Tra i piani di Benjamin Netanyahu di avviare una nuova operazione militare nella Striscia di Gaza e occupare interamente l’enclave palestinese, e la loro effettiva realizzazione, c’è di mezzo l’IDF, le forze di difesa israeliane.
Quanto fatto filtrare dallo staff del primo ministro israeliano, ovvero il piano di occupazione della Striscia, è per il momento solo sulla carta: il progetto deve ancora essere approvato dal gabinetto di guerra, cioè il gruppo ristretto di membri del governo e militari che prendono le decisioni sulla guerra, che Netanyahu aveva convocato per questa sera salvo poi posticiparlo per le crescenti tensioni nel governo, ma soprattutto va gestito militarmente.
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I principali commentatori israeliani concordano su un punto: allo stato Israele e l’IDF non hanno pronti né i mezzi né i soldati necessari per una occupazione totale della Striscia di Gaza, che pure controllano per circa il 75 per cento del territorio.
All’impreparazione delle forze di difesa c’è poi da aggiungere la nota contrarierà delle alte sfere dell’esercito e dell’intelligence di Tel Aviv all’estensione del conflitto e dell’occupazione della Striscia: al contrario è noto che i capi dell’esercito siano da tempo favorevoli a concludere un cessate il fuoco che porti alla liberazione di tutti gli ostaggi e all’interruzione delle operazioni militari. Non è un caso dunque che lunedì sera una fonte vicina all’ufficio del primo ministro Netanyahu, parlando con i giornalisti israeliani, ha detto che “se il capo di stato maggiore Eyal Zamir non è d’accordo (con il piano di occupazione), può dimettersi”.
D’altra parte è evidente che tra governo e vertici militari i rapporti siano a dir poco tesi e che le intenzioni sul procedere del conflitto siano ormai agli opposti: se da un lato Netanyahu ha reso nota l’intenzione di occupare interamente la Striscia, obiettivo che avrà bisogno di una ulteriore mobilitazione militare, dall’altra l’esercito ha invece annunciato cancellazione dello stato d’emergenza bellica in vigore dal 7 ottobre, che prevedeva tra l’altro l’estensione obbligatoria del servizio di riserva per i soldati di leva regolare di altri quattro mesi.
In particolare verrà ridotta una compagnia per ogni battaglione regolare, con decine di soldati che verranno trasferiti nei battaglioni di riserva: a questi riservisti l’IDF ha promesso un alleggerimento del carico operativo nei mesi a venire, dopo oltre un anno passato in uniforme dall’inizio del conflitto. Per decisione di Zamir verrà inoltre annullata la richiesta imposta a unità speciali e reparti d’élite di estendere il loro servizio in carriera oltre quanto pattuito prima dell’arruolamento.
Secondo il capo di stato maggiore dell’esercito Zamir, prolungare o addirittura allargare l’operazione militare a Gaza metterà in pericolo gli ostaggi ancora in mano ad Hamas e Jihad Islamica, una ventina quelli ancora in vita. La raccomandazione era stata quella di restare in controllo delle aree in cui l’IDF già si trova stabilmente e continuare con raid “mirati” contro Hamas e le aree sotto il controllo del gruppo radicale palestinese.
A rappresentare chiaramente lo scontro in atto tra vertici militari e politici del Paese sono le parole infuocate affidate al social X da Yair Netanyahu, figlio del primo ministro israeliano, rispondendo a un post sul social di Yossi Yehoshua, nel quale il corrispondente militare dello Yediot Ahronot aveva scritto: “Se il primo ministro Netanyahu vuole davvero prendere una decisione così drammatica e pubblicamente controversa – la conquista di Gaza – deve presentarsi al Paese, chiarire i costi previsti in termini di vite degli ostaggi e dei soldati che cadranno e dichiarare che si assume la piena responsabilità, nonostante l’opposizione delle Idf”. In risposta, Yair Netanyahu ha scritto: “Se la persona che vi ha dettato il tweet è chi tutti pensiamo che sia (il riferimento è al capo di stato maggiore Zamir, ndr), questa è una ribellione e un tentativo di colpo di stato militare più adatto a una repubblica delle banane dell’America Centrale degli anni ’70, ed è completamente criminale”.