L'uomo che vende (ancora oggi) pezzi di muro
di Laura Lucchinitutti gli articoli dell'autore
Art Harman era affascinato dalle immagini della caduta del muro enfatizzate dalla televisione statunitense. Decise di organizzare una spedizione, accompagnato da altri tre amici, e volare a Berlino per partecipare alla distruzione. L’organizzazione fu immediata e un volo della PanAm lo portò il 19 novembre 1989 da Washington D.C. a Berlino. La decisione di portarsi a casa mezza tonnellata di cemento venne dopo. Tuttora, nel sito internet berlin-wall.net continua a vendere a collezionisti e curiosi pezzi della barriera che divise il mondo in due. Quelli con i graffiti sono i più cari.
“L’idea di andare a Berlino nacque dalla visione delle immagini del 9 Novembre dell’89 quando i tedeschi dell’est attraversarono per la prima volta il muro dal 1961, quando fu costruito”, spiega Harman. “Solo in seguito pensammo di portare a casa pezzi di muro e venderli per divertimento e per ripagare il viaggio”.
Art Harman e gli altri tre “avventurieri”, Mark, Paul e Terri, si armarono di picconi, seghe, martelli e attrezzatura antinfortunistica. A Berlino, affittarono una stanza nell’hotel Ahron vicino al viale commerciale Kufürsterdamm e una Volks Wagen Passat per muoversi per la città. “Ancora prima di poter vedere il muro quello che ci colpì fu il suono della città! Un continuo picchiettare di gente che scalfiva le pareti con martelli e picconi”, ricorda.
Parcheggiarono la macchina vicino a Potsdamer Platz, portando con sè l’attrezzatura. “Nonostante circolassero voci che la polizia stesse fermando le persone che distruggevano il muro, nessuno ci disturbò”. Nel primo pomeriggio il portabagagli della Passat era gia stato riempito completamente di pietre, “mancava solo un pezzo”, spiega Harman, “un blocco intero con un simbolo della pace disegnato in mezzo”, dovettero fare due viaggi. Per sera, il bagagliaio era di nuovo pieno.
Arrivati all’aeroporto riuscirono a far passare i pezzi di muro, avvolti prima in sacchi di tela e ancora in sacchi neri dell’immondizia, come bagagli (“Prova a farlo ora!”, scherza). A Natale iniziarono ad arrivare le prime richieste. Anni dopo decisero di organizzare un sito internet e la vendita continua ancora oggi.
Harman, che oggi è produttore televisivo, non sente di aver “rubato” qualcosa alla città. “Per niente, stavamo aiutando ad abbattere i muri di una prigione in cui erano rimaste rinchiuse per anni millioni di persone”, spiega. In un’immagine, si vede Harman che consegna un pezzo di muro a Dan Quayle, allora vicepresidente degli Stati Uniti.
C’è del grottesco in questa vicenda, documentata con foto anche in internet. Un aspetto che Harman riassume bene in una sola frase: “I comunisti l’hanno costruito, i capitalisti lo hanno rimosso e venduto”. Una galleria d’immagini sul sito permette di scegliere il pezzetto di muro da comprare, sistemato su un piedistallo di legno e con una targa di ottone che spiega di cosa si tratta. I prezzi vanno dai 55 ai 290 dollari (dai 35 ai 200 euro), per pezzi grigi e piccoli, che potrebbero provenire da qualsiasi parete del mondo. Mentre un pezzo “da museo”, sarebbe a dire un po’ più grande, e con tracce di graffiti può valere anche 10.000 euro.




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