Ancora una strage di giornalisti a Gaza: cinque reporter di Al Jazeera, tra cui il 28enne Anas al-Sharif. E poi il corrispondente Mohammed Qreiqeh e i cameraman Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal e Moamen Aliwa. La notizia mente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva comunicato l’improbabile decisione di far entrare i giornalisti stranieri a Gaza e confermato la nuova offensiva militare: “Il nostro obiettivo non è occupare Gaza ma liberarla d Hamas”. È “l’ennesima pericolosa escalation” per le Nazioni Unite.
Al Jazeera denuncia sulle sue pagine un attacco mirato a una tenda che ospitava giornalisti a Gaza City all’esterno dell’ingresso principale dell’ospedale al-Shifa. Il Media Network ha parlato di “un altro “attacco palese e premeditato” alla libertà di stampa. “L’ordine di assassinare Anas Al Sharif, uno dei giornalisti più coraggiosi di Gaza, e i suoi colleghi è un disperato tentativo di mettere a tacere le voci che denunciano l’imminente sequestro e occupazione di Gaza”.
“Come abbiamo riportato, i giornalisti di Al Jazeera Anas Al-Sharif e Muhammad Karika sono stati uccisi insieme ai cameraman Ibrahim Zaher e Mohammed Noufal in un attacco mirato israeliano contro una tenda che ospitava giornalisti a Gaza city. Ora possiamo confermare che anche Moamen Aliwa, operatore di ripresa è stato ucciso in questo attacco”.
Poco prima dell’attacco, domenica sera, al-Sharif aveva parlato di un intenso e concentrato bombardamento, definito “cinture di fuoco”, nelle zone orientali e meridionali della città. Si potevano sentire, in sottofondo, del suo ultimo video i boati dei missili e il cielo buio illuminato da lampi di luce. Aveva scritto in un messaggio dello scorso 6 aprile, che sarebbe stato pubblicato in caso di morte, di aver “vissuto il dolore in tutti i suoi dettagli” e di aver “assaporato ripetutamente il dolore e la perdita”.
“Nonostante ciò, non ho mai esitato a trasmettere la verità così com’è, senza distorsioni o travisamenti, sperando che Dio fosse testimone di coloro che sono rimasti in silenzio, di coloro che hanno accettato la nostra uccisione e di coloro che hanno soffocato il nostro respiro”, aveva scritto. “Nemmeno i corpi straziati dei nostri bambini e delle nostre donne hanno commosso i nostri cuori o fermato il massacro a cui il nostro popolo è sottoposto da oltre un anno e mezzo”.
Sharif ha lasciato la moglie Bayan e i figli Salah e Sham. Secondo l’altro corrispondente di Al Jazeera, collaboratore del canale inglese dell’emittente, Hani Mahmoud, che si trovava a un solo isolato di distanza dall’attacco, i giornalisti sono stati uccisi “a causa del loro incessante lavoro di cronaca sulla fame, la carestia e la malnutrizione” in quanto “stanno portando la verità su questo crimine a tutti”. Secondo l’emittente qatariota, dall’inizio dei bombardamenti scatenati dai massacri di Hamas del 7 ottobre 2023, l’esercito ha ucciso più di 200 giornalisti e operatori dei media.
L’esercito israeliano, dal canto suo, ha accusato al-Sharif di essere a capo di una cellula di Hamas, di “aver promosso attacchi missilistici contro civili e soldati israeliani”, di essere in possesso di “prove inequivocabili” a sostegno delle accuse. Muhammed Shehada, analista dell’Euro-Med Human Rights Monitor, ha affermato che non vi è “nessuna prova” contro il giornalista. Il Comitato per la protezione dei giornalisti aveva dichiarato di essere preoccupato dalla “campagna diffamatoria dell’esercito israeliano” verso i giornalisti che lavorano nella Striscia, dove Israele non fa entrare giornalisti internazionali.
Al-Sharif era stato già al centro di un video del portavoce dell’esercito israeliano Avichai Adraee in cui si accusava il reporter di essere un membro dell’ala militare di Hamas, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione, Irene Khan, ha dichiarato di essere “profondamente allarmata dalle ripetute minacce e accuse dell’esercito israeliano”. La relatrice aveva parlato di timori fondati e di giornalisti “presi di mira e uccisi dall’esercito israeliano sulla base di affermazioni infondate secondo cui sarebbero stati terroristi di Hamas”.
