La città della musica
di Jovanottitutti gli articoli dell'autoreÈ venuto qui a New York per un paio di giorni il grande capo della mia casa discografica italiana, la Universal. È un appassionato di musica e abbiamo tirato tardi con un paio di buoni bicchieri e chiacchiere sul futuro del nostro mestiere, il mio e il suo. È chiaro che questa città ti mette addosso un’elettricità che fa vedere tutti i bicchieri mezzi pieni. Anche se trovare un disco fisico è difficile perché i negozi di cd chiudono a effetto domino però la quantità di musica che si sente in giro è impressionante, è una città musicale, una delle più musicali del mondo e questa è la buona notizia e su questa buona notizia va pensato il futuro. C’è alle orecchie delle persone una quantità così grande di cuffiette bianche che tra un po’ forse i bambini nasceranno già «plugged» per sentire musica 24 ore al giorno.
La morte di Jackson ha fatto più effetto che se fosse morto Topolino o L’uomo ragno, una cosa che fa riflettere. C’è una cultura della musica che entra in tutte le cose. La prima cosa che i giornali vogliono sapere da un candidato alla presidenza del paese non è cosa farà per i lavoratori ma che playlist ha nel suo iPod. Puoi uscire ogni sera e scegliere tra cento concerti diversi, molti senza nemmeno biglietto.
Tira una bella aria nonostante tutto. Ne respiro ampie boccate.



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