Tutti gli spettri del G8. Ecco cosa rischia Berlusconi

di Giuseppe Cassinitutti gli articoli dell'autore

Berlusconi ha avuto in sorte di presiedere il G8 per tre volte (1994-2001-2009). Caso unico di longevità, che gli consentirebbe di ricevere all’Aquila un trionfo da decano rispetto ai vari novellini (Obama, Sarkozy, ecc.), se non fosse per cinque spettri che aleggiano sul suo Vertice. A cominciare dallo spettro per antonomasia, quella satanica «Spectre» che ha architettato una cospirazione mediatica senza precedenti, convincendo giornali e tv straniere di destra e di sinistra (dal Times a Libération, dal Wall Street Journal al Paìs, dalle tv di Murdoch ad al-Jazeera) a diffamare il Decano dei leader occidentali. Sarà mica Murdoch il misterioso capo della «Spectre»? Lui lo nega, ma il suo Times ha osato scrivere che «in qualsiasi Paese del G8 un premier coinvolto in uno scandalo di ragazze-squillo si sarebbe dovuto dimettere». Cinto d’assedio, l’impero mediatico del Decano ha dovuto ripiegare dentro i bastioni del «ridotto italico»; ma anche lì la «Spectre» è riuscita ad infiltrarsi corrompendo qualche testata locale, come questa su cui scriviamo. Facile prevedere, dunque, che alla conferenza stampa conclusiva del Vertice i corrispondenti affiliati alla «Spectre» porgeranno al presidente domande avvelenate: un incubo che lascia insonni gli uffici stampa del governo. Un altro fantasma si aggira tra le rovine dell’Aquila, dove Bertolaso ha avuto la rispettabilissima idea di traslocare il Vertice: per risparmiare soldi, ospitare con sobrietà, dissuadere i no-global. Impensabile infatti che i contestatori si riversino nella zona terremotata come a Genova o Seattle. Ma allontanato lo spettro no-global, eccolo ricomparire sotto sembianze più inquietanti. Se ne è avuto un primo assaggio alle elezioni europee, quando per protesta gli aquilani hanno disertato i seggi (23,4% di affluenza). Un secondo assaggio dieci giorni dopo davanti Montecitorio, dove si votava il decreto sul terremoto. Centinaia di sfollati guidati dai sindaci gridavano «Abruzzesi forti e gentili sì, stupidi no» e «Il governo spende solo per il G8, se ne frega di noi». Infatti il governo non sa dove reperire i miliardi necessari alla ricostruzione, tanto che nella bozza di decreto parte dei fondi era spalmata oltre il 2020. Ecco dunque aggirarsi un secondo fantasma ben ambientato (per l’appunto) tra le ghost towns abruzzesi: lo spettro di una contestazione alimentata dai terremotati invece che dai no-global, quindi oltremodo imbarazzante.

Altri fantasmi stanno nascosti nell’agenda del G8, pronti a saltar fuori durante il Vertice. Uno ad esempio si cela tra le pagine del dossier intitolato «Aiuti al Terzo Mondo». Da decenni l’Onu chiede ai Paesi avanzati di devolvere lo 0,70% del PIL in programmi di cooperazione. Nel 2001 la UE guidata da Prodi si era impegnata a devolvere entro il 2006 almeno lo 0,39% del PIL. Allora il premier Berlusconi aveva reagito esclamando: «Macché 0,35%, macché 0,70%! Noi puntiamo all’1%». E l’ha ripetuto per anni al G8, alla Fao, a New York, al Vertice della Terra di Johannesburg. Mentre da grande imbonitore vendeva speranze e incassava applausi, i partner dell’Italia si avvicinavano al traguardo dello 0,39%. L’Italia invece scendeva dallo 0,25% del PIL fino a toccare il fondo dello 0,10%, maglia nera europea. D’accordo che Berlusconi ha fatto della maglietta nera un tocco di moda; ma correrà un bel rischio a presentarsi così all’Aquila - davanti ai tanti invitati del Terzo Mondo - ora che la crisi ha precipitato un miliardo di persone nel vortice di povertà estrema (uno o due dollari al giorno procapite). [TITOBOLD]Il Cavaliere si scusa[/TITOBOLD] incolpando la crisi economica, ma i funzionari internazionali ribattono: «Lui insiste a dire che la crisi è soprattutto psicologica e colpisce l’Italia meno di altri Paesi. Allora come la mettiamo?». Commento di Bob Geldof: «Povera Italia, costretta a rubare ai poveri». Il suo collega Bono è andato oltre chiedendo che il nostro Paese sia radiato dal G8. Perfino Bill Gates si è presentato a Palazzo Chigi a perorare la causa dell’Africa. A quel punto Berlusconi ha implorato il suo magico Ministro dell’Economia di inventarsi qualche strumento innovativo di finanziamento che non pesasse troppo sull’erario. Tremonti non si è perso d’animo. Ha rimpacchettato un oggetto usato chiamato De-tax (meccanismo di devoluzione volontaria di una percentuale dell’Iva nelle transazioni commerciali), l’ha nascosto nel cilindro e lo presenterà come nuovo al tavolo del G8: salagadula-magicabula-bidibi-bodibi-bu.

