D'Alema: «Il mio candidato è Bersani»
di Andrea Carugatitutti gli articoli dell'autore
Veltroni fa un passo indietro, D’Alema ne fa uno avanti. Mentre Bersani e Franceschini fanno di tutto per scrollarsi il marchio dei due “fratelli maggiori”, che rischia di trasformare la loro sempre più probabile sfida di ottobre nell’eterna riproposizione del duello tra «Walter» e «Massimo».
LARGO AI GIOVANI
Ieri Veltroni, fortemente irritato per un retroscena che lo descriveva impegnato a disegnare manovre precongressuali, ha rotto il silenzio sulle vicende interne al Pd che si era imposto dopo le dimissioni. «Non ho intenzione di occuparmi di vicende interne del Pd, quando mi sono dimesso l’ho fatto convintamente». «Non tiratemi in ballo, sono solo polpette avvelenate». «Per salvare il centrosinistra non c’è bisogno di sfasciare il Pd, solo con un grande Pd lo si può ricostruire. Il mio impegno sarà per tenere vivo il progetto originale del Pd». Poi Veltroni ha lanciato un forte invito al ricambio generazionale: «Penso che sia matura una nuova generazione di dirigenti, identificabili con il Pd: un intero gruppo dirigente, giovani che possono essere credibilmente la spina dorsale del partito». Un modo per chiamarsi fuori dal ticket Franceschini-Serracchiani di cui era stato indicato come regista, e forse anche per tenersi le mani libere in vista della possibile nascita di una terza candidatura. Non a caso Veltroni ha ricordato che i sondaggi, al momento delle sue dimissioni, fissavano il Pd al 26,5%, e non al 22% di cui si era parlato. Un modo per smontare l’idea di un Franceschini “salvatore” della patria.
D’ALEMA CON BERSANI
D’Alema, ospite di Red Tv, ha reso pubblico il suo appoggio a Bersani: «Al congresso avrà il mio voto, ha la forza politica e culturale per guidare il Pd e anche un linguaggio nuovo», ha detto, pur con qualche prudenza. Con molta più convinzione, invece, ha ribadito la sua volontà di fare parte del gruppo dirigente di un partito vero, che si dia più solidi «fondamenti, basi ideali, forma e proposta politica». E lei perché non si candida? «Il ritorno di una persona che ha già svolto questo ruolo mi pare un’extrema ratio. Finora non mi hanno chiesto di fare proprio nulla...voglio fare di più, basta con le conventio ad excludendum». Sarà presidente del Pd? «Farò quello che il Pd mi chiederà di fare». D’Alema parla di una «grave sconfitta» del Pd al Nord, e di «tenuta» nelle regioni rosse. E il congresso? «Deve essere fondativo», ripete, auspicando un maggior peso degli iscritti: «Un segretario di federazione non va scelto con le primarie». Siete stati troppo ingenerosi con Veltroni? «La vita politica è severa, io mi dimisi da premier dopo aver perso le regionali 8 a 7».
E Franceschini? «Aveva detto che si sarebbe candidato al congresso se il Pd avesse raggiunto il 45%, purtroppo non è stato così. So che ci sono molte sollecitazioni, ha fatto bene la sua battaglia. Vedremo». Intanto è pronta la road map per il congresso, che sarà approvata dalla direzione: entro il 20 luglio saranno presentate le candidature, la convention si terrà il 10 ottobre e il 25 ci saranno le primarie per scegliere il leader. Bersani, dal canto suo, sta buttando giù la sua piattaforma programmatica, in contatto con Bindi e Letta di cui cerca l’appoggio. E Franceschini? «Dario non soffre di una dipendenza da qualcuno e uscirà dal dibattito D’Alema-Veltroni», spiega Roberto di Giovan Paolo, uno dei fedelissimi. E il sostegno di Prodi a Bersani? «Non lo darei per scontato, la visione di partito di Bersani è un po’ antica... ».



Condividi su: 
















