Speciale Europee

Fini contro l'asse Lega-Berlusconi

 
9 giugno 2009
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Gianfranco Fini afferma la sua intenzione già espressa nelle scorse settimane, di andare a votare al referendum sulla legge elettorale. A margine della presentazione di un libro sulle carceri, i giornalisti gli hanno chiesto una conferma di questa intenzione: «Andrò a votare, certamente», è stata la risposta del presidente della Camera. Si augura che facciano la stessa cosa tutti gli italiani? «È ovvio, vado a votare - ha replicato Gianfranco Fini - e lo faccio convintamente».

L'uscita di Fini non è casuale. Avviene il giorno dopo la cena tra Bossi e Berlusconi con la quale si è saldato l'asse del Nord. «Non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum» del 21 giugno - si poteva leggere nella nota finale emessa dalla presidenza del Consiglio. I due leader hanno inoltre condiviso la necessità di un «comune e forte impegno» a sostegno dei candidati nei ballottaggi per «completare l'eccezionale successo» della maggioranza e hanno garantito il loro «personale coinvolgimento» nella campagna elettorale.

«Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, in vista dei prossimi ballottaggi per le elezioni amministrative - si leggeva ancora nella nota - hanno condiviso la necessità di un comune e forte impegno del Popolo della Libertà e della Lega Nord a sostegno dei loro candidati, per completare l'eccezionale successo della quasi totalità delle amministrazioni già conquistate al primo turno. A tal fine hanno garantito il loro personale coinvolgimento nelle ultime due settimane di campagna elettorale».

«Il Presidente Berlusconi ha altresì ritenuto di esplicitare che la riforma della legge elettorale debba essere conseguente alle da tutti auspicate riforme del bicameralismo perfetto e che, pertanto - conclude il comunicato - non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum del 21 p.v.».

Reazioni. La decisione di stringere il patto con la Lega e di non appoggiare il referendum elettorale «è una scelta che premia un'alleanza molto forte e molto solida tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi destinata a durare ben al di là di queste amministrative e ben al di là di questo referendum». Paolo Bonaiuti risponde così, intervistato da Radio Monte Carlo, alla domanda sulla decisione, presa dopo l'incontro di ieri sera ad Arcore, di non sostenere il referendum elettorale.

Meno convinto il deputato del Pdl Benedetto Della Vedova. «Quando su temi centrali come la sicurezza, l'immigrazione, le riforme istituzionali e i referendum elettorali si dà l'impressione che a menare le danze non sia il PdL, ma la Lega, per il partito sul quale si fondano tutti i successi elettorali della maggioranza, al sud come al nord, si impone una riflessione». «La straordinaria e storica rottura operata da Berlusconi - aggiunge - è stata quella di rendere il centrodestra italiano protagonista dell'innovazione politica e della modernizzazione economico-sociale del paese. La spinta propulsiva di questa strategia riformatrice si è tutt'altro che esaurita, ma deve tornare ad essere chiaro che essa è distinta e assai più ampia del leghismo bossiano».

«Come volevasi dimostrare il premier molla il suo impegno sul referendum. Berlusconi ha una parola molto ondivaga, i suoi impegni della mattina non sono validi a sera. È evidente che dopo il risultato elettorale deve privilegiare l'alleato Bossi del quale è sempre più ostaggio per assicurarsi l'impegno per i ballottaggi». Così il senatore del Pd Giorgio Tonini attacca la decisione del presidente del consiglio di rinunciare al suo impegno per il referendum sulla legge elettorale. «Non avevo mai creduto - ha affermato Tonini, che è anche tra i promotori del referendum - ad un sincero impegno di Berlusconi sul referendum, il porcellum è un vestito tagliato su misura del centrodestra e dell'alleanza Pdl-Lega». Proprio per questo, aggiunge il dirigente Pd, «è importante battersi per il referendum che è l'unica via concreta per i cittadini per cambiare la legge elettorale».

In serata il premier è tornato a parlare per la prima volta dopo le elezioni.  «Desidero ringraziare - ha detto Berlusconi -  i milioni di donne e di uomini che sabato e domenica si sono recati ai seggi e hanno confermato nelle urne la loro fiducia nel Popolo della Libertà e nella mia persona. So che non era facile farlo dopo una campagna elettorale tesa a colpirmi con tante calunnie. Anche per questo, vi ringrazio di cuore perché - in modo democratico - al di là del conforto mio personale, avete sancito la nostra vittoria sia nelle elezioni europee sia in quelle per le amministrazioni locali, cambiando a nostro favore la geografia politica in moltissimi Comuni e Province da sempre dominati dalla sinistra».