«Roma è tutta un magna magna»
Il primo viaggio dentro Eataly

Di Cesare Buquicchio
12 giugno 2012
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EATALY
Oscar Farinetti sa dove vuole andare. «Si può prendere il 670 oppure il 673, il 715, oppure il treno per la stazione Ostiense, o ancora la linea B della metropolitana e scendere a Piramide». E infatti conosce a memoria tutte le linee ferroviarie e quelle dei bus che passano dalla fermata che sta di fronte alla sua nuova creatura: Eataly Roma.

Che cos'è Eataly? Difficile spiegarlo: si può definire il più grande spazio al mondo dedicato al cibo, alla ristorazione e alla didattica del mangiare. I prezzi? Una birra Menabrea da 33cl fredda di frigo 1,90, per mangiare si va dai 3 euro dei chioschi ai 100 euro del ristorante Italia.

Eataly è anche un business che fattura 80 milioni di dollari nella sua sede di New York e punta a fare la stessa cifra in euro nella sua nuova sede di Roma.

Eataly è una azienda che sta dando lavoro (per ora a tempo determinato) a 557 giovani romani e che (se il fatturato sarà in linea con le previsioni) punta ad assumerne altri 300 e a pagarli non meno di un quinto di quanto prende il più pagato dei manager (secondo una massima di Adriano Olivetti che Farinetti ha inserito nelle icone dei 17 italiani e delle 17 italiane che hanno scritto la nostra storia). E se le cose andranno particolarmente bene, distribuirà a quei dipendenti, oltre a tredicesima e quattordicesima, anche una quindicesima mensilità di salario. Nientemeno...

Ma Eataly è anche la visione di un uomo che si dice nell'ordine un comunista, un furbo imprenditore, un sostenitore di Renzi, uno che è andato molto d'accordo con la Polverini, il figlio di un partigiano, un ottimista, uno che chiama scimmie i burocrati e fortunati figli di papà gli imprenditori che si riempiono la bocca con la parola merito, uno che “insomma, va bene la qualità e va bene pure Slow Food, ma le loro regole sono troppo, troppo rigide... Anche sta storia del Km Zero è un po' una esagerazione... Certo non le devo mangiare le arance a dicembre, ma se voglio mangiarmi una fetta di Jamón ibérico, e non sto in Spagna, lo compro e me lo magno!”.

Eataly, infine, è anche e soprattutto un dubbio e una scommessa. “Il cliente non ha sempre ragione. Neanche Eataly ha sempre ragione” si legge in uno dei cartelli con cui Farinetti ha punteggiato ogni angolo di questi 17mila metri quadri sbocciati dentro l'ex Air Terminal di Ostiense, una delle aree più degradate di Roma. Il dubbio e la scommessa sono legati a questo: alla possibilità di convincere almeno 6mila persone a raggiungere ogni giorno il grande centro commerciale del fritto napoletano e dei panini gourmet, dello spazio vegetariano e della pizza rigorosamente napoletana, del birrificio e dello spaccio di prodotti gustosi e chic da portarsi a casa, del gelato mantecato al momento e dei corsi dei grandi chef. Farinetti ci crede, ci ha investito una carriola di milioni e, coi tempi che corrono, è una scommessa che forse conviene andare a vedere.