziona. Non è solo uno slogan caro al movimento antiproibizionista mondiale, ma è una realtà suffragata dalle evidenze scientifiche. E proprio per questo fa così paura alla destra al governo, che la attacca con tanto fervore ideologico quanto pura strumentalità.

La consegna di pipette ai consumatori di crack a Bologna – assurta a scandalo nazionale, dopo la levata di scudi dei soliti Salvini, Gasparri e compagnia cantante – in un paese normale sarebbe una pratica diffusa in tutti i luoghi di consumo di quel tipo di sostanza. Come del resto è stato negli anni 80 e 90 (e ancora è) il servizio di scambio siringhe per le persone che usano eroina. È significativo che l’attacco arrivi proprio all’indomani della presentazione dello studio scientifico che ha valutato l’impatto di una prima distribuzione di pipette da crack nell’ambito di un servizio di riduzione del danno bolognese. La ricerca, firmata da Raimondo Maria Pavarin, Dario Consonni e dal team degli operatori di strada di Fuori Binario, servizio di bassa soglia situato proprio dietro la Stazione di Bologna, è stata pubblicata sulla rivista internazionale Substance Use & Misuse.

La sperimentazione ha coinvolto 40 persone utilizzatrici di crack. A ciascun partecipante è stato consegnato un kit contenente una pipetta in vetro, bocchino, materiale sterile, bicarbonato, acqua sterile e preservativo, accompagnandolo con una sessione di counseling sulle pratiche di consumo più sicure. Ebbene, dopo 30 giorni la condivisione di bottiglie per fumare crack era diminuita del 22%, e dopo 60 giorni del 46%. La pratica di usare lattine o bocchini condivisi è scomparsa, mentre si è ridotta sensibilmente la percezione e l’incidenza di problemi legati al consumo, come bruciature alle labbra, problemi respiratori, insonnia, paranoia e irritabilità. Complessivamente, a ogni follow-up, è calata la percentuale di chi riportava effetti negativi legati all’uso di crack. Lo studio conferma quanto già emerso in altre ricerche: la disponibilità di strumenti sicuri per l’inalazione riduce comportamenti rischiosi, danni fisici e psicologici, e favorisce il contatto continuativo con i servizi.

A Bologna la consegna delle pipe ha consentito agli operatori di costruire e mantenere relazioni di fiducia con persone spesso in condizioni di marginalità estrema: l’85% viveva in alloggi precari, il 45% era migrante, un quinto risultava positivo all’HCV e il 7,5% all’HIV. Prevenire quindi le ferite causate da strumenti da inalazione impropri, prevenire lo scambio di quegli stessi oggetti fra utilizzatori, è fondamentale per diminuire i contagi. I 3500 euro investiti nella distribuzione di pipette, perché è questo il costo irrisorio dell’operazione, da parte degli operatori di strada equivalgono quindi ad un risparmio ben più rilevante per i servizi sanitari per ogni contagio evitato. Il rapporto fiduciario fra operatori e persone che usano droghe, in particolare in modo problematico ed in situazione di grave emarginazione, è poi un aspetto fondamentale per poter metter le basi ad un percorso di recupero, sociale e sanitario, della persona. Che non equivale necessariamente all’astinenza: spesso è sufficiente riprendere il controllo dei propri consumi per riprendere in mano anche la propria vita.

È questo che la destra non accetta. Nel mantra assolutista “la droga fa schifo”, ripetuto in questi giorni per attaccare l’amministrazione bolognese, vi è tutto l’approccio semplicistico, ideologico e ipocrita sulle droghe. Che serve solo ad autoassolversi, alimentare la paura e rassicurare i genitori di essere i paladini pronti a lottare contro il male che insidia i figli. Vietare, reprimere e poi salvare l’anima, ancor prima del corpo. Eppure, sono proprio le politiche proibizioniste a generare stigma, marginalizzazione e danno sociale e sanitario, come OMS e Agenzie ONU scrivono da anni. La scena aperta di consumo, il degrado urbano, lo spaccio e la percezione di insicurezza nelle nostre città sono diretta conseguenza della repressione sulle droghe e dell’incapacità di affrontare gli usi di sostanze in modo pragmatico ed efficace con la regolazione e la riduzione del danno. Un approccio ipocrita, che addita come nemico la “droga” e tratta coloro che le usano, quando va bene, come zombie, ma dimentica che anche sostanze legalissime, come spritz e grappa, lo sono. Per queste così diventa politicamente accettabile sia la regolamentazione che il concetto di uso moderato.

La distribuzione di pipe o siringhe è solo un primo approccio agli usi problematici, per fortuna diffuso in Italia con amministrazioni di sinistra come di destra. L’apertura di stanze del consumo sicuro permetterebbe un ulteriore passo in avanti per la salute delle persone che usano, per la loro uscita dalla marginalità, ma anche per la stessa vivibilità degli spazi urbani. È di questo che dobbiamo avere oggi il coraggio di discutere, in occasione della giornata mondiale contro le overdose, che si celebra in tutto il mondo il 31 agosto. In Italia il dibattito sulle droghe è tornato indietro, ignorando quello internazionale. Anche in questo misuriamo l’egemonia culturale della destra, cresciuta insieme all’onda securitaria. I decisori politici, in particolare di sinistra, quando parlano di politiche sulle droghe sembrano essere sui carboni ardenti, incapaci di agire e rivendicare quelle politiche di riduzione del danno che solo 25 anni fa erano patrimonio comune.

Il paradosso di questa vicenda è quindi che è certo importante la sperimentazione bolognese, ma forse ancor di più la decisione dell’Assessora Madrid e del Sindaco Lepore di non nascondersi dietro qualche tecnico, ma rivendicare la propria scelta e di andare avanti accettando lo scontro politico. Uno scontro che non arriva per caso, come la visita di Meloni a San Patrignano. A novembre il Governo sta preparando la propria conferenza sulle droghe, con l’esplicito intento di riallineare i risultati della precedente – organizzata a Genova dalla Ministra Dadone – alla linea politica della destra. Per farlo si ignoreranno evidenze scientifiche e le linee guida europee, a partire dalla censura della riduzione del danno, e affidandosi alle comunità salvifiche pronte a far da controcanto. Per opporsi a questo disegno di restaurazione, la società civile sta organizzando una contro conferenza (Roma, 6 – 8 novembre, www. conferenzadroghe.it). Uno spazio da abitare e costruire insieme, per politiche sulle droghe basate sui diritti umani, contro lo stigma e per promuovere salute e dignità.

*segretario di Forum Droghe