Apple contro Samsung
la sfida è nei tribunali

Di M.V.
19 agosto 2012
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ASa1Ci sono due aziende, insieme valgono il Pil di mezza Italia, che da settimane stanno litigando in un tribunale della California. Se ne parla in tutto il mondo, e pazienza se nessuno sa dare una risposta chiara alla più elementare delle domande: perché Apple e Samsung sono finite davanti ad un giudice? Pazienza anche perché, con tutta probabilità, non lo sanno nemmeno i diretti interessati pur essendo altrettanto convinti che del tribunale proprio non si poteva fare a meno. Una storia paradossale, quella che contrappone i due giganti dell'elettronica di consumo davanti al giudice federale Lucy Koh della corte di San Josè. A meno di una settimana dalla sentenza, permane un'unica certezza: qualunque sia il verdetto non metterà alcun punto alla vicenda, semmai una virgola che separerà i conflitti legali già avvenuti da quelli che presto arriveranno. In California a vestire i panni della vittima è Apple, che accusa Samsung di violazioni assortite dei brevetti relativi all'iPhone e all'iPad. E se la cosa è concettualmente chiara - «Hai imitato dei miei prodotti e quindi devi ritirare le copie dal mercato e pagarmi i danni» - diventa un ginepraio inestricabile quando si tratta di accertare la sostanza dei fatti. Qui non stiamo parlando di oggetti facilmente definibili di cui è altrettanto facile identificare i tentativi di replica. L'iPhone e l'iPad, così come qualsiasi altro smartphone o tablet, sono fatti di una moltitudine di componenti e si basano su una miriade di brevetti, alcuni fatti e concepiti in casa, altri di provenienza esterna per i quali si pagano forniture e fior di diritti. Un humus fatto di concorrenza e scambio sul quale prospera la tecnologia di consumo e che, anche nel caso di Apple e Samsung, genera legami insospettabili.

Ormai vicino al mese di durata, il processo californiano ha visto entrambe le aziende cercare di provare la propria paternità sulle tecnologie di smartphone e tablet senza timore di finire nel grottesco. E se ne sono sentite davvero di tutti i colori. Samsung, ad esempio, ha chiamato fra gli altri a testimoniare Roger Fidler, un esperto di informatica dell'università del Missouri, secondo il quale i progettisti della Apple si sono basati in realtà su disegni da lui realizzati fin dagli anni '80, quando già studiava la realizzazione di un tablet, e che vennero poi mostrati ai responsabili dell'azienda fondata da Steve Jobs intorno alla metà degli anni '90. Questo dimostrerebbe, secondo gli avvocati della casa coreana, che Apple non può avanzare rivendicazioni su progetti che essa stessa avrebbe in qualche modo carpito. Quest'ultima, per avvalorare la tesi che la vede vittima di un'indebita concorrenza, ha chiamato a deporre anche Kent Van Liere, un esperto di ricerche di mercato, che ha spiegato come che i consumatori nel vedere vari dispositivi confondono quelli di Samsung con quelli di Apple.

Insomma, più si è andati avanti nel dibattimento più si è avvertita la sensazione di un confronto sul sesso degli angeli... Non a caso, nel dare appuntamento alle parti mercoledì prossimo, il giudice federale le ha invitate a raggiungere un'intesa in extremis. «È tempo di pace - ha dichiarato Lucy Koh ad alcuni media statunitensi -, ho chiesto agli avvocati di cercare un nuovo accordo prima della sentenza, perché vedo dei rischi per entrambe le parti in causa». Invito ragionevole, ammesso che, e veniamo a quanto detto in partenza, chi lo ascolta sappia veramente cosa vuole. L'impressione, infatti, è che entrambi i contendenti si rendano conto che non esiste un risultato pratico da raggiungere, poiché qualunque limitazione nell'assemblaggio dei prodotti o nell'utilizzo dei brevetti contenuta nella sentenza avrebbe una durata effimera, superata nell'arco di pochi mesi o addirittura settimane da nuovi modelli, come ci insegna il frenetico evolversi dell'elettronica di consumo. Quanto ad eventuali sanzioni pecuniarie, avrebbero l'effetto di una puntura di spillo per colossi il cui valore equivale al pil di una nazione di media grandezza.

Con tutta probabilità la vera molla che spinge Apple e Samsung ad un continuo confronto in aula (altre cause si sono svolte e si svolgono in varie corti del pianeta) è quella di tenere il punto di fronte ai consumatori, il cui senso di appartenenza ad un marchio si stimola anche rendendolo vittima, vera o presunta, di continui tentativi di imitazione. Semmai, si resta stupiti di come i due nemici siano in realtà strettamente dipendenti l'uno dall'altro. Come ha spiegato recentemente il quotidiano Washington Post, Apple compra proprio da Samsung i chip utilizzati per iPhone e iPad, che farebbe fatica a trovare altrove. E se da lato l`azienda coreana, anche grazie a questo business, ha trovato i fondi per migliorare l`offerta di smartphone e diventare leader del settore davanti alla stessa Apple, dall'altro ha sviluppato una vera e propria dipendenza economica. Infatti, se l`azienda americana dovesse cambiare fornitore per le componenti elettroniche di iPhone e iPad, Samsung perderebbe uno dei suoi principali clienti, che genera l`8,8 per cento del suo fatturato.