Trema ancora Sumatra, migliaia sotto le macerie. Tsunami nel Pacifico, distrutte le Samoa
La natura si è scatenata nel sud-est del mondo. Migliaia di persone sono morte e centinaia di migliaia hanno perso tutto negli ultimi cinque giorni tra l'arcipelago delle Samoa, in pieno oceano Pacifico, e l'isola di Sumatra affacciata sull'oceano Indiano. A colpire, in tragica successione, un tifone, uno tsunami ed un terremoto: è lungo una immaginaria linea rossa di oltre 9.500 chilometri che si legge la mappa delle devastazioni. Tutto era cominciato sabato scorso con il tifone Ketsana che aveva fatto centinaia di morti nelle Filippine per poi dirigersi verso Vietnam, Laos e Cambogia mietendo altre vittime e cancellando le case di centinaia di migliaia di sfollati. Ieri è stato lo tsunami a devastare le Samoa e Tonga. Ieri e stamattina all'alba è stato il terremoto a colpire Sumatra, l'isola più occidentale dell'Indonesia. Tra ieri e oggi in meno di 24 ore la terra ha tremato due volte nell'Anello di Fuoco, quell'immenso complesso di faglie che corre lungo le coste del Pacifico passando tanto per la California quanto per il Giappone.
In Indonesia una scossa di magnitudo 7,6 Richter ha colpito la costa occidentale dell'isola indonesiana di Sumatra, con epicentro collocato in mare, circa 600 km a nord-ovest della città di Padang. Una seconda scossa di magnitudo 5,5 è stata registrata poco dopo. Geologicamente è la stessa area dello tsunami del 2004, generato dal più violento e devastante terremoto della storia. Il bilancio ancora provvisorio stimato dalle autorità locali supera le 1000 vittime, ma si teme che per il peggio. Le prime immagini che arrivano da Padang e Pariaman, le città più colpite, hanno mostrato palazzi crollati e migliaia di persone in fuga. Ieri sera un terremoto sul fondo del Pacifico (magnitudo 8,0 Richter, localizzato a 18 km. di profondità al largo delle Samoa) aveva scatenato lo tsunami: onde alte fino a otto metri si sono abbattute con indescrivibile violenza sulle isole Samoa e Tonga, nel Pacifico orientale.
L'allerta era stata lanciata dalle Hawaii, ma i pochi che hanno ricevuto il messaggio di emergenza hanno avuto solo quattro minuti per cercare salvezza. Il bilancio ufficiale è, finora, di 113 morti. Ma ci sono villaggi di cui non si sa ancora nulla. E nel fine settimane era stato il tifone a seminare morte e distruzione tra le Filippine ed il sudest asiatico. Ketsana ha lasciato dietro di sè il pesante bilancio di 331 morti e almeno 230.000 senzatetto nelle Filippine, oltre a un danno economico stimato dalle autorità in quasi 68 milioni di euro. Un'emergenza che ha indotto il governo ad aprire persino il palazzo presidenziale per dare asilo agli sfollati. Arrivato ieri in Vietnam, Ketsana ha consegnato altre immagini di distruzione: abitazioni trascinate via dalla violenza dell'acqua e persone rifugiate sui tetti. La regione più colpita dal tifone, il più devastante degli ultimi 40 anni, è stata quella centrale, intorno alla città di Danang. L'evacuazione di 170.000 persone non è bastata a salvare 74 vite. E nella vicina Cambogia sono 11 le vittime finora accertate. Anchè lì, come in Laos, migliaia di sfollati. In nessuno dei luoghi colpiti dai disastri naturali, molti dei quali vicini a località turistiche, ci sono state per il momento vittime italiane, secondo quanto confermato dalla Farnesina. Ma ora una sottile paura si diffonde. Secondo alcuni geologi americani gli sconvolgimenti degli ultimi giorni si ripercuoteranno sull'equilibrio dell'intero sottosuolo terrestre. Sumatra si trova nel Pacifico all'interno del cosiddetto «anello di fuoco», dove è alta l'attività vulcanica e sismica. Un terremoto all'inizio di questo mese sull'isola di Giava aveva provocato 123 vittime.




Condividi su: 
















