Il governo vara il decreto "salva liste". Il Quirinale firma. Bersani: un trucco. Sit in del popolo viola al Colle

Alle fine, poco prima delle 22, il Consiglio dei ministri ha varato il decreto "interpretativo" per riammettere le liste Pdl del Lazio e il listino di Formigoni alle regionali di fine marzo. Slittato più volte, poi partito con oltre un'ora di ritardo, il Cdm alla fine si è riunito verso le 21 e ha varato la toppa agli errori commessi dal centrodestra. Berlusconi si è detto «soddisfatto per la collaborazione tra le istituzioni al fine di garantire a tutti il diritto di voto».

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, secondo quanto si apprende, ha emanato poco prima della mezzanotte il decreto legge finalizzato a una rapida e certa definizione delle modalita' di svolgimento della consultazione elettorale, una volta verificato che il testo approvato dal Consiglio dei ministri corrisponde alle caratteristiche di un provvedimento interpretativo della normativa vigente.

Sit in del popolo viola al Colle Decine di persone sdraiate a terra con delle candele accese, come se fossero morte. E' "il funerale della democrazia" inscenato dagli esponenti del Popolo viola sotto il palazzo del Quirinale, non appena e' stata appresa la notizia della firma del decreto legge 'salvaliste' da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Gli esponenti del Popolo viola si sono poi diretti verso Palazzo Chigi, dove hanno tentato di formare una catena umana '«per proteggere le istituzioni da chi governa all'interno di quel palazzo».

Gli esponenti del Popolo viola hanno annunciato per oggi alle 11 una mobilitazione in piazza Montecitorio per «chiedere spiegazioni al presidente della Repubblica e agli esponenti del governo sulle ragioni del decreto legge "salvaliste"». Dopo essersi sdraiati a terra davanti al Quirinale inscenando questa notte ''il funerale della democrazia'', i manifestanti del Popolo viola, circa un centinaio, hanno tentato invano di circondare con una catena umana Palazzo Chigi per protestare contro l'ok al decreto, ma - hanno detto i manifestanti - «le forze dell'ordine hanno vietato l'iniziativa».

«Le norme vigenti non sono modificate, ma si è data una interpretazione autentica, affinchè il Tar possa applicare la legge in modo corretto secondo l'interpretazione che il legislatore, in questo caso il governo, dà alla legge. È lasciata al Tar la decisione se le contestazioni siano fondate oppure no e se la richiesta di riammissione delle liste è accoglibile oppure no», ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al termine del Consiglio dei Ministri che ha varato il decreto interpretativo sul voto alle regionali.  Maroni ha anche aggiunto che stasera stessa il Quirinale esaminerà il decreto che domani sarà in gazzetta ufficiale. Sempre se non ci saranno «obiezioni» da parte del Capo dello Stato, ha ammesso il titolare del Viminale. «Non è il governo a decidere, perchè sarà il Tar a decidere sull'ammissione o meno dei ricorsi. Il governo si è limitato a dire qual è l'interpretazione corretta delle norme». ha ribadito Maroni, facendo un esempio di norma "da interpretare" come il caso del cancelliere che  «non può rifiutarsi di ricevere i contrassegni e le liste anche se li ritiene irregolari e fuori dei termini, ovvero in ritardo». Con il provvedimento di questa sera, ha detto ancora Maroni, «si può decidere serenamente se i ricorsi possono essere accolti o no. Nessuna - lo ripeto - modifica legislativa».

Il decreto sarà in vigore già domani, giorno in cui il Tar lombardo dovrà pronunciarsi sulla sospensiva chiesta da Formigoni. Mentre per lunedì il Tar del Lazio dovrà pronunciarsi sul ricorso del pdl romano.
 
