Mozorow e il lato oscuro della rete
«Il potere controlla internet»

rete opera di mona hatoum particolare 480
rete opera di mona hatoum particolare
Di Paolo Calcagno
2 giugno 2013
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«Le tecnologie digitali non contengono soluzioni già pronte ai dilemmi sociali e politici che esse creano». E, ancora, «Crediamo che Internet abbia cambiato il modo in cui la conoscenza viene prodotta e ci siamo convinti che “Web 2.0” significhi usare la Rete nel modo in cui essa è stata pensata per essere utilizzata, ma Guglielmo Marconi immaginava la vita oltre la radio?», firmato Evgeny Morozov. Il ventinovenne studioso bielorusso dei new-media, che con il best-seller mondiale L’ingenuità della Rete (Codice Edizioni) si è imposto quale capofila dei tecnoscettici, è stato l’ospite di punta fra i 130 partecipanti che hanno animato le 4 giornate del neonato «Wired Next Fest», organizzato dalla rivista Wired e dal Comune di Milano.

Al centro dell’incontro milanese con il «guru» dei new-media formatosi nelle Università americane di Stanford, Georgetown e Washington il suo nuovo saggio To Save Everything, Click Here (Per salvare tutto, digita qui) con il quale Morozov sostiene che «Le tecnologie non sono le cause del mondo in cui viviamo, ma le conseguenze» e che esse «non sono cadute dal cielo», per cui andrebbero analizzate «per come sono prodotte, precisando quali voci e ideologie sono state messe a tacere nella loro produzione». E, soprattutto, lo scrittore bielorusso ha evidenziato come «Le strategie di marketing che circondano queste tecnologie si trasformino in Zeitgeist per farle apparire inevitabili».

Al «Wired Next Fest» Morozov ha smontato la convinzione diffusa secondo la quale Internet e la tecnologia rendono il mondo un posto migliore. Dopo aver ricordato il «lato oscuro di Internet», riassumendo le riflessioni del suo primo saggio sull’utilizzo della Rete a vantaggio di dittatori e di regimi, contrastando i pur motivati entusiasmi per la tecnologia che hanno accompagnato rivolte popolari quali «la rivoluzione verde in Iran» e «le primavere arabe» di Tunisi e del Cairo, Morozov ha attaccato l’ «Internet-centrismo che accredita la tecnologia della capacità di risolvere problemi e questioni di qualsiasi tipo e ci fa rinunciare al nostro approccio critico verso i servizi on-line che utilizziamo» .

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