Pd, corsa alle segreterie regionali: su 60 candidati solo 8 donne
Niente più quote rosa nel Pd, almeno non nella scelta dei candidati alle segreterie regionali. Se l'anno scorso l'applicazione delle quote rosa consentì di inserire nelle liste per il Parlamento il 40% di donne e di contare tra gli eletti il 33% di donne, a poche ore dal termine per presentare le candidature per le segreterie regionali (stasera alle 20), le donne in campo sono solo 8 su circa 60 candidati (cioè il 15%): tre per la mozione Marino, tre per la mozione Franceschini, due per quella di Bersani.
Ci prova Debora Serracchiani, candidata alla segreteria Pd in Friuli Venezia Giulia, dopo essere state eletta anche al parlamento europeo, a tingere di rosa lo schieramento di Franceschini. Insieme a Francesca Barracciu, candidata in Sardegna. E Maria Angela Bastico, già sottosegretario all'Istruzione nel governo Prodi e prima ancora assessore regionale della giunta Errani, candidata in Emilia Romagna.
Tre candidate donne anche per la mozione Marino. Nel Lazio la veltroniana Ileana Argentin, già delegata all'handicap con Veltroni in Campidoglio e ora deputata, che ha scelto di sostenere il senatore-simbolo della lotta sul testamento biologico piuttosto che Franceschini. In Calabria, Fernanda Gigliotti. E in Friuli Venezia Giulia Maria Cristina Carloni, medico di base a Ronchi e Monfalcone, già consigliera regionale con Illy e coordinatrice regionale delle donne diessine. Una delle leader dei comitati per abolire la legge sulla procreazione assistita.
Ancora meno roseo lo schieramento di Bersani, dove, per ora, in rappresentanza dell'altra metà del cieolo ci sarebbe solo Rosanna Filippin nel Veneto e una scelta ancora aperta tra Wanda Carbone e Danila Rossi che però potrebbero dover cedere il passo ad Alberto Stenico in Alto Adige. Per il Veneto, a dire il vero, la mozione Bersani aveva indicato anche un'altra candidatura"'rosa", quella di Laura Puppato; ma, essendo sindaco di Montebelluna, è stata esclusa (a favore della Filippin) in nome del principio della non cumulabilità degli incarichi.
Principio che ha spinto Bersani a non appoggiare la candidatura di Michele Emiliano in Puglia e a criticare quelle di alcuni franceschiniani, come Sergio Cofferati (Liguria) o Serracchiani. Se sulle donne il Pd è tornato indietro, sul mescolamento delle provenienze è sicuramente andato avanti, così come è accaduto a livello nazionale. Ed ecco che, solo per esempio, in Piemonte la mozione Franceschini presenta Cesare Damiano, sostenuto localmente da fassiniani, rutelliani ed ex popolari, mentre la mozione Bersani lancia l'ex Ppi Gianfranco Morgando, a sua volta sostenuto sia da ex Ds, che da esponenti vicini a Rosy Bindi e Enrico Letta. E lo stesso vale per le restanti regioni.
Non tutti i giochi sono chiusi. In alcune regioni si tenta la soluzione unitaria in vista delle Regionali della prossima primavera: è il caso delle Marche dove Palmiro Ucchielli (Bersani) dovrebbe trovarsi ai nastri di partenza da solo con il sostegno di tutti. Lo stesso potrebbe accadere per Raimondo Donzel (Franceschini) in Val d'Aosta. In Campania, invece, alcuni ex Ppi e rutelliani che sono schierati a livello nazionale con Franceschini (Salvatore Piccolo, Donato Mosella o Antonio Valiante), sostengono il candidato bersaniano, Enzo Amendola, anche qui in vista della partita delle regionali 2010. In Puglia, alle prese con l'inchiesta sulla sanità, Michele Emiliano, che sembrava propendere per Bersani, alla fine sarà sostenuto dai franceschiniani e avrà contro un candidato dalemiano, Enzo Lavarra.
Infine, c'è il Lazio: i veltroniani Roberto Morassut e Ileana Argentin correranno rispettivamente per le mozioni Franceschini e Marino, mentre per Bersani è in pole position l'economista Stefano Fassina rispetto a Alessandro Mazzoli. Anche qui i rutelliani potrebbero convergere a livello locale sul candidato bersaniano.



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