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Il patchwork del '77 nel web

11 gennaio 2012
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Avete presente quelle coperte, dette anche trapunte, fatte di tante pezze diverse? Sono i patchwork, parola e oggetto inventati dai pionieri americani di un paio di secoli fa per riciclare frammenti di tessuti diversi, consunti e straziati dal tempo.

E' una delle migliori metafore per intendere il principio ipertestuale del web: una combinazione di frammenti che hanno una loro autonomia, una loro storia ed anche una geografia. Si collegano punti diversi tra loro, indipendenti l'uno dall'altro. Ma intimamente interconnessi. E' più efficace della stessa metafora espressa da web, parola che significa ragnatela e presuppone qualcosa fatto da uno solo, il ragno. Meglio patchwork: grande coperta connettiva, aperta a qualsiasi implementazione di frammenti di tessuti diversi.

Ringrazio Marzia Bisognin per questa intuizione, nel suo intervento introduttivo al libro fotografico di Enrico Scuro “I ragazzi del '77”, mentre scrive delle pratiche di sostegno collettivo che gli Amish facevano alle giovani coppie di sposi, producendo una trapunta, un patchwork appunto.

Arrivo al punto: è dall'album fotografico sul Movimento del ‘77 a Bologna, pubblicato mesi fa su Facebook dal fotografo Enrico Scuro, che s'è sviluppato, in una sorta di gioco combinatorio di memorie emozionali lanciate in rete, un patchwork di informazioni sul vissuto di quella stagione calda, non solo per i conflitti ma per la densità di relazione umana che è stata espressa da una generazione messa poi all'angolo.
Facebook è una centrifuga ma una volta tanto ha messo in circolo qualcosa di molto sensato: il valore straordinario di una memoria fatta di microstorie, sperimentazioni vitali e tensioni creative che la Storia ha liquidato come “anni di piombo”.
A quel messaggio in bottiglia lanciato sul social network hanno risposto in centinaia.

Non solo commenti e ricordi ma frammenti di un discorso poetico e politico che è rimasto compresso, schiacciato e irrisolto in tutti questi anni. In quelle microstorie c'è la creatività tecnologica che ha creato una delle radio più libere, Radio Alice, c'è la qualità dell'auto-organizzazione e di un pensiero ecologico che anticipava le attuali strategie green e dell'inter-operabilità sostenibile.

Ci sono le facce, splendide e scanzonate, di un popolo che non è riuscito farsi società, evaso in terre lontane ad oriente e immerso nelle sperimentazioni underground che oggi però si rivelano giacimenti di intuizioni per attraversare gli scenari aridi della grave crisi di transizione. Quelle facce, oltre che dalle foto di Scuro, arrivano dai cassetti rivoltati per partecipare al gioco connettivo avviato su facebook e ora pubblicato in un emblematico volume con più di 1200 foto. Un libro edito da Baskerville-SonicPress che verrà presentato martedì 17 gennaio alla Libreria Coop Ambasciatori di Bologna.

Link utili

L'ampia raccolta delle foto di Enrico Scuro
http://www.cd4sale.it/product.php?productid=24935&cat=0&page=1

La pagina facebook di “I ragazzi del '77”
http://www.facebook.com/pages/I-Ragazzi-del-77/255774697805568

Wikipedia sul Movimento del 1977
http://it.wikipedia.org/wiki/Indiani_metropolitani#Il_Movimento_del_.2777

Una riflessione sull'ala creativa del '77
http://www.urbanexperience.it/groups/performing-mediapolitica-e-poetica-delle-reti/forum/topic/il-movimento-del-77-l%E2%80%99ultima-avanguardia/#post-new