Mariam Abu Daqa aveva 37 anni e collaborava da giornalista e fotografa con Associated Press e altre testate internazionali e Medici Senza Frontiere. Anche lei si trovava all’ospedale Nasser di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, ieri. 20 morti, cinque i giornalisti vittime nell’attacco double tap dell’esercito di Israele, ovvero con un primo e un secondo a stretto giro di tempo che colpisce anche i soccorritori arrivati sul posto.
Daqa era madre di un ragazzino di 12 anni, che aveva dovuto lasciare all’inizio della guerra, quando era stato evacuato. Patrick Zaki, studente e attivista diventato noto dopo la lunga detenzione in Egitto, ha condiviso la lettera testamento lasciata dalla madre al figlio.
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“Ghaith, cuore e anima di tua madre, ti chiedo di non piangere per me, ma di pregare per me, così che io possa restare serena. Voglio che tu tenga la testa alta, che studi, che tu sia brillante e distinto, e che diventi un uomo che vale, capace di affrontare la vita, amore mio. Non dimenticare che io facevo di tutto per renderti felice, a tuo agio e in pace, e che tutto ciò che ho fatto era per te. Quando crescerai, ti sposerai e avrai una figlia, chiamala Mariam come me. Tu sei il mio amore, il mio cuore, il mio sostegno, la mia anima e mio figlio, colui che mi fa alzare la testa con orgoglio. Sii sempre felice e conserva una buona reputazione. Ti prego, Ghith: la tua preghiera, poi ancora la tua preghiera, e poi ancora la tua preghiera”.
Con Daqa, nell’attacco a Khan Yunis sono morti anche Hossam al Masri, che collaborava con Reuters, Mohammed Salama, Al Jazeera, Moaz Abu Taha e Ahmed Abu Aziz, due giornalisti free lance. Ferito Hatem Khaled, collaboratore di Reuters. Secondo i calcoli del progetto Costs of War della Watson School of International Public Affairs della Brown University, dai massacri di Hamas del 7 ottobre 2023 e l’inizio della risposta militare di Israele sono morti già circa 270 giornalisti e operatori dei media. Per il Committee to Protect Journalists sono almeno 192.
Daqa, come fa sapere Associated Press, si era recata spesso all’ospedale Nasser per la copertura mediatica da quando è esplosa la guerra. Il portavoce dell’esercito israeliano Nadav Shoshani ha assicurato che l’esercito avvierà un’indagine interna, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha parlato di “un tragico incidente”. Tutte le indagini promesse e avviate in casi simili non hanno mai portato a niente.