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Il Nobel Shekman: "Boicottiamo Science e Nature"

Randy Shekman
Di Cristiana Pulcinelli
11 dicembre 2013
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Randy Sheckman è uno dei tre vincitori del Nobel per la fisiologia e la medicina 2013. Il giorno in cui lo scienziato ha ricevuto il premio dalle mani del re di Svezia, il quotidiano inglese The Guardian ha pubblicato un suo articolo dai toni molto duri: Shekman vi scrive che lui e tutti quelli che lavorano nel suo laboratorio boicotteranno le tre riviste scientifiche più famose al mondo: Nature, Science, Cell.
Quelle che il premio Nobel chiama “riviste di lusso” distorcerebbero il processo scientifico. In che modo? “Curano in modo aggressivo i loro marchi, più per vendere abbonamenti che per stimolare la ricerca. Come stilisti che creano borse in edizione limitata, sanno che la scarsità alimenta la domanda e limitano artificialmente il numero di articoli accettati. I marchi esclusivi vengono poi commercializzati con un espediente chiamato impact factor - un punteggio che misura il numero di volte che i suoi articoli sono citati da successive ricerche”. Una misura profondamente sbagliata, ribadisce Shekman, dal momento che è diventato un fine in sé “ed è dannosa per la scienza come la cultura dei bonus lo è per il sistema bancario”.
La verità, dice il Nobel, è che i redattori di queste riviste sanno bene che un articolo può essere molto citato perché è buona scienza , ma anche perché è accattivante, provocatorio o semplicemente fasullo. La loro politica quindi è quella di accettare articoli che verranno ripresi dai media perché “esplorano argomenti sexy o fanno affermazioni stimolanti”. Salvo poi essere costretti a ritirarli, come è successo nel 2006 quando Science ha dovuto ritirare un articolo sulle cellule staminali di uno scienziato coreano. Schekman cita inoltre l’Accademia delle scienze cinese, che versa circa 22 mila euro agli autori che riescono a pubblicare sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali.
C’è da dire – e per la verità lui stesso lo dice – che il premio Nobel ha un conflitto di interessi: è infatti il direttore di una rivista open access, eLife, un giornale on line sostenuto dalla Wellcome Trust, una fondazione che finanzia ricerche che si occupano del benessere degli uomini e degli animali. Le riviste open access danno accesso libero e senza restrizione degli articoli pubblicati. Gli abbonamenti alle riviste scientifiche tradizionali costano moltissimo, mentre nelle open access sono gli autori che pagano per pubblicare i loro articoli.
Che ci sia qualcosa da mettere in discussione nel modo in cui oggi si valuta la scienza, però, emerge anche da un altro articolo del Guardian. In questo caso l’autore è Peter Higgs, anch’egli vincitore di un premio Nobel per aver ipotizzato l’esistenza del famoso bosone che porta il suo nome. Higgs, che ha 84 anni, sostiene nell’articolo che difficilmente sarebbe sopravvissuto oggi come scienziato. Qualsiasi università dei nostri giorni lo avrebbe cacciato perché poco produttivo, in quanto i suoi articoli pubblicati su riviste di alto impact factor sono stati pochissimi. Per questo possiamo dire che non è stato un grande scienziato?