La beffa del governo sul «bonus bebè»

La beffa, bonus bebè da restituire. Il danno: sanzione penale per falsa autocertificazione. I genitori: «Trattati come truffatori»
bonus bebè, beffa
Di Marco Ventimiglia
25 luglio 2011
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«Scusate sono una mamma di Prato e in questi giorni ho ricevuto una raccomandata dove mi viene intimata la restituzione non solo dei 1000 euro del bonus bebè ma anche il pagamento di una sanzione amministrativa di 3000 euro perché il reddito risulta superiore ai 50.000 richiesti. Ho controllato sia il mio CUD che quello di mio marito e nel 2005 come reddito complessivo avevamo 50.410 euro... Adesso io sono disoccupata da ben 3 anni e mio marito non sta ricevendo regolarmente lo stipendio da ben 4 mesi. Come possiamo fare?».

E' una mail, una delle tante, che stanno ricevendo in queste settimane le associazioni dei consumatori. Una storia, una brutta storia, quella della restituzione del bonus per i figli nati del 2005, che sta avvelenando le giornate di circa 8mila famiglie italiane. Una vicenda che sintetizza alla perfezione il populismo e l'inettitudine dei governi guidati da Berlusconi, nel caso in questione l'attuale esecutivo e quello in carica quando fu emanato il discusso "regalo" per i neonati.

Due lettere. Sono quelle che scandiscono la tempistica di questo guazzabuglio paradossale. La prima, firmata direttamente da Berlusconi, informava direttamente il bebè del diritto maturato con toni da televendita: «Caro..., felicitazioni per il tuo arrivo! E' il presidente del Consiglio a scriverti per porti la prima domanda della tua vita: lo sai che la nuova legge finanziaria ti assegna un bonus di mille euro? I tuoi genitori potranno riscuoterlo presso questo ufficio postale. Un grosso bacio». La seconda missiva, spedita adesso dal Ministero dell'Economia, non contiene invece alcuna felicitazione: «Dagli accertamenti effettuati è emerso che Lei ha falsamente dichiarato di avere un reddito familiare complessivo non superiore a 50.000 euro... Si contesta, pertanto, di avere riscosso illecitamente il bonus bebè utilizzando un'autocertificazione mendace... Si intima la restituzione entro 30 giorni del bonus e il pagamento della sanzione amministrativa pari a 3.000 euro che dovrà essere effettuato solo dopo che il giudice penale si sarà pronunciato in merito alla punibilità della falsa autocertificazione».

Manuela Ghizzoni, deputata del Pd, da tempo si sta occupando del caso. Sul suo sito dialoga con molte delle famiglie coinvolte, ed ha infine "costretto" a rispondere ad una specifica interrogazione il sottosegretario con delega alla Famiglia, Carlo Giovanardi. «La vicenda - dice - è l'emblema della politica di Berlusconi e dei suoi governi. A suo tempo furono stanziati 696 milioni per un provvedimento, quello del bonus bebè, utile soprattutto alla propaganda del centrodestra e che riguardava tanto gli incapienti che le famiglie con reddito fino a 50.000 euro. Insieme alla pomposa comunicazione del premier venne spedito un allegato che indicava le modalità d'applicazione del provvedimento, nel quale però non si specificava se il "reddito complessivo" da considerare era quello netto o lordo. E questo ha tratto in inganno molti, mentre un altro errore frequente è stato quello di non aver aggiunto l'eventuale reddito da fabbricati nel monte complessivo».

Insomma, a sei anni di distanza tante famiglie scoprono di avere sbagliato in buona fede. «Giovanardi - prosegue la deputata democratica - si è limitato a dare delle generiche rassicurazioni mentre il governo deve intervenire per "sanare" una vicenda di cui porta la responsabilità. Dire al cittadino di ricorrere all'autocertificazione senza fornirgli informazioni sufficienti porta a queste conseguenze. L'esecutivo deve eliminare le conseguenze penali mentre è giusto che le famiglie che hanno ricevuto il bonus senza averne i requisiti lo restituiscano». Fra l'altro, come hanno sottolineato le associazioni dei consumatori, in alcuni casi potrebbe essere scattata la prescrizione rendendo nulla la pretesa del ministero dell'Economia.