Riuscirà il gioco di prestigio? Mah, sono molti quelli che ricordano la scenetta di Berlusconi al Vertice di Johannesburg nel 2002, mentre smerciava una prima volta agli africani la portentosa De-tax inventata da Tremonti. In sette anni ha prodotto gettito zero. Vu cumprà? Nell’agenda del G8 c’è un altro dossier prioritario, quello sui «Cambi Climatici», da cui può saltar fuori un quarto spettro. Fosse per il governo, il tema non sarebbe scomparso dall’ordine del giorno. Ma ci ha pensato Obama a sventare l’insabbiamento, quando mesi fa ha indirizzato una bella missiva a Berlusconi pregandolo di riservare massima priorità al tema ambientale. Tutti ricordano la posizione di retroguardia assunta in materia dal Belpaese agli ultimi Consigli Europei. Gli altri membri del G8 sbarcheranno all’Aquila con un fiore all’occhiello: Angela Merkel può vantare la felicissima formula «20/20/20 entro il 2020» fatta approvare all’UE; Sarkozy sventolerà l’ambizioso piano nazionale noto come «Grenelle de l’Environnement»; Obama lo stanziamento di 150 miliardi di dollari per un piano decennale d’investimenti verdi. Berlusconi potrà solo mettersi all’occhiello uno dei fiori coltivati nella sua villa e ripetere che lui sì è un vero ecologista, avendo «piantato a Villa Certosa 500 specie di cactus». [TITOBOLD]Che altro fare[/TITOBOLD] senza alcun programma credibile? Messo alle corde, il governo ha affidato all’«aurea beltade» siracusana che dirige il Ministero dell’Ambiente l’ingrato compito. Ecco allora la Ninfa Aretusa dare il meglio di sé: a Siracusa, proprio là dove sgorga la sua limpida fonte, ha ospitato un G8 Ambiente di tale dovizia da lasciar inebriati i suoi colleghi stranieri. Un ultimo spettro ferale aleggia sulla presidenza italiana del G8: quello di certificarne il decesso. È stato Gordon Brown a passare all’azione, riesumando un catatonico G20 di cui deteneva la presidenza. Questo Gruppo vivacchiava da dieci anni come luogo d’incontro dei ministri economici. A novembre, in piena crisi finanziaria, egli organizzò un inedito G20 a livello di vertice; non a Londra bensì a Washington, epicentro della crisi. A gennaio l’Italia, assumendo la presidenza G8, avrebbe potuto far squadra con i britannici, in modo da pilotare un atterraggio morbido del G8 nel G20. Non lo fece, sicché Gordon Superman rifilò un pesce d’aprile al Cavaliere: il 1° e 2 aprile organizzò un altro Vertice del G20, stavolta a casa sua, per concertare le strategie di uscita dalla crisi globale. E quella fu una concertazione vera, perché garantita da un foro che rappresenta il 90% del PIL mondiale e i 2/3 della popolazione. Riuscirà Berlusconi ad esorcizzare tutti gli spiriti maligni in agguato all’Aquila? Se sì, riceverà l’onore delle armi, anche se gran parte del merito andrebbe riconosciuto all’eccellenza dei diplomatici italiani, indaffaratissimi ad assicurare il buon esito del Vertice: che sarà forse l’ultimo, ma appunto per questo va concluso onorevolmente in modo da chiudere in bellezza la storia ultratrentennale dei G8.

07 luglio 2009
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