L’analista politico di Al Jazeera, Marwan Bishara, ha commentato che “l’uccisione dei giornalisti di Al Jazeera a Gaza da parte di Israele riflette il fatto che le potenze globali lasciano che il primo ministro Netanyahu agisca impunemente. Giornalisti, medici, bambini, tutti lottano per la propria vita … è la caduta dei principi universali”.
L’ultimo messaggio di Anas al-Sharif
“Questa è la mia volontà e il mio messaggio finale. Se queste parole vi giungono, sappiate che Israele è riuscito a uccidermi e a mettere a tacere la mia voce. Innanzitutto, la pace sia su di voi e la misericordia e le benedizioni di Allah. Allah sa che ho dedicato ogni sforzo e tutte le mie forze per essere un sostegno e una voce per il mio popolo, fin da quando ho aperto gli occhi alla vita nei vicoli e nelle strade del campo profughi di Jabalia. Speravo che Allah prolungasse la mia vita così da poter tornare con la mia famiglia e i miei cari nella nostra città natale, Asqalan (Al-Majdal), occupata. Ma la volontà di Allah è venuta prima, e il Suo decreto è definitivo”.
“Ho vissuto il dolore in ogni suo dettaglio, ho assaporato la sofferenza e la perdita molte volte, eppure non ho mai esitato a trasmettere la verità così com’è, senza distorsioni o falsificazioni, affinché Allah possa testimoniare contro coloro che sono rimasti in silenzio, coloro che hanno accettato la nostra uccisione, coloro che ci hanno soffocato il respiro e i cui cuori sono rimasti insensibili ai resti sparsi dei nostri bambini e delle nostre donne, senza fare nulla per fermare il massacro che il nostro popolo ha affrontato per più di un anno e mezzo”.
“Ti affido la Palestina, il gioiello della corona del mondo musulmano, il cuore pulsante di ogni persona libera in questo mondo. Ti affido il suo popolo, i suoi bambini innocenti e oppressi che non hanno mai avuto il tempo di sognare o di vivere in sicurezza e pace. I loro corpi puri sono stati schiacciati sotto migliaia di tonnellate di bombe e missili israeliani, fatti a pezzi e sparsi lungo i muri. Vi esorto a non lasciare che le catene vi zittiscano, né che i confini vi limitino. Siate ponti verso la liberazione della terra e del suo popolo, finché il sole della dignità e della libertà non sorgerà sulla nostra patria rubata. Vi affido la cura della mia famiglia. Vi affido la mia amata figlia Sham, la luce dei miei occhi, che non ho mai avuto la possibilità di vedere crescere come avevo sognato. Vi affido il mio caro figlio Salah, che ho desiderato sostenere e accompagnare per tutta la vita finché non fosse diventato abbastanza forte da portare il mio fardello e continuare la missione. Ti affido la mia amata madre, le cui preghiere benedette mi hanno portato dove sono, le cui suppliche sono state la mia fortezza e la cui luce ha guidato il mio cammino”.
“Prego che Allah le conceda la forza e la ricompensi per conto mio con la migliore delle ricompense. Vi affido anche la mia compagna di una vita, la mia amata moglie, Umm Salah (Bayan), dalla quale la guerra mi ha separato per lunghi giorni e mesi. Eppure è rimasta fedele al nostro legame, salda come il tronco di un ulivo che non si piega, paziente, fiduciosa in Allah, e ha portato la responsabilità in mia assenza con tutta la sua forza e fede. Vi esorto a sostenerli, a essere il loro sostegno dopo Allah l’Onnipotente. Se dovessi morire, morirei saldo nei miei principi. Testimonio davanti ad Allah che sono soddisfatto del Suo decreto, certo di incontrarLo e certo che ciò che è presso Allah è migliore ed eterno. O Allah, accettami tra i martiri, perdona i miei peccati passati e futuri e fa’ che il mio sangue sia una luce che illumini il cammino della libertà per il mio popolo e la mia famiglia. Perdonami se ho mancato e prega per me con misericordia, perché ho mantenuto la mia promessa e non l’ho mai cambiata né tradita. Non dimenticate Gaza… E non dimenticatevi di me nelle vostre sincere preghiere per il perdono e l’accettazione”.
Anas Jamal Al-Sharif 06.04.2025, si legge sul post su X: “Questo è quanto il nostro amato Anas ha chiesto che fosse pubblicato dopo il suo martirio”.