La jam con Mauro Pagani

di Jovanottitutti gli articoli dell'autore

Gli americani sono pazzi per l’aria condizionata. D’inverno entri nei posti e ti devi spogliare nudo e d’estate entri nei posti e ti devi metter il piumino. Ho capito che quello che loro amano non è il freddo o il caldo, ma è lo sbalzo di temperatura fine a se stesso. Gli piace questo bunjee jumping termometrico. Amano potersi sentire padroni del clima interno dei loro edifici, è un delirio di potere. In questi giorni fa un un caldo bestiale, ma basta varcare una soglia qualunque per ritrovarsi nel gelo. Poi se la menano con il risparmio energetico, ma è solo un racconto perché poi se gli chiedi di abbassare l’aria condizionata ti rispondono che non si può. Ieri è arrivato qui Mauro Pagani di passaggio a New York e l’abbiamo coinvolto nel concerto del Nublu. Sul palco,che non è un palco ma una pedana di 3 metri quadri rialzata di 10 cm, non c’era posto e allora ha suonato il violino dalla consolle del dj. Pagani, uno dei musicisti italiani più importanti del dopoguerra su una consolle da dj col suo violino elettrico che improvvisava sulla nostra jam. Però le note che ha messo erano un dono dopo l’altro. Se stamattina non si è svegliato pensando che era su scherzi a parte suonerà non noi anche al Joe’s pub giovedì sera. Mauro è un musicista vero, uno che si è salvato dall’epidemia di cinismo che ammala il nostro ambiente. È uno che mette la musica al primo posto,un cercatore di qualità. I giorni con lui quando abbiamo registrato Domani nel suo studio sono stati un grande insegnamento per me. A forza di incontrare quelli come me che gli chiedevano «raccontami» ha scritto un libro in cui racconta la Milano musicale degli anni 70: un libro chemerita.

30 luglio 2009
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