Recensioni

Il viaggio di Chandra (in dvd)

 
Di Pietro Greco
25 marzo 2010
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L’India è, con la Cina e la Corea del Sud, una delle potenze scientifiche emergenti dell’Asia. È, ormai, tra i primi otto paesi che investono di più al mondo in ricerca e sviluppo. Ha, soprattutto, un numero di ricercatori prossimo al mezzo milione (circa sei volte l’Italia).
Tuttavia la l’India vanta anche una grande tradizione scientifica. In tempi antichi, come tutti sanno (dobbiamo ai matematici indiani l’”invenzione” dello zero). Ma anche in tempi recenti. All’inizio del XX secolo l’India era uno dei pochi paesi che non affacciano sull’Atlantico del Nord ad avere una presenza scientifica davvero importante. Primi fra tutti, i fisici. E tra loro i due “Chandra”, zio e nipote.
Lo zio, Chandrasekhara Venkata Raman, vincitore nel 1930 del premio Nobel per la fisica per la scoperta di un effetto – l’effetto Raman – della diffusione della luce particolarmente importante in spettroscopia. E il nipote, Subrahmanyan Chandrasekhar, che proprio nel 1930 lascia l’India (anche su suggerimento dello zio) per recarsi a studiare in Inghilterra. Dove svolge studi tanto importanti che gli valgono il premio Nobel nel 1983. Dopo la famiglia Curie, probabilmente la famiglia dei Chandra è stata la più premiata a Stoccolma.
A lui, a Subrahmanyan Chandrasekhar, e alla sua storia Giuseppe Mussardo, fisico della Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati (SISSA) di Trieste, ed Enrico Agapito, regista tra i più esperti in Italia in narrazioni scientifiche, hanno dedicato un Dvd di grande interesse e di piacevole visione: Chandra. The journey of a star (edito da Realizzazioni Audiovisive di Enrico Agapito) Chandra, il viaggio di una stella. Laddove la stella è egli stesso, ma anche un corpo celeste che, attraverso un lungo viaggio gravitazionale, si trasforma in un buco nero.
Il video di Mussardo e Agapito racconta proprio questo viaggio. Anzi, questi viaggi. Il viaggio del giovane Chandrasekhar sul piroscafo Pilsna, del Lloyd Triestino, che fa rotta da Bombay a Venezia. E il viaggio di una stella verso il suo destino. Nel corso della navigazione, che dura quindici giorni, il giovane indiano riflette sul destino delle stelle, cui aveva iniziato a pensare durante i suoi studi all’università di Madras. Le intuizioni che ha riguardano il rapporto tra la massa di una stella e il suo destino. Egli dimostra che una stella di massa pari o inferiore a 1,44 volte quella del nostro Sole il destino è quello di diventare una “nana bianca”. Esaurito il combustibile nucleare, il plasma stellare non più sostenuto dalla forza esplosiva delle reazioni di fusione dei nuclei atomici che avvengono all’interno della stella, iniziano a collassate. Il volume diminuisce, finche l’agitazione degli elettroni degeneri non mette fine al collasso gravitazionale. In questo modo la stella diventa una “nana bianca”.
Questa storia, calcola il giovane Chandra, vale solo per le stelle che hanno una massa inferiore a 1,44 volte quella del Sole. Ma cosa succede alle tante stelle che hanno una massa superiore? L’intuizione di Chandra è che in quel caso il collasso non può essere trattenuto, la materia continua a precipitare verso il centro, formando un oggetto sempre più denso e compatto. La pressione è tale che elettroni e protoni sono costretti a fondersi: nasce una stella a neutroni.
Ecco qual è il destino di una stella pesante.
Ma se la stella è molto più pesante del nostro Sole? Allora anche i neutroni continuano la loro corsa verso il centro. Finché a un certo punto l’oggetto diventa così denso e compatto da essere dominato dai fattori relativistici. Fuori dal gergo dei fisici: la sua forza di gravità diventa così grande che il collasso procederà all’infinito e nulla, neppure la luce, riuscirà più a sfuggirgli. Ecco qual è il destino di una stella molto pesante: la formazione di quello che oggi noi chiamiamo un buco nero.
Il giovane giunge infine a Londra, dove studia presso uno dei fisici più noti al mondo: sir Arthur Eddington, l’uomo che nel 1919 ha verificato la correttezza della relatività generale di Einstein.
Chandrasekhar mantiene per sé i risultati del suo lavoro per quattro anni. Poi li raffina, li consolida e si ritiene pronto a renderli pubblici. I suoi studi ricevono l’incoraggiamento dello stesso Eddington. Ma non così i suoi risultati. In particolare quell’idea che una stella possa trasformarsi non in una nana bianca, ma in una stella nera. Cui nulla può sfuggire. E che, quindi, nessuno può vedere (salvo accorgersi dei suoi effetti gravitazionali).
Per l’11 gennaio 1935 alla Royal Astronomical Society di Londra è annunciata una conferenza del dottor Chandrasekhar sui viaggi delle stelle. Ma quando il giovane fa concludere in un buco nero il viaggio di una stella molto pesante, il primo ad alzarsi incollerito è proprio sir Arthur Eddington: «L’idea che una stella possa contrarsi all’infinito è una buffonata cosmica – sbotta l’inglese -. Penso ci debba essere una legge di natura che vieta a una stella di comportarsi in maniera così assurda».
Adesso è il giovane che vorrebbe sprofondare all’infinito. Avere contro Eddington significa avere contro buona parte della comunità degli astrofisici. Il suo dramma dura per anni. Chandrasekhar vorrebbe abbandonare il settore di ricerca. Ma per quanti sforzi facciano i colleghi per falsificare la sua teoria, non ci riescono. Il modello regge. Alla fine sia i teorici sia gli astronomi che scrutano l’universo devono arrendersi. I buchi neri esistono. Ce n’è uno, immenso, anche al centro della nostra Galassia.
Morale della storia. Nel 1983 la Reale Accademia delle Scienze di Stoccolma prende atto che i calcoli di Subrahmanyan Chandrasekhar sono tutt’altro che buffonate cosmiche, ma un enorme salto nella comprensione dei fenomeni fisici che avvengono nell’universo. E assegna all’indiano il premio Nobel. Oggi il limite che segna il destino di una stella è chiamato “limite di Chandrasekhar”.
Il valore e la determinazione di un giovane hanno avuto la meglio sul pregiudizio e sul potere.
È bello sentirselo raccontare, di questi tempi.