Congresso Pd, Chiamparino rinuncia: «Troppo solo»
di Concita De Gregoriotutti gli articoli dell'autore«Ci ho pensato seriamente fino a stamattina. Ero a un passo dall’accettare questa candidatura che in così tanti, soprattutto dal popolo democratico, mi chiedevano. Poi mi sono fermato un momento, una breve pausa di solitudine, e ho sentito uno strano silenzio. Il silenzio della politica, perché c’è un’aspetto emotivo importante - quando si deve prendere una decisione come questa - e c’è un aspetto politico decisivo. Avrei corso per vincere, naturalmente, non per fare da candidato di colore in una partita a due. E per vincere c’è bisogno del sostegno del popolo democratico, naturalmente, degli amici e dei compagni ma soprattutto c’è bisogno del partito. Così mi sono messo in attesa di qualche telefonata rivelatrice. Non sono arrivate. Non ho sentito non dico Letta ma neppure Fioroni, non ho sentito nessuno di coloro che stanno preparando il congresso, né D’Alema, certo, né Fassino: da Piero, per meglio dire, non ho sentito una parola chiara e poiché ci conosciamo e ci stimiamo da quarant’anni, ho capito».
Sergio Chiamparino è nel suo ufficio di sindaco. «Sto guardando la posta. Può sembrare una sciocchezza, ma è decisivo, per me, rispondere ai cittadini. Lo faccio ogni giorno. Se fossero mancati pochi mesi alla scadenza del mandato, anche un anno, avrei potuto tirare la carretta ma due anni no, due anni sono tanti e non si può fare il segretario e il sindaco di una città come questa. Così se mi fossi candidato - lo avrei fatto, ripeto, per vincere - avrei dovuto interrompere il mandato. Non è il momento, non mi pare proprio che lo sia. Sarebbe stato un rischio lasciare Torino adesso, con queste condizioni politiche al Nord. Non abbiamo bisogno di interrompere quello che funziona.
«Certo, servirebbe anche un grande slancio alla guida del Pd. Di un rinnovamento vero, di un progetto deciso. È per questo che sono stato tentato. Ho creduto che la mia candidatura, se adeguatamente sostenuta, avrebbe potuto sbloccare un meccanismo fatale, far uscire questa campagna precongressuale dalla logica dello scontro frontale, degli eserciti schierati per cui l’unica domanda che si sente è “tu con chi stai” e non “tu cosa vuoi, come intendi realizzarlo”. Mi pare che sia questo invece che si vuole: lo scontro. Io avrei potuto mettermi al servizio del partito per evitarlo, non ho nessun interesse a fare il terzo uomo di facciata per avere un po’ di visibilità. Non ne ho davvero bisogno. Ho molto da lavorare, non mi basta il tempo. Ho sentito forte la spinta che viene dal basso. Capisco e vedo quanto grande sia l’area del malcontento, di quelli che non vogliono andare ad una conta che replica vecchi schemi e antichi dualismi. Ma un partito nuovo e un progetto forte non si fanno mettendo insieme il malcontento. Non serve e non basta.
Ci vuole coraggio, coesione, bisogna che le forze si uniscano e non si dividano: bisogna, bisognerebbe che ciascuno si chiedesse qual è il bene comune, l’obiettivo che lo realizza, e che si mettesse al servizio di quella causa persino suo malgrado. Non siamo ancora pronti. Il partito è insieme fluido e rigido. Potrebbero essere due virtù, risultano due difetti. È fluido laddove avrebbe bisogno di struttura, è rigido dove servirebbe elasticità. Ho capito, nelle ore del mattino, che la mia candidatura sarebbe stata funzionale alla legittimazione del duello e non sarebbe servita ad evitarlo. I candidati sono entrambe persone di grandissimo valore.
Non capisco perché si debba procedere per eliminazione e non per unione delle forze. So che moltissimi dei giovani che si affacciano oggi alla vita politica e molti dei meno giovani che se ne sono allontanati disillusi si aspettavano da me un gesto e mi dispiace non poter soddisfare la loro aspettativa ma in queste condizioni si sarebbe rivelata un boomerang. Avrebbe portato all’ennesima frustrazione. La speranza è un sentimento positivo, non le si può lasciare un angolo come palestra. Bisogna investire sulla forza di chi si aspetta da noi scelte chiare e coraggiose. Avere coraggio e chiarezza nel farlo. Verrà il tempo. Ho altri due anni da sindaco di una città magnifica, molto lavoro e nessun risentimento».



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