Cosa penso degli stranieri? Sono troppi. Soprattutto in carcere

Di Francesca Fornario
28 gennaio 2012
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Un poliziotto al barista: «Un whisky. Doppio». «Giornata pesante?». «Al solito. È che non ne posso più di vedere certe scene. Immagina di trovarti di fronte a sei uomini che dormono su delle brande luride, in sei in una stanzetta di 15 metri quadrati, con un fornelletto elettrico per cucinare accanto alla latrina, una puzza di piscio infernale». «Stranieri?». «Tutti stranieri, per forza». «Accidenti, non deve essere facile il suo lavoro». «Il fatto, amico mio, è che sono troppi. L’ho detto anche ai miei superiori: non ha senso far entrare tutti questi stranieri solo perché sono stranieri... È una cosa che non succede in nessun altro paese civile, io dico che devono andarsene. Sì, insomma dovremmo mandarli via, impedirgli di entrare, perché sono veramente troppi. Almeno 21mila e cinquecento in più di quelli per i quali c’è posto. Sono dati del Ministero». «Giusto, è uno schifo, non possiamo farne entrare altri!». «Ma purtroppo questo è un tema delicato, e anche a livello politico si fa molta confusione. Quelli di sinistra dovrebbero essere i primi a dire: “Signori, non c’è più posto, dobbiamo mandarli via, tutti fuori”. E invece...». «Ci vorrebbe più coraggio». «Tutto il giorno dentro quella stanzetta, senza vedere la luce del sole... Per non parlare delle donne costrette ad abbandonare i loro bambini alle nonne... Ci sono un sacco di ragazze marocchine, somale... Sai cosa penso? Che a vivere in quelle condizioni finisci per diventare un criminale. Per forza. Uno di quelli che non hanno più niente da perdere... Non ci vuole mica un genio per capire che in quel contesto così degradato si sviluppa la violenza, e infatti ci sono continue risse, alcuni diventano pericolosi per loro stessi e per gli altri... E noi non sappiamo più che fare, non sappiamo come fermarli». «Andrebbero sbattuti in galera». «Ma è lì che stanno. Faccio la guardia carceraria».