Alfano: Berlusconi vorrebbe andare ai processi ma è impegnato a governare
«Siamo incamminati verso il traguardo di una riforma» complessiva della giustizia. Lo afferma Angelino Alfano durante l'intervista alla trasmissione di Lucia Annunziata, 'In mezz'ora'. Il legittimo impedimento? «Non è ad personam». «Berlusconi non si è posto a riparo dalla giustizia. Queste leggi non gli fanno abbandonare la necessità di dimostrare la propria innocenza», dice il Guardasigilli.
«Contesto la tesi - aggiunge Alfano - secondo cui Berlusconi sia a riparo dalla legge. La questione non è se quella legge
è a favore o no di Berlusconi. Il fatto è - argomenta il responsabile della Giustizia - non è possibile che dal momento della discesa in campo quest'uomo abbia patito centinaia di processi». Per Alfano il Paese «si è trovato di fronte ad un bivio: tra il dovere di un premier a governare e il diritto di un cittadino di difendersi dai processi».
«Berlusconi vorrebbe andare in tribunale sempre - dice il Guardasigilli - ma il tribunale è un luogo dove si studiano i processi e dove ci si difende dalle accuse studiando le carte. Lui avrebbe studiato i faldoni e sottratto tempo al governo». Ecco dunque il perchè di un provvedimento che interrompe i processi del premier. «Ma Berlusconi - assicura Alfano - non si sottrarrà ai processi: quando avrà finito di governare si farà processare dai tribunali italiani».
Il processo breve non è su un binario morto. «Secondo me no», ha detto il ministro rispondendo a Lucia Annunziata che gli chiedeva se condividesse la lettura dell'iter del processo breve data dal presidente della Camera Gianfranco Fini. «Il processo breve non ha nessuna urgenza di essere approvato», ha sottolineato, «però abbiamo intenzione di mantenere saldo il principio che i cittadini debbano sapere un momento in cui si è dichiarati innocenti o colpevoli». Per Alfano, poi, «la dizione processo breve è ipocrita». Meglio parlare di «periodo certo» per lo svolgimento dei processi.
Il ministero della giustizia sta mettendo a punto un decreto che sarà approvato mercoledì mattina dal consiglio dei ministri per mantenere ai tribunali la competenza per il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso, comunque aggravato. Lo ha confermato il ministro della giustizia Angelino Alfano. Il Guardasigilli ha detto che il decreto sarà approvato «mercoledì mattina, alle 8.30» in consiglio dei ministri e risolverà il problema legato alla sentenza della Corte di Cassazione, la quale ha riconosciuto la competenza della Corte d'assise per il reato aggravato di associazione mafiosa, dal momento che con la legge ex Cirielli,
del 2005, la pena edittale massima è stata fissata in 24 anni di reclusione. «Il governo interverrà per rimediare all'altrui errore» -
ha sottolineato Alfano, ricordando che i giudici, dopo il 2005 avrebbero dovuto applicare la legge inviando i processi per
associazione per delinquere aggravata in Corte d'assise e non in tribunale. Nel decreto sarà sancita «la competenza dei tribunali - ha confermato Alfano - in modo da evitare scarcerazioni e stabilizzare il sistema».




Condividi su: 
















