Intercettazioni, Di Pietro contro Napolitano. Ed è scontro col Pd. Franceschini: 'Intollerabile'
Napolitano ha dato un freno alla corsa della maggioranza per approvare la legge sulle intercettazioni, ma lo scontro non si placa. Anche perchè nel frattempo, mentre la maggioranza apriva qualche spiraglio a modifiche, Di Pietro ha nuovamente attaccato il capo dello stato, dicendo nel suo blog che il presidente "usa la piuma contro i golpisti". Il senso del ragionamento è che Napolitano ha preferito chiedere un ripensamento alla maggioranza per evitare lo scontro che sarebbe sorto inevitabilmente se non avesse firmato il testo caro a Berlusconi. La sortita di Di Pietro non è piaciuta al Pd. Franceschini ha subito difeso il capo dello stato: «È intollerabile che il leader dell'Idv coinvolga il Presidente della Repubblica nella polemica politica. Il Presidente sta svolgendo con intelligenza la sua funzione di garante delle regole e degli equilibri istituzionali. Di questo l'intero paese deve essergli grato».
L'uscita di Di Pietro per ora ha dato il destro alla maggioranza per attaccare a sua volta il Pd: "E' chiaro che deve lasciare al suo destino l'Idv, che segue una deriva estremista e giustizialista". Di Pietro ha prima rettificatop ma poi ha attaccato il Pd: "Franceschini, come al solito, capisce fischi per fiaschi. Nessuno -aggiunge- se la prende con il Presidente della Repubblica al quale semmai abbiamo rivolto una supplica, non certo una critica». Noi, dice Di Pietro, vogliamo attaccare il governo che vorrebbe fare solo cambiamenti di facciata. Di Pietro condisce la rettifica con una minaccia: «il Pd guarda al dito e non alla luna, criticando chi denuncia lo scandalo e non chi lo commette. Ce lo ricorderemo alle prossime regionali». Toni che non piacciono al Nazareno. Anche perchè il blog del leader dell'Idv è stato letto da tutti come un attacco molto pesante a Napolitano. No comment, ovviamente, dal Quirinale ma è chiaro che la sortita non è piaciuta.
Nonostante la nuova polemica le opposizioni sono unite nel chiedere al governo che il testa venga ritirato, perchè non basterebbero certo aggiustamenti di facciata. Dopo le aperture timide del ministro Alfano, secondo cui il testo non è blindato e la maggioranza non pensa di mettere la fiducia, le opposizioni attaccano. Del resto le preoccupazioni di Napolitano, come si ricorderà, riguardano i rischi di incostituzionalità presenti nel testo e anche le oggettive conseguenze che le norme care a Berlusconi avrebbero sulla possibilità di fare indagini e sul diritto di cronaca. In mancanza di correzioni importanti Napolitano si riserva di non firmare il provvedimento.
Contro le norme varate dal centrodestra come si sa è in corso un braccio di ferro con magistrati e giornalisti, entrambi preoccupati per gli effetti che le norme avrebbero una volta attuate. I magistrati considerano a rischio moltissime indagini importanti, i giornalisti lamentano che la minaccia di sanzioni limiterà il diritto di cronaca.
Il Pd aveva anche criticato l'intervista di Ghedini a Repubblica: "Non minacci il capo dello Stato". "Oggi - dice il capogruppo in commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti - Ghedini mostra per l'ennesima volta la sua ostinata chiusura giuridica e cecità politica per tutte le soluzioni più volte rappresentate dall'opposizione per superare i gravi profili di incostituzionalità del ddl intercettazioni". "Buon senso politico e rispetto delle istituzioni vorrebbero - afferma - che invece di rilasciare interviste dai toni minacciosi l'avvocato Ghedini, come responsabile giustizia del Pdl, mettesse in campo una attività di ragionevole persuasione per il ritiro da parte del governo di un testo viziato all'origine che fa male alla giustizia e offende la libertà di stampa".
Cicchitto però ha detto no a un ritiro del testo: la posizione del Pd è "inaccettabile", non possiamo fare a meno di ricordare che si tratta di una legge passata all'esame assai attento di un ramo del Parlamento e addirittura con un voto a scrutinio segreto, che ha registrato un consenso più vasto del plenum della maggioranza in Aula.
Franceschini per il Pd aveva già chiesto due giorni fa al governo di fermarsi e di rivedere il testo: «La lotta alla criminalità organizzata è una delle priorità per il nostro Paese. I grandi fenomeni criminali che vanno dal controllo del mercato della droga, delle armi o da quello dei nuovi schiavi, vanno combattuti senza esitazione e con tutti gli strumenti necessari. Se la legge proposta dal governo sulle intercettazioni divenisse realmente operativa, i danni per la lotta ai fenomeni criminali, come anche ai grandi reati finanziari o addirittura al terrorismo nazionale e internazionale, ne verrebbe indebolita se non resa sostanzialmente inefficace. Alla Camera abbiamo sollevato con forza queste nostre obiezioni, rappresentando anche dubbi sui profili di costituzionalità dei provvedimenti. Ora che la legge arriva alla discussione del Senato, torniamo a chiedere al governo di non fare forzature: davanti a tante e argomentate obiezioni (comprese quelle che tutelano la libertà di stampa) il governo si fermi e accetti di rivedere il testo in Parlamento».



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