L'ultima di Michael Phelps di M.Buc

Phelps, lo squalo
Di Marco Bucciantini
5 agosto 2012
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Lo squalo abbandona il suo mare, è finita, è sazio, ha divorato tutti i record, ha la pancia piena e la faccia serena di chi non lascia nemmeno una briciola dietro le enormi spalle. Michael Phelps ha toccato la piastra d’arrivo per l’ultima volta, per l’ultima medaglia. Sono ventidue, le stesse che l’India (un miliardo di abitanti) ha raccolto in tutte le discipline in un secolo di Olimpiadi. Nessuno farà meglio di lui, mai, questo record resterà ed è la comprensione di cosa è stato Phelps.

Una mattina, in camera d’albergo, l’americano accese la tv e vide se stesso e gli parve strano. Non ha mai accreditato la sua eccezionalità, e non poteva essere visibile agli altri perché la forza non è nei gesti, questo non è uno sport d’impressioni, Phelps non ha uno scorrere diverso, è solo più veloce, è come una gara di macchine simili dove un motore spinge più forte. Non si “vede” il perché, ma si misura all’arrivo. Poteva aggiungere lui qualcosa a se stesso, e infatti contestano al ragazzo di essere stato ordinario, mai una frase da ricordare da affiancare all’azione. Phelps è stato una cartolina senza saluti: la sua immagine è la bracciata, niente di più. Nello sport gli uomini mettono loro stessi e il loro universo umano. Lui è così, cresciuto senza troppi stimoli e con qualche pensiero, abbandonato dal padre quand’era piccolo, con una madre che si allarga a tutti i ruoli (in vasca propone quello di tifosa fanatica, e sono i suoi occhi che cerca Michael appena solleva la testa dall’acqua, dopo ogni gara).

Cominciò per noia, mentre aspettava che le sorelle terminassero le lezioni di nuoto: doveva riaccompagnarle a casa. È intelligente - si capisce quando è provocato - ma non cerca l’effetto, e irride chi lo fa. Quando il baldanzoso Lochte si presentò a Londra con lo slogan «Questo è il mio tempo», gli rispose: sono un fan di queste frasi da film. Era ancora il tempo di Phelps, che conquista un oro in più del rivale e gli lascia la ruggine di sapere che non avrà più una rivincita.

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