La valutazione delle interpretazioni legislative proposte dal dl approvato stasera dal Consiglio dei ministri verra' fatta dai magistrati del Tar del Lazio lunedi' nell'ambito dell'udienza collegiale per discutere del ricorso al Tar della Pdl contro l'esclusione della lista Pdl Roma dalle elezioni regionali. Lo si apprende da fonti interne a Tribunale amministrativo del Lazio. «Le interpretazioni legislative devono essere valutate in quanto i magistrati non hanno ovviamente la scienza infusa - sostengono fonti interne al Tar del Lazio - bisogna avere innanzitutto il testo del dl, valutarlo in base alle leggi e alle interpretazioni pregresse e calarlo nel singolo ricorso».

«Sono in Consiglio dei Ministri dove stiamo facendo un decreto legge interpretativo delle norme che attengono alle elezioni regionali in modo che speriamo di poter ritornare a dare il diritto di voto anche ai nostri elettori del Lazio e della Lombardia», ha detto il premier intorno alle 21, intervenuto telefonicamente alla convention del Pdl organizzata in un teatro a Bari per presentare le liste che sostengono il candidato del centrodestra in Puglia, Rocco Palese. 

La bozza del decreto Nella bozza del decreto interpretativo, pubblicata dall'agenzia Dire, si legge che «nella verifica delle liste, la veridicità delle firme e la regolarità della loro autenticazione non sono inficiate dalla presenza di irregolarità meramente formali, quali la mancanza o non leggibilità del timbro della autorità autenticante, dei dati afferenti alla sua qualifica, della data, del luogo». Il comma in questione risolverebbe dunque la questione della esclusione della lista Formigoni in lombardia. Per quanto riguarda il Pdl del Lazio, nel decreto si stabilisce che «il rispetto dei termini orari di presentazione delle liste dei candidati è assicurato con il comprovato ingresso nei locali del competente tribunale o corte di appello, entro l'orario previsto, dei delegati incaricati della presentazione delle liste; e che, quando, nonostante il rispetto della citata condizione e la volontà di procedere alla presentazione delle liste e della documentazione relativa, per qualunque motivo non è comunque intervenuta l'effettiva consegna delle liste alla cancelleria, i delegati possono espletare le formalità di consegna senza ritardo e comunque non oltre 24 ore dalla scadenza del termine». 

E qui sta la mossa furbetta del governo. Nell'articolo 2, infatti, si stabilisce che ci sono 24 ore di tempo, a partire dall'accettazione delle liste, per sanare le eventuali questioni di irregolarità formale. Una norma transitoria stabilirebbe poi che - unicamente per quanto riguarda le regionali in Lazio e Lombardia - la partenza delle 24 ore sia da intendersi non dal momento di accettazione delle liste, ma da quello di attuazione del decreto.

Nella bozza si legge che «la straordinaria necessità e urgenza» del provvedimento è data «per consentire il regolare svolgimento delle consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi delle regioni a statuto ordinario fissate per il 28 e 29 marzo 2010». E per assicurare «il "favor electionis" secondo i principi di cui agli articoli 1 e 48 della costituzione».
Nella premessa si legge ancora che si ravvisa anche «l'esigenza di assicurare l'esercizio dei diritti di elettorato attivo e passivo costituzionalmente tutelati a garanzia dei fondamentali valori di coesione sociale, presupposto di un sereno e pieno svolgimento delle competizioni elettorali».

Il Pd fa muro Pierluigi Bersani preannuncia «una ferma opposizione» del Pd di fronte al decreto interpretativo che il governo si accinge a varare e ribadisce tutte le ragioni del no che va riptendo fin da ieri.  «È evidente - ha detto il leader del Pd - che il governo vuole ovviare con il decreto ad obiezioni di tipo costituzionale, come sarebbe stato con un decreto cosiddetto innovativo. Usano il decreto interpretativo per arrivare comunque al risultato che gli serve per aggiustare il loro pasticcio; ma il trucco c'è e si vede, in alcuni casi fino al ridicolo». «Se decidono così - conclude - potranno aspettarsi solo una ferma opposizione».

