Gio 23 febbraio, aggiornato ore 08:42

Risposta al Corriere di Claudio Sardo

L'Unità non sarà in edicola in ragione dello sciopero dei poligrafici. Non sono d'accordo con de Bortoli. Lo sciopero di oggi è una grande opportunità.
Di Claudio Sardo
5 settembre 2011
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Non sono d'accordo con Ferruccio de Bortoli. Il direttore del Corriere della Sera scrive oggi che lo sciopero dei poligrafici Cgil, impedendo l'uscita del suo giornale ma non di molti altri, si configura nei fatti come un atto di ostilità della Cgil per le critiche e le posizioni assunte dal Corriere.

Intervengo perché anche l'Unità non sarà in edicola in ragione dello sciopero dei lavoratori poligrafici, perché il danno commerciale alla nostra testata è in proporzione persino superiore a quello del Corriere, e perché con De Bortoli ho condiviso la richiesta della deroga, che avrebbe consentito a tutti i giornali di essere il 6 settembre regolarmente sul mercato.

Mi auguro che in futuro il sindacato dei poligrafici valuti i rischi degli effetti distorsivi che un'astensione parziale dal lavoro può produrre sul sistema dell'informazione. Il mio dissenso tuttavia riguarda il giudizio sulla Cgil.

Lo sciopero di domani è innanzitutto una grande opportunità per il Paese. Le stesse modalità - a partire dalla scelta di fermare il lavoro per 8 ore - sono parte integrante di questa battaglia e sono proporzionate alla gravità della situazione e all'iniquità della manovra. Continuo ad essere convinto che il percorso di ricomposizione sociale debba riprendere da domani stesso. Ma in ogni caso il segnale più importante riguarda ora la necessità di una svolta nel Paese, di un cambio di rotta, perché l'inerzia e il traccheggiamento stanno aumentando enormenente i pericoli per l'Italia.

La Cgil e il suo segretario Susanna Camusso hanno avuto coraggio. E la loro scelta consente di dare voce e rappresentanza ad un'Italia che vuole cambiare. Di più, consente di rimettere al centro le questioni sociali, invece delle solite narrazioni sulla politica strutturalmente impotente, in cui tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera.