Recensioni

Il paradosso dei fiocchi di neve

 
Di Pietro Greco
1 aprile 2010
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È inutile che vi mettiate al microscopio per cercare di provare il contrario: non esistono due fiocchi di neve uguali. Ciascuno ha una forma diversa dall’altro. A maggior ragione non esistono due persone uguali. Anche se mettete a confronto due gemelli monozigoti, sarete sempre in grado di distinguere l’uno dall’altro. Ciascuno dei gemelli e persino ciascuno dei fiocchi di neve è dotato di una sua irriducibile individualità.
Lo sanno i biologi delle popolazioni: ciascuna specie vivente è costituita da individui l’uno diverso dall’altro. Ma lo sanno anche i morfologi: non c’è oggetto inanimato del mondo macroscopico – sia essa una pietra preziosa o un semplice granello di sabbia, sia esso un fiocco di neve – una che abbia una forma identica a quella di un altro.
Già, ma dove nasce questa irriducibile diversità? Non è mai stato semplice rispondere a questa domanda. Perché una volta – prima della fisica quantistica – ci portava nel vicolo cieco della intrattabilità e oggi, con la fisica quantistica, ci porta nel vicolo cieco del paradosso. Il perché ce lo spiega Peter Pesic in un dottissimo eppure godibile libro – intitolato, appunto, Il paradosso dell’identità, Bollati Boringhieri, pagg. 170, euro 23,00 – appena pubblicato in italiano che attraversa con sciolta padronanza la storia della filosofia, della letteratura e della fisica nel tentativo di spiegare l’origine della nostra individualità.
Tra i primi a porsi il quesito sono stati i filosofi (e i poeti) dell’antica Grecia. Tutti, bene o male, constatavano l’irriducibile individualità degli uomini (e degli oggetti del mondo sensibile). Omero per esempio affronta da par suo il tema quando, nell’Iliade, ci propone l’individualità irriducibile di un oggetto (l’elmo di Ettore) o nell’Odissea il tema dell’individualità di una persona (Penelope che cerca di capire al di là di ogni dubbio se l’uomo sbarcato sull’isola dopo vent’anni è davvero il suo Ulisse o è un impostore). Nessuno poteva risolvere il tema dell’origine – del perché? - di queste irriducibili individualità perché ogni tentativo portava in un mondo inesplorabile: Democrito, per esempio, propone di cercare una spiegazione in oggetti microscopici chiamati atomi. Ma ciò che accade nel mondo degli atomi non era verificabile con l’esperienza dei sensi. E, dunque, il problema delle origine e della causa prima risultava non scientificamente (e filosoficamente) trattabile.
Oggi il mondo microscopico è fisicamente attingibile. È possibile condurvi “sensate esperienze” e “certe dimostrazioni”, sia pure mediate da strumenti “intrisi di teoria”. È dunque possibile trattare il problema. Ma eccoci che dalla padella della intrattabilità cadiamo nella brace del paradosso. Perché all’origine dell’individualità troviamo l’identità. Infatti, a fondamento del mondo macroscopico, popolato da insiemi di elementi dotati di irriducibile individualità, c’è il mondo microscopico dei quanti, popolato da insiemi di elementi – le particelle quantistiche – dotati di assoluta identicità. Ogni elettrone è identicamente uguale a un altro elettrone. Ogni quark up è identicamente uguale a un altro elettrone.
Dove nasce, dunque, l’individualità macroscopica? Si potrebbe rispondere che nasce come proprietà emergente di grandi popolazioni di oggetti microscopici i cui aggregati sono, peraltro, segnati dalla storia. Ma è una risposta che spiega il come, non il perché. Anche l’autore del libro – che passa con grande maestria da Omero a Kafka, da Democrito a Leibniz, da Aristotele a Kant, da Newton a Einstein, da Faraday a Born, da Heisenberg a Dirac – non fornisce una risposta chiara. Persic propone infatti che l’individualità sia un processo, che si costruisce nell’interazione del sé con gli altri e col mondo. Ma la risposta ancora una volta non è conclusiva. Non sappiamo spiegare perché nel mondo c’è tanta irriducibile diversità se a fondamento del tutto c’è una profonda identicità. In realtà nessuno può risolvere l’apparente paradosso. Per un motivo molto semplice, perché il passaggio dal “micro” al “macro”, dal mondo dei quanti e dell’identicità al mondo degli oggetti macroscopici e dell’individualità non è stato ancora risolto. È, come sosteneva proprio Paul Dirac, il più grande problema aperto della fisica teorica contemporanea.