C’è una famosa canzone di Giorgio Gaber che descrive il nostro paese imbambolato, che neanche si accorge che una squadra di “tecnocrati” sta prendendo il potere e spazzando la democrazia: “… l’Italia giocava alle carte, e parlava di calcio nei bar…”. Torna in mente dando un’occhiata alla politica italiana alla vigilia delle elezioni europee più importanti da quando esiste il parlamento d’Europa.
I temi sono questi: il capo del governo illustra il programma del suo partito spiegando che può essere riassunto in una sola parola: “Giorgia”. Dice agli elettori di scrivere Giorgia sulla scheda elettorale e che poi ci pensa lei a fare convalidare quei voti irregolari. Il principale partito alleato di Giorgia – che per ora si chiama ancora Lega ma forse presto si chiamerà Matteo – presenta come candidato di punta un generale che vuol escludere dalle classi scolastiche regolari i bambini disabili e mandarli in una scuola differenziale in modo che non diano fastidio ai bambini normali.
Così come è bene dire che anche le persone non sono tutte normali. Ci sono le persone normali e anche gli omosessuali. Probabilmente, ma solo negli ultimi giorni di campagna elettorale, verrà posto il tema della necessità di chiamare gli omosessuali “froci”, per evitare ipocrisie. Questa è la battaglia ideale aperta. Mentre il governo stanzia un po’ di bonus per l’elettorato, sapendo che siccome siamo pieni di debiti fino al collo, dopo le europee saremo costretti a rinunciare a ogni autonomia e ad accettare di essere governati dai tecnici europei. I tecnici? Sì, insomma, i tecnocrati… Ma questo è bene non dirlo.