A mensa: «Ragazzi, mio figlio mi dà un sacco di problemi. S’è messo in testa che... Non riesco nemmeno a dirlo». «Vuole tatuarsi un drago su una natica?». «Magari! Un tatuaggio con qualche cento euro te la cavi. No, lui...». «Dai, a noi puoi raccontarlo». «...Vuole laurearsi! Ecco, l’ho detto! Vuole laurearsi in medicina. Ed è pure bravo, ha la media del 28!». «Beh, un medico in famiglia serve sempre». «Soprattutto se vuoi che trovi un posto a tuo figlio che si laurea in medicina, ma noi in famiglia non abbiamo medici: mi dici come facciamo a raccomandarlo? Non capisco dove abbiamo sbagliato, e sì che da piccolo gli facevamo guardare un sacco di televisione! Ma quello è fatto così, è un ribelle, è sempre stato anticonformista: si è messo a studiare e studiare... Ma lo sapete quanto mi costa? Solo di tasse universitarie 1200 euro, più i libri, il treno tutti i giorni... Va a finire che mi tocca fare un mutuo». «Poteva andarti peggio. Pensa che mio figlio ha trovato lavoro. A Roma, alla radio, in un programma culturale. Con centinaia di giornalisti che volevano quel posto, hanno preso lui... Quando si dice la sfiga. Lavora 10 ore al giorno senza straordinari pagati, con una paga oraria che qui da noi in fabbrica nemmeno i manichini del crash test vengono pagati così poco, e secondo me sono pure più garantiti. Netti gli entrano in tasca 700 euro, e con quello che costa a Roma un posto letto, un tramezzino in pausa pranzo, la benzina, le trasferte che deve anticipare lui... Va a finire che mi costa 600 euro al mese quando va bene». «Ragazzi, ora che ho ascoltato le vostre storie mi sento molto meglio. Io pensavo di essere sfortunato perché mio figlio a 28 anni non si è ancora laureato, non lavora e sta tutto il giorno chiuso in camera sua... Ma è proprio vero che prima di lamentarci dovremmo sempre pensare a quelli più sfigati di noi».