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Alessandro Venier ucciso a Gemona, la confessione della madre e i dubbi sulla compagna: “Piano era far sparire il corpo”

Alessandro Venier ucciso a Gemona, la confessione della madre e i dubbi sulla compagna: “Piano era far sparire il corpo”

Sono drammatici i passaggi dell’interrogatorio reso nei giorni scorsi da Lorena Venier, l’infermiera di 61 anni di Gemona, in provincia di Udine, in cui ha confessato l’uccisione del figlio Alessandro. Il 35enne è stato ucciso e fatto a pezzi una settimana prima del ritrovamento nell’autorimessa affianco alla villetta di famiglia, col cadavere smembrato in tre parti e sistemato in un bidone coperto da uno strato di calce viva per nasconderne l’odore del corpo

Un omicidio organizzato dalla madre e realizzato, secondo la sua confessione, con l’aiuto della nuora Mailyn Castro Monsalvo, 30enne di origini colombiane e che con Alessandro aveva avuto una figlia sei mesi prima.

“Pensavo che con il tempo si sarebbe consumato. Successivamente, lo avrei portato in montagna per abbandonarlo li, dove lui diceva che voleva fossero destinate le sue spoglie”, le parole di Lorena Venier nel corso dell’interrogatorio, come riferisce l’Ansa. Dichiarazioni che spiegano anche perché non è stato coinvolto nessun’altro nel disegno criminale: “Pensavamo di poter fare tutto da sole, una volta sezionato, sarebbe bastato attendere che si consumasse prima di portarlo in montagna”, ha aggiunto l’infermiera.

Un piano che è invece crollato di fronte alla crisi di Mailyn Castro Monsalvo. È stata lei, ha confessato, a chiamare il 112: “Il piano era attendere poi far sparire i resti, ma ha avuto una crisi”, ha raccontato Lorena Venier nella ricostruzione fornita agli inquirenti a proposito dell’omicidio del figlio, avvenuto il 25 luglio, per poi venir scoperto il 31 dopo la richiesta di intervento della nuora ai carabinieri.

Una richiesta che ha portato anche a momenti di tensione tra le due. Chiamato il numero di emergenza 112, Mailyn, in un italiano ancora stentato, era arrivata in Italia nel 2022, denuncia: “Mia suocera ha ucciso il figlio”. Poi si sente un litigio: “No, Lorena, no”, con l’infermiera che probabilmente aveva tentato di strapparle il telefono di mano, come evidenzierebbero anche alcuni lividi trovati sulle braccia di Maylin.

Quest’ultima invece si è avvalsa della facoltà di non rispondere durante l’udienza di convalida dell’arresto, a Udine, così come consigliata dall’avvocata Federica Tosel.

Al di là della confessione fornita agli investigatori, per il legale della donna, l’avvocato Giovanni De Nardo, Lorena Venier “dovrà essere sottoposta a perizia psichiatrica”. Attualmente l’infermiera è reclusa nel carcere femminile del Coroneo, a Trieste, guardata a vista dagli agenti di polizia penitenziaria.

Venier ai pm aveva poi riferito che “la vita di Mailyn era in pericolo” e che serviva “agire subito oppure, all’estero, senza di me, l’avrebbe finita”. Il riferimento è alle intenzioni che il figlio Alessandro le avrebbe comunicato nei giorni precedenti all’omicidio di trasferirsi definitivamente in Colombia assieme alla compagna e alla figlia a causa di una condanna per lesioni, episodio extra-familiare, che stava per diventare definitiva e facendogli così rischiare il carcere.