L'attacco di D'Alema a Franceschini scuote il Pd. Fassino: 'Errore'
Il clima congressuale si infiamma. E nessuno sembra fare sconti. Così dopo l'affondo di Massimo D'Alema che ha stroncato la gestione Veltroni Franceschini ("un gruppo dirigente mediocre che ha fallito e che ora bisogna cambiare"), molti big hanno mostrato sconcerto per il salire dei toni. «Nessuno ha intenzione di fare la guerra a D'Alema ma purtroppo il suo tono è sconcertante», è l'altolà che l'ex segretario Ds Piero Fassino, schierato con Dario Franceschini, rivolge all'ex presidente. E se il terzo candidato, Ignazio Marino, si tiene fuori dalla mischia, cresce il malessere di molti che nel Pd ancora non hanno scelto con chi stare ma già temono mesi di deriva interna.
Senza giri di parole, Massimo D'Alema, davanti alla platea della festa del Pd, ha ricambiato, a dieci giorni distanza, l'affondo di Franceschini contro i rischi di consegnare il partito «a chi c'era molto prima». Parole che sono suonate di aperta sfida al segretario, impegnato a definire la sua piattaforma congressuale che, a quanto si apprende, sarà presentata verso il 15 luglio a Roma. E che al tempo stesso, evidenzia il veltroniano Giorgio Tonini, «sono la conferma dei timori, ipotizzati da Franceschini, che ci sia una parte che vuole tornare al passato, a coalizioni decise a tavolino e a partiti proprietà degli iscritti».
Tocca a Piero Fassino tentare di calmare le acque, difendendo però Franceschini: «L'azione del segretario del Pd andrebbe
valutata con maggiore equilibrio e generosità visto che ha guidato per quattro mesi con grande determinazione un partito in
crisi», avverte il coordinatore della 'mozione del segretario-candidato. Stoccata a D'Alema: "E' utile ricordare che la campagna elettorale ha visto tutti i dirigenti impegnati in uno sforzo corale che giustifica assai poco, oggi, prese di distanza e distinguo». Fassino invita tutti a recuperare «toni civili e rispettosi dell'opinione di ciascuno».
Ma il clima non è buono e si capisce da quel che dice il dalemiano Gualtieri neo-eletto alle europee: «È stato Franceschini - ribatte a muso duro - ad avviare una discussione astratta ed incomprensibile sul vecchio e sul nuovo. È tempo di cambiare costruendo finalmente una grande forza riformista e popolare e gli iscritti e elettori del Pd sapranno farlo».
Fedele al profilo annunciato, si tiene, invece, per ora fuori dallo scontro Ignazio Marino, forse l'ultimo candidato alla corsa congressuale a meno che domani gli ecologisti del Pd non decideranno di far scendere in campo il proprio uomo. E per
accreditare ancora di più l'immagine di sfidante «fuori dagli apparati», Goffredo Bettini, sponsor della candidatura del chirurgo, si fa ufficialmente da parte. «Marino riscuote consensi e appare il vero cambiamento», si compiace l'ex braccio destro di Veltroni, che, annunciando che il suo «impegno di direzione sul campo finisce qui», consiglia al senatore di «costruire la sua squadra in modo aperto respingendo protagonismi di potere di gruppi, correnti e individuali».
Il rischio che il congresso diventi un'altra volta il duello Veltroni-D'Alema per interposta persona è ben presente al gruppo dirigente del Pd e ieri l'ex segretario ha cercato di liberarsi della stretta, dicendo che per ora il suo contributo al Partito democratico è quello di tenersi fuori dallo scontro del congresso. «Per me - ha detto l'ex segretario del Pd nel corso di un incontro pubblico a Perugia , a proposito del Pd - è stata un'esperienza comunque meravigliosa. Ho lasciato il partito con un atteggiamento di serietà, non ho sbattuto la porta. Ora credo di dare un ulteriore contributo tenendomi fuori dal congresso».
Veltroni ha ricordato di «aver portato il Pd al più alto risultato nella storia italiana per una forza riformista (33,7%), e di avere girato 110 province italiane, facendo il contrario del modello berlusconiano». «Amarezze tante - ha aggiunto - delusioni tante, ma le porto con me, le tengo per me in uno scrigno interiore che non verrà aperto. Un pò per carattere, un pò perchè credo che questo
faccia bene al partito».
«Sono veramente sorpreso, oltrechè amareggiato, per la durezza delle valutazioni che Massimo D'Alema ha svolto ieri nei confronti del segretario nazionale del partito», dice Pierluigi Castagnetti, sostenitore di Franceschini. «Non si deve dimenticare- prosegue - che Franceschini oltre ad essere candidato al futuro congresso continua ad essere il massimo rappresentante del
partito e, insieme, il punto di riferimento di tutti gli iscritti e come tale merita il rispetto, in primo luogo da parte dei dirigenti, per ciò che ha fatto in questa difficile campagna elettorale e per quanto continua a fare in questa situazione politica che, come riconosce lo stesso D'Alema, può degenerare in tempi molto rapidi».



Condividi su: 
















