Ecco perché Del Piero
ha scelto l'Australia

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Di Lorenzo Longhi
5 settembre 2012
A - A
Down under per scelta, umana e calcistica («vado per vincere, per essere competitivo»): Alessandro Del Piero ha stupito tutti. Due anni di contratto a Sydney, in un torneo sconosciuto ai più.

Del Piero, una storia
in dieci straordinarie foto


Affascinante, evocativo: fosse andato negli States, sarebbe stato uno dei tanti. Sotto Beckham, ad esempio. In Australia no: l’icona sarà lui, Alex, il brand chiamato a trascinare un movimento e a farlo da protagonista. Ma che calcio è, quello australiano?

La A-League è un prodotto piuttosto recente, essendo nata nel 2005 dopo la riforma dei campionati decisa dalla Ffa, la federcalcio australiana. Torneo di foggia decisamente americana, basato su un sistema di franchigie come nella Mls statunitense, la A-League non prevede retrocessioni né promozioni, ma solo licenze che vengono concesse o revocate dalla federazione. Il campionato 2012-2013 comincerà il 5 ottobre, con 10 club iscritti - fra i quali i neozelandesi del Wellington - e 27 giornate in cui le squadre si affronteranno in tre occasioni prima delle Final series fra le prime sei. È il torneo dei… tetti: c’è quello per le rose, per gli stranieri e pure il salary cap per i calciatori che può, tuttavia, essere infranto per un australiano (il Sydney ha optato per l’ex Blackburn Bratt Emerton), per un giovane e per uno straniero. “Marquee players”, sono chiamati: Del Piero rientra nella categoria.

I tempi della National Soccer League, il primo campionato nazionale istituito nel 1977, sono molto lontani. Un torneo dalla storia complicata, anche economicamente, che tentò di scimmiottare la Nasl americana in un paese sconfinato nel quale il calcio era solo un gioco per immigrati. In quel contesto si sono trovati ad emigrare pionieri come Roberto “Bob” Vieri e Rosario Rampanti, seguiti fra gli altri, nel corso degli anni e con apparizioni ben più misere, da Ciccio Graziani, dagli ex milanisti Andrea Icardi - che laggiù si è fermato a lungo a fine carriera - e Angelo Colombo, o Nicola Berti.

L’avvento della A-League ha cambiato tutto. Mentre il livello calcistico del torneo resta piuttosto basso (Benito Carbone, che nel 2006 ha giocato per un mese nello stesso Sydney, lo ha paragonato alla B italiana), una gestione economica più aggressiva ha consentito l’arrivo di sponsor munifici, come la Hyundai che detiene i naming rights del torneo, e di una copertura televisiva destinata principalmente al mercato anglofono. Più che l’Europa, tuttavia, la A-League mira ad espandersi sul mercato asiatico: la Ffa è infatti passata da qualche anno all’interno della più munifica confederazione asiatica, lasciando quella oceanica, e non fa mistero di puntare ai tifosi di Giappone e Cina. Non sarà certo l’ingaggio che gli garantisce il Sydney a coprirlo di dollari, ma la manna per Del Piero arriverà da sponsor e diritti di immagine. E pazienza se, al suo fianco in campo, non ci sarà Andrea Pirlo ma Terry McFlynn.