Letizia avvelenata di O. Pivetta

Di Oreste Pivetta
4 maggio 2011
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Leggo che il 2011 è cominciato bene: a Milano siamo ai vertici, anzi alle stelle, per quanto riguarda l’inquinamento. Una volta l’ex sindaco Albertini, a quelli che facevano notare che Milano era una delle città più care d’Europa, rispose che i milanesi ne dovevano andare fieri e contenti: si vede, questa fu la conclusione del sindaco, che erano tutti ricchi. Con l’aria inquinata potrebbe valere lo stesso ragionamento: più smog, più macchine in circolazione, case più calde, milanesi più ricchi. La Moratti invece tace. Sicuramente qualche cosa prometterà. Dovrebbe bastare questa notizia, il nostro primato a colpi di polveri sottili, perché tutti si decidessero a mandarla a casa (o a trattenerla a casa sua, nella sua lussuosissima dimora), tutti coloro che avessero un poco di riguardo per i propri polmoni.  È stato, dicono i dati, nei primi quattro mesi,  l'anno peggiore, da quando esiste Ecopass, cioè la tassa per le vetture inquinanti che circolano in centro, in centro, dove si dovrebbe pagare il ticket antismog (in realtà le auto «sottoposte a tariffa», come dicono in Comune, sono ormai meno del 20% di quelle che entrano nei Bastioni). Chi fa i rilievi, trova anche le spiegazioni: aria stagnante, vento debole, scarse piogge. Non potendo cambiare a piacimento il tempo (c’era stato un tipo, un inventore, che in televisione, negli anni sessanta, aveva proposto di spianare gli Appennini dalle parti di Genova per eliminare la nebbia padana), bisognerebbe intervenire sulle cause: riscaldamenti e motori. Il guaio è che non si è fatto nulla, anche se la signora Moratti sostiene che va tutto bene e si vanta dal fatto che la soglia del pm10 consentita sia stata superata nel 2010, in un anno, solo 87 volte (per l’Unione europea non si dovrebbe andare oltre i 35 giorni). In quattro mesi siamo già arrivati a sessantasette. Basterebbe. Basterebbe questo non tanto e non solo per una class action, quella promossa da alcune decine di milanesi, ma soprattutto per non votare Moratti.

Il sindaco in questi giorni s’è presa anche i rimproveri dell’associazione degli imprenditori nell’edilizia. Clamoroso. Perché non c’è stata amministrazione che abbia fatto tanto e promesso tanto per il mattone. L’Assimpredil contesta alla Moratti la chiusura “comunale” delle sue politiche, l’assenza di una strategia che coinvolga tutti i comuni della Grande Milano, di un agglomerato che accoglie cioè senza interruzione quattro milioni di abitanti. L’Assimpredil si preoccupa di case, cemento e asfalto, ma la critica svela anche la debolezza delle politiche antinquinamento. Basti pensare alla dimensione della cosiddetta zona ecopass, nata appunto per sventare gli smog da circolazione, troppo piccola, troppo modesta, troppo “isola” dentro quel mostro che è ormai Milano con il suo hinterland, per servire a qualcosa. Basti pensare alle domeniche antismog, quelle a traffico privato vietato: entro la cinta del comune di Milano, senza un minimo tentativo di coordinamento con quanto sta attorno (non parliamo neppure delle deroghe, perché già si sa che deciso un divieto, subito si decidono anche le esenzioni dal divieto).

Chi non rimprovererà la Moratti sarà il signor Esselunga, cioè il signor Caprotti, quello che protesta contro le Coop. Milano e la Lombardia sono diventate la sua colonia. Come denunciava Arcipelago.com (il settimanale on line diretto da Luca Beltrami Gadola) Caprotti è capace di costruire i suoi parallelepipedi commerciali in barba a qualsiasi regola: come costruire ad esempio ad Affori, periferia nord, un mostro commerciale da seimila metri quadri e un edificio di undici piani, in un’area a destinazione industriale con una semplice dichiarazione di inizio lavori (Dia), senza una variante attuativa al Prg vigente, senza neppure una comunicazione agli uffici comunali del settore commercio. Ecco chi potrebbe votare per la Moratti (il signor Caprotti non credo sia residente a Milano, ma ha molti mezzi per convincere altri a farlo).

I sondaggi intanto si moltiplicano. Uno dà Letizia al 49 per cento, altri danno tra lei e Pisapia una differenza di un paio di punti, un altro ancora li dà alla pari. Diamo retta ai sondaggi? Ma no, impegniamoci tutti a votare e a far votare, riflettendo sulla condizione di Milano, magari proprio sulla qualità della sua aria, l’aria che noi respiriamo. Non facciamoci distrarre da Berlusconi, che quando è arrivato a Milano per presentare la sua candidata, ha spiegato che non si vota per il sindaco ma soltanto per lui (che si è messo, infatti, capolista, tanto per non dar corpo a qualche dubbio), ha spiegato che non si elegge un consiglio comunale ma che gli elettori dovranno solo esprimere il loro consenso al suo governo, naturalmente contro i comunisti invidiosi (lo ha ripetuto due sere fa, in una delle sue comparsate telefonica ad un pranzo di vecchie signore a sostegno della Moratti). Letizia sempre in disparte, penosamente silenziosa.

L’altro giorno alla signora Moratti è toccata pure la benedizione leghista. Bossi le ha spiegato che adesso con il suo federalismo arriveranno i soldi e che loro, i leghisti, le diranno che cosa ne deve fare, poi le ha rifilato in mano una bandiera della Lega e lei, giudiziosamente, l’ha dispiegata, agitandola. Qualche settimana fa l’avevamo vista con il fazzolettino verde sotto la giacca. Si è allargata alla bandiera. Che cosa le fanno fare. Per un momento abbiamo provato pena per un candidato sindaco di una grande città come Milano tirata da una parte da Berlusconi, svillaneggiata dall’altra da Bossi. In un angolo, senza pace, pallida, esangue, senza parole, in balia persino di un Lassini qualunque e dei suoi criminali manifesti.