  Molti nel Pd protestano duramente, da Rosy Bindi a Ignazio Marino a tutta l'area Franceschini. Il presidente della provincia di Roma Zingaretti parla di «momento buio per la vita democratica italiana», ed esprime la solidarietà «a chi rispetta le regole, a chi paga le multe, a chi versa correttamente le tasse, a chi si ferma al rosso. Insomma esprimo la mia solidarietà alle persone perbene».

Pare che il vertice del Pd abbia colto con una certa sorpresa l'apertura del Quirinale a un decreto interpretativo. Già prima del varo del decreto i toni di D'Alema erano stati prudenti: .«Vedremo di cosa si tratta. Per quel che si capisce il governo ha rinunciato a cambiare la normativa in corso d'opera, che sarebbe stata una cosa gravissima. Bisognerà vedere che cosa si intende per decreto interpretativo».

«Questo è un vero e proprio golpe contro il quale occorre opporsi con una chiamata alle armi democratiche», ha detto il leader dell'Idv Di Pietro.  «Infatti, scenderemo in piazza con una grande mobilitazione di tutte le forze sociali e politiche», ha preannunciato. «Non si tratta di interpretazione, ma di un palese abuso di potere che in uno Stato di diritto andrebbe bloccato con l'intervento delle forze armate al fine di fermare il dittatore». Questo, ha insistito, «è l'ennesimo provvedimento ad hoc, fatto a uso e consumo dei soliti noti, che calpesta regole, diritti e Costituzione. Truccano le carte mentre si è in corsa con un decreto che definiscono impropriamente "interpretativo", al solo scopo di ingannare gli italiani, ma in realtà è una vera e propria truffa». Di fatto, ha aggiunto, «fanno una legge per rendere lecito tutto ciò che fino a ora era illecito. Operazione degna dei peggiori regimi: non c'è più il senso del limite nè del diritto».

«Penso che il consiglio dei ministri straordinario si convochi per esaminare i dati sulla disoccupazione di oggi, la cassa integrazione che aumenta in modo vertiginoso». Così il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, a margine di una iniziativa elettorale a Bologna, ha risposto ai giornalisti che gli hanno chiesto un commento sul consiglio dei ministri straordinario convocato per la serata. «Questi sono i problemi di cui si deve occupare il consiglio dei ministri - ha rincarato - e non quelli della presentazione delle liste, di cui si occupano i partiti».


Intanto la Polverini tira il fiato: ieri sera, poco dopo la conclusione della manifestazione del Pdl in piazza Farnese a Roma (alcune centinaia di persone in piazze, insieme alla Polverini, ad Alemanno, Gasparri e Cicchitto), la Corte d'Appello di Roma ha reso noto che il listino della candidata è stato riammesso alle elezioni.  La presentazione del listino mancava di una procura, ovvero la firma di uno dei due presentatori, il vice coordinatore regionale del Pdl Alfredo Pallone. La firma mancante è stata integrata nel ricorso presentato ieri mattina. Sempre secondo quanto si apprende dalla Corte d'appello la decisione è stata motivata in un provvedimento di quattro pagine che sarà pubblicato domani.

Domani il Tar lombardo decide su Formigoni  Il Tar di Milano si riunirà domattina alle 9:30 in camera di consiglio per discutere sulla richiesta di sospensiva del provvedimento con cui la Corte d'appello ha bocciato la lista "Per la Lombardia" guidata da Roberto Formigoni, a causa di irregolarità nella raccolta delle firme. La decisione di merito sul ricorso di Formigoni è attesa per lunedì.

La procura di Milano ha archiviato oggi l'indagine avviata in seguito alla presentazione di un esposto presentato da parte dei Radicali contro ignoti, che ipotizzava il reato di falso ideologico nella vicenda che ha visto respinta la presentazione della lista di Roberto Formigoni, per mancanza del numero necessario di firme valide. Il procuratore aggiunto Edmondo Bruti Liberati ha fatto sapere che ha già archiviato tutto, ritenendo che non sia stato integrato il reato di falso ideologico ipotizzato dai radicali.
 

05 marzo 2010
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