Franceschini: le coppie di fatto non sono una famiglia. E' duello sul bipolarismo in pericolo

Dario Franceschini e Pier Luigi Bersani mettono sul tavolo le carte che giocheranno l'uno contro l'altro nello scontro congressuale. Il primo si è dichiarato il «garante» del mantenimento del bipolarismo, contro il rischio di tornare indietro in caso di successo dell'avversario; il secondo ha contrattaccato attribuendo a Franceschini la perdita di 4 milioni di voti alle europee.
Intanto, dopo la rinuncia alla candidatura di Mario Adinolfi (che appoggia Franceschini) e di Renato Nicolini (che non ha presentato le firme richieste), a contendere la segreteria a Bersani e Franceschini non c'è più solo Ignazio Marino, ma anche una vecchia conoscenza del Pd: Amerigo Rutigliano, sessantenne ragioniere romano, che aveva tentato le primarie già nel 2006, ma aveva fallito la presentazione delle firme. Ora ne porta 42 in più del minimo consentito e spera di non essere smentito dalla verifica di validità.

 In due interviste, al Corriere della Sera e a Repubblica Tv, nonchè in un intervento all'assemblea dei Liberal del Pd, Franceschini è stato diretto: «Non dobbiamo pensare che il bipolarismo sia acquisito definitivamente», specie laddove esca di scena Silvio Berlusconi. Insomma, questo sistema «va salvaguardato dal ritorno a uno schema in cui le maggioranza e i governi non sono più decisi dagli elettori ma sono variabili e mobili». E poi non basta una legge elettorale a «mettere in sicurezza» il bipolarismo, che «sopravvive se ci sono due grandi partiti alternativi. Se invece scomponi questi grandi partiti e torni a un sistema centro-sinistra e
centro-destra, con il famoso trattino, tutto torna in movimento; non ci sono più due grandi partiti avversari, ma prevale il vecchio schema con la sinistra e il centro del centrosinistra».

 Franceschini, all'assemblea dei Liberal, specifica: «Non parlo di intenzioni esplicite» da parte di Bersani, ma «di tentazioni che emergeranno inevitabilmente» se dovesse prevalere uno schema politico, in cui il Pd torna ad essere un partito solo di sinistra, «delegando ad altri il compito di andare a cercare il voto moderato, mobile».

 «Il dato vero - ha replicato Filippo Penati, coordinatore della mozione Bersani - è che nell'ultimo anno e mezzo si sono persi 4 milioni di elettori, 300 mila al mese, oltre 10 mila al giorno. Bisogna cambiare». Insomma, «la prima cosa che il nuovo Pd deve però fare è capire come rimettersi in sintonia con l'elettorato, come riconquistare la fiducia». E per fare questo, ha aggiunto l'ex presidente della provincia di Milano, «serve discontinuità» con il passato.  Sulla stessa lunghezza d'onda il commento di Massimo D'Alema: «Il vero rischio per il bipolarismo è l'estremo indebolimento di questo partito che, in due elezioni, si è ridotto al 26%; dopo di che il bipolarismo diventa piuttosto difficile nel senso  della possibilità di riconquistare il governo del Paese». Rosy
Bindi punge: «A Franceschini manca il realismo. È falso che si abbia nostalgia delle maggioranza variabili, ma a Palazzo Chigi
non si va con il 33% e tanto meno con il 26...».

 Anche per Enrico Letta quelle di Franceschini sono «critiche infondate e fatte non con il tono giusto per una campagna
congressuale: se si spara la bomba atomica all'inizio, non immagino cosa accadrà dopo».  Ecco la contro-replica di Franceschini:  «Mi diverte un pò vedere che chi sui giornali mi diceva 'bravissimo, benissimò finchè non mi sono ricandidato, ora mi attribuisca la perdita di quattro milioni di voti. Eppure eravamo tutti lì a metterci la faccia».
  
Anche Fassino non ci sta e si affianca a Franceschini: «C'è stato un intero gruppo dirigente che vi si è misurato, quindi semmai c'è una responsabilità in solido e collettiva». E se si deve parlare di sconfitte, ha aggiunto, Penati e il segretario lombardo Maurizio Martina, entrambi con Bersani, non possono dare lezioni.

Dario Franceschini ha anche parlato di famiglia, coppie di fatto e adozioni gay. "Sul riconoscimento delle coppie di fatto c'è una posizione che è stata portata in parlamento piu volte  e che io condivido: è il riconoscimento delle coppie di fatto, che in base al nostro ordinamento costituzionale sono una cosa diversa dalla famiglia, ma devono avere diritti, riconoscimento e diritti. Le adozioni - continua il segretario del Pd - sono una cosa diversa, perché nelle adozioni c'è una terza persona, che è la più debole, che ha il diritto di avere in modo naturale un padre e una madre di sesso diverso. E l'adozione è un atto che deve essere riconosciuto dalla legge, penso che in questo caso si debba, la legge debba tutelare prima di tutto il diritto del meno protetto, che è il minore adottato".

"Condivido il riconoscimento dell'esistenza delle coppie di fatto» che però «sono una cosa diversa dalla famiglia». l'ha detto Dario Franceschini. «Diverso - aggiunge - è il caso delle adozioni. qui c'è una terza persona, il minore, che ha diritto di avere una tutela perchè è il meno protetto».


23 luglio 2009
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