La vera storia d'Italia
di Giancarlo De Cataldotutti gli articoli dell'autoreHo fatto un giro su blog e siti di gente che non la pensa come me. Riporto ciò che ho letto: Don Giuseppe Diana non fu ucciso per il suo impegno contro i clan,ma perché custodiva armi. O,forse,per questioni di corna. Lo scrittore Saviano,che ne difende la memoria,di queste cose ne mastica poco: d’altronde,che cosa ci si può aspettare da uno come lui che per vendere qualche copia in più si è finto minacciato di morte dai Casalesi? Questa gente appartiene alla stessa genia dei Falcone - il giudice che si mise le bombe da solo all’Addaura e poi diede a un pentito suo protetto licenza di uccidere - dei Borsellino - che fece carte false per diventare Procuratore di Marsala e lucrare tutti gli indiscussi vantaggi dei Professionisti dell’Antimafia - e degli Impastato - quel terrorista capellone che saltò in aria mentre cercava di sabotare un treno. Sono anni che un manipolo di sedicenti “intellettuali” di sinistra e qualche prete che farebbe meglio a sostituire alla toga il Libretto Rosso di Mao continuano a spacciare frottole per verità. Per fortuna,da un po’ il vento è cambiato. Sempre più persone «non la bevono»,hanno finalmente capito di essere state ingannate da un’ossessiva e ridicola propaganda. E si vanno convincendo della necessità di riscrivere la storia d’Italia. Ora sanno che a Portella della Ginestra i contadini rossi esagerarono con i mortaretti. Sanno che il bandito Pisciotta e il banchiere Sindona soffrivano entrambi di una malattia alquanto diffusa nella Sicilia occidentale: l’allergia alla caffeina. Sanno che l’anarchico Valpreda fece saltare la BNAdi Piazza Fontana e che il 2agosto ’80 a Bologna - capitale dell’Emilia Rossa - non si vedeva in giro un camerata che è uno. Sanno che mafia,camorra e ’ndrangheta sono invenzioni di spregiudicati sceneggiatori e registi di Hollywood. Interessante,non vi pare?



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