Il rinascimento politico e gli insulti

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Nelle ultime due settimane si è parlato molto della mia candidatura nel bene e nel male. L’ultimo attacco viene proprio dalla "Repubblica", dove Mario Pirani mi definisce dietrologa e mi accusa di scrivere romanzi gialli sul terrorismo invece di esserne un’esperta internazionale. Attacchi di questo tipo, falsi, ma sopratutto scorretti, appartengono al quel modo di fare politica che chi mi ha chiesto di candidarmi vuole far cessare. Chiunque si oppone alle primarie o alla mia candidatura lo faccia con argomenti politici, razionali, solidi non con una diatriba d’insulti personali. È questa la prima tappa del rinascimento politico che tutti noi sogniamo.

La democrazia è fatta di vincitori e vinti, non dimentichiamolo. Senza l’opposizione e senza l’alternanza dei partiti al governo si scivola nella dittatura. È quindi sbagliato avere paura delle primarie, com’é sbagliato aver paura di perdere ed entrare ed uscire dalle coalizioni con l’unico scopo di mettere un piede nel campo dei vincitori. Le elezioni che il gruppo di Facebook che mi ha scelto vorrebbe si facessero nel Lazio sono votazioni democratiche, dove si può selezionare quello giusto tra una rosa di candidati che rispecchiano strategie e visioni politiche specifiche. Chi mi ha chiamata in causa condivide con me temi importanti quali la sanità, l’energia rinnovabile, il lavoro dei giovani, gli ammortizzatori sociali, il problema del dilagare della criminalità organizzata ed il processo d’integrazione degli emigrati nella nostra società. Altri candidati, pur avendo a cuore le stesse tematiche, possibilmente sostengono posizioni diverse dalla mia. Ed è bene che sia così dal momento che la politica altro non è che una battaglia d’idee, tutto il resto non c’entra nulla, è qualcos’altro ed è pericoloso.

Negare le primarie vuol dire impedire a queste voci, alcune come la mia fuori dal coro, di farsi sentire e quindi limitare la scelta dei candidati ai vertici dei partiti e tagliar fuori dalla decisione la base, per la quale questi lavorano. A mio avviso è un gravissimo errore perché aumenta la già ingestibile distanza che esiste tra governanti e governati.
Senza le primarie, naturalmente, la mia candidatura non ha nessun senso. E su questo tutto il movimento nato su Facebook che mi sostiene è pienamente d’accordo. Io, come ho ripetutamente detto, sono al servizio di chi mi ha chiamata e non alla ricerca di una poltrona. Questo forse il signor Pirani e chi come lui continua a considerare la politica come un gioco per pochi eletti non lo capirà mai, ma fortunatamente non è per loro che ho deciso di intraprendere quest’avventura.

12 gennaio 2010
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