Contestato dall’esterno e ora anche dall’interno del suo governo. Il “regno” di Benjamin Netanyahu vacilla. Il primo ministro israeliano stava pianificando un’offensiva per occupare completamente Gaza, ma ci sarebbero state diverse divergenze all’interno del governo, rivelano il Guardian e Haaretz. Una riunione del gabinetto di sicurezza israeliano, che avrebbe dovuto discutere l’appello di Benjamin Netanyahu per la «piena occupazione» di Gaza, era prevista per ieri ma è stata rinviata a causa delle crescenti tensioni sulla fattibilità del piano. Anche alti ufficiali militari israeliani ed ex comandanti di alto rango hanno avvertito che il piano avrebbe messo in pericolo la vita dei restanti ostaggi israeliani tenuti da Hamas, e che l’operazione avrebbe rischiato un ulteriore isolamento internazionale di Israele e avrebbe costretto i soldati israeliani a gestire una popolazione in cui erano ancora presenti combattenti di Hamas.
Dalla fronda interna alla rivolta di piazza
I genitori degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas sono contrari all’occupazione della Striscia di Gaza annunciata da Netanyahu. Per loro questa mossa prospettata a nome della sicurezza e della salvezza degli ostaggi rappresenta invece un pericolo mortale per i loro cari. «Un’azione per occupare Gaza metterebbe in pericolo mio figlio Nimrod», ha dichiarato a Ynet Yehuda Cohen, padre dell’ostaggio Nimrod Cohen. Secondo lui, occupare Gaza è «un’azione terribile e omicida. Tutte le storie di una “presunta” minaccia ad Hamas le vediamo da due anni», ha denunciato Cohen, aggiungendo che lui e la sua famiglia «si sentono impotenti. Mia moglie Vicki era ieri alla Knesset. Il parlamentare Amit Levy le ha detto che se andiamo verso un accordo completo li uccideranno. Queste sono persone che ucciderebbero la propria madre pur di rimanere nella cerchia di Netanyahu, sono persone del Likud». Yael Adar, madre del soldato caduto in ostaggio Tamir Adar, ha dichiarato in un’intervista a Ynet che «spera che le dichiarazioni sull’occupazione di Gaza siano solo chiacchiere. Se ci trovassimo nella realtà di occupare Gaza, mi sentirei davvero male, penserei che si tratti di un sacrificio degli ostaggi». Secondo lei, «se non intendono riportarli indietro presto, devono presentarsi alle famiglie e dirci molto chiaramente che, nonostante i messaggi di Gal Hirsch, siamo nell’oscurità». Adar ha aggiunto che «come residente delle comunità di confine di Gaza, la mia sicurezza personale esisterà solo quando Tamir sarà qui».
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Il capo di stato maggiore delle Idf, il tenente generale Eyal Zamir, si oppone alla spinta del premier a occupare Gaza. La notizia, in apertura di tutti i giornali israeliani, viene ampiamente commentata dalla classe politica, alimentando un acceso dibattito e diverse polemiche. A cominciare da quella sollevata da Yair Netanyahu, il figlio del primo ministro, che ha dichiarato che è stato il ministro della Difesa Israel Katz ad aver insistito sulla scelta del generale Zamir a capo delle forze di difesa. Il leader dell’opposizione Yair Lapid ha invece affermato che le controversie tra il primo ministro e il capo di stato maggiore delle Idf devono rimanere a porte chiuse. «Ho avuto discussioni anche con il capo di stato maggiore delle Idf, come ministro degli Esteri e come primo ministro. Alcune non sono state semplici. Solo una cosa ci è chiara: devono rimanere a porte chiuse», ha scritto Lapid su X. «I soldati delle Idf non devono pensare che una leadership divisa e conflittuale li stia guidando, che la classe politica non rispetti il loro comandante, che li stia svendendo per un titolo», ha proseguito. Lapid afferma, inoltre, che esiste un «prezzo operativo» per la fuga di notizie sulle discussioni, accusando il capo di stato maggiore delle Idf di astenersi dal dire tutto ciò che pensa se sa che arriveranno alla stampa.
A contribuire alla polemica è stato anche Yossi Yehoshua, corrispondente militare di Yedioth Ahronoth, che ha scritto che «se Netanyahu è davvero interessato a prendere la decisione davvero drammatica e divisiva per l’opinione pubblica israeliana – l’occupazione di Gaza City e dei campi profughi centrali – deve presentarsi al popolo, chiarire il prezzo previsto per le vite degli ostaggi e dei soldati che cadranno e dichiarare di assumersi la piena responsabilità, nonostante l’opposizione delle Forze di Difesa Israeliane». Non si è fatta attendere la risposta di Yair Netanyahu che ha controbattuto al giornalista con toni duri: «Se chi ti ha dettato quel tweet è chi pensiamo, si tratta di una ribellione e di un tentativo di colpo di stato militare degno di una repubblica delle banane in America Centrale durante gli anni ‘70. Questo è completamente criminale», affermando apparentemente che lo stesso Zamir abbia dettato i post del giornalista. Il primo ministro, accusato in passato di promuovere teorie del complotto, avrebbe detto ai ministri questa settimana che cercherà il sostegno del governo per un piano per occupare completamente la Striscia di Gaza, mentre Zamir si opporrebbe all’iniziativa. Quasi tutti i ministri della Difesa e i capi militari che in precedenza hanno prestato servizio sotto Netanyahu hanno litigato con il premier dopo il loro mandato. Il premier israeliano li ha definiti di sinistra e sono poi diventati accaniti critici della sua leadership.
Ma “Bibi” non demorde
«È necessario completare la sconfitta del nemico a Gaza, liberare tutti i nostri ostaggi e garantire che la Striscia non rappresenti più una minaccia per Israele. Non rinunciamo a nessuno di questi obiettivi». Così il premier israeliano durante una visita alla base di reclutamento e selezione di Tel HaShomer, incontrando i nuovi soldati. Per Netanyahu, nel futuro che si fa presente c’è ancora il “governatorato militare” di Gaza infarcito di insediamenti. Intanto, almeno 25 palestinesi sono morti ieri mattina negli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza. Lo riferisce l’emittente panaraba qatariota Al Jazeera citando fonti ospedaliere dell’enclave palestinese amministrata dal gruppo islamista Hamas. Tra questi, 14 persone sarebbero state uccise mentre attendevano gli aiuti umanitari. Quasi 1.400 persone sono state uccise e più di 4 mila ferite mentre cercavano cibo. Almeno 859 persone sono morte nei pressi dei siti Ghf dall’inizio delle sue operazioni, alla fine di maggio 2025. E la mattanza continua.