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Bergamo: un'anima divisa in due

Di Nicoletta Speltra
26 giugno 2012
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bergamo"Rimasi lì incantato; era un lembo dell'Italia più bella, una delle molte piccole sorprese di godimento per cui vale la pena di viaggiare”. Così scriveva Herman Hesse a proposito di Bergamo in un suo diario di viaggio pubblicato nel 1926 col titolo di Bilderbuch (Libro illustrato).

Vicina a Verona, Padova, Venezia, ai laghi di Como e Lugano, Bergamo però è meno conosciuta e visitata di quanto meriterebbe. Probabilmente molto di meno. E non solo perché è un luogo d’arte o perché ha come un’anima divisa in due, tra Berghèm de sota e Berghèm de sura, tutt’e due da conoscere, ma anche per il modo speciale, forse unico, con cui unisce architettura e natura, città e territorio.

Il fatto che Bergamo prometta bene si intuisce a colpo d’occhio appena si arriva dalla pianura: basta vedere in lontananza, sulla collina, il profilo della Città Alta, con torri, cupole e campanili. I versi famosi di Torquato Tasso ce la inquadrano nell’ambiente che la circonda, tra fiumi e alture: Terra che il Serio bagna e il Brembo inonda/Che monti e valli mostri all'una man/Ed all'altra il tuo verde e largo piano.

I monti sono le Prealpi Orobie, che con le loro pendici verdissime scivolano fin dentro la parte alta della città, facendone una realtà singolare: un concentrato, chiuso tra possenti mura, di edifici nobili e antichi che un po’ per volta si dissolve dolcemente tra declivi e terrazzamenti ricoperti da orti, vigneti e boschetti di conifere.

Arrivare fin quassù in collina è semplice, grazie a due linee di funicolare. La prima va dalla città bassa a quella alta, l’altra prosegue ancora oltre, fino al bel colle San Vigilio, su cui sorge la roccaforte medievale, al di fuori delle mura di cinta. Anche se avete a disposizione l’automobile, non perdetevi il percorso a bordo dei vagoncini arancioni che scivolano lungo i binari tra pareti ricoperte di vegetazione, brevi gallerie e scorci panoramici.

Partenza da Bergamo Bassa, Berghèm de sota, dove, prima di iniziare la salita, possiamo visitare il cuore della città moderna, quello che si articola intorno a piazza Matteotti, risistemato dal grande architetto e urbanista Marcello Piacentini tra il 1910 e il 1934; e poi gli eleganti palazzi di via Pignolo, edificati tra il XVI e il VVIII secolo, e ancora chiese e musei che conservano opere preziose e, sul Sentierone, il teatro Donizetti, dedicato ad uno dei bergamaschi più illustri. Poi su Viale Vittorio Emanuele, ai piedi delle mura, l’ingresso della piccola stazione della funicolare. bergamo 1 giorces

Pochi minuti e siamo a Berghèm de sura. Porta Sant’Agostino, la chiesa di San Michele al Pozzo Bianco, quella di Sant’Andrea, Piazza Mercato delle Scarpe, la Rocca trecentesca e il Parco delle Rimembranze col Museo del Risorgimento e della Resistenza, piazza Mercato del Fieno e il Museo Storico della Città, l’alta Torre del Gombito e ancora vicoli, slarghi e palazzi: è tutta una fitta sequenza di angoli da scoprire. Fino alla scenografica apparizione della Piazza Vecchia. Se volete fotografarla dall’alto con la fontana Contarini al centro e sui lati la teoria di ombrelloni candidi che spiccano sul pavimento rosso a grandi losanghe bianche, potete salire sulla loggia del Palazzo della Ragione, quello col maestoso leone veneto sulla facciata, memoria dei tempi in cui la città era un possedimento della Serenissima.

In un angolo si staglia, severa, la torre del Comune, il Campanone, con i suoi cento rintocchi serali, che una volta coincidevano con la chiusura delle porte della città. Alle spalle il Duomo, antichissimo, di origine longobarda, la Basilica di Santa Maria Maggiore, romanica, la Cappella Colleoni e il Battistero, edifici rinascimentali. Lungo via delle Mura, dentro Palazzo della Misericordia, il Museo Donizettiano. Poi le fortificazioni trecentesche, trasformate durante il dominio veneziano in residenza dei capitani veneti: siamo alla Cittadella, con la porta di Sant’Alessandro. Si esce dalla città vecchia e l’orizzonte comincia ad aprirsi. L’Orto Botanico, con vista panoramica sulle montagne, preannuncia il verde delle colline.

Photocredit: Calips,
Giorces