Bersani: se perdiamo alle regionali non mi dimetto

«Non escludo assolutamente la candidatura a premier nel 2013. ma neanche lo ordina il dottore». Così Pier
Luigi Bersani, segretario del Pd, durante il faccia a faccia con Giovanni Minoli per la puntata "Emilia rossa" de "La storia
siamo noì, in onda stasera alle 23.30 su Raidue. Bersani, nel caso i Democratici uscissero sconfitti dalla tornata delle
regionali, non si dimetterà. Ad una domanda in tal senso rivoltagli da Minoli, Bersani ha infatti risposto di «no» perchè, ha detto, «noi ci siamo dati un percorso più lungo».
   Guardando poi a quanto accaduto in Puglia, con la sconfitta della linea del partito alle primarie, Bersani assicura che
nulla cambia nei suoi rapporti con D'Alema: «Il rapporto con D'Alema non è cambiato, è un rapporto di stima e rispetto. Un
rapporto amichevole», ha spiegato. E quando gli viene chiesto cosa lo convince di più e cosa di meno di D'Alema risponde: di più «che ci mette la faccia», di meno «che ce la mette tutti i giorni».

Bersani nega che il Il Pd sia  nel caos per le candidature alle regionali. "Non c'è nessun caos nel Pd. Noi abbiamo delle procedure in cui non vedo niente di coatico. Non si possono invocare le primarie e poi dire che c'è il caos. Bisogna abituarsi, siamo un partito federale e le decisioni le prendono le assemblee regionali, non ci vedo niente di caotico in questa procedura, ha una logica. Saremo pronti a combattere e ci caveremo anche qualche gusto, vedrete».

Parlando con i giornalisti a Montecitorio, Bersani ha parlato anche della vicenda Campania. «Abbiamo delle procedure e anche in Campania l'assemblea regionale ha votato all'unanimità un regolamento per le primarie, poi però si è presentato un solo candidato, De Luca, e secondo lo Statuto se c'è un solo candidato le primarie non si fanno.De Luca è un
candidato molto forte che ha il compito di allargare la coalizione".

Con Minoli il leader Pd ha aprlato anche di Berlusconi: è «un conservatore», perchè «promise una rivoluzione liberale e adesso sta dicendo "non disturberò nessuno". Un leader conservatore che ha una piegatura populista e che se gli si lascia protrarre la cura può provocare dei guai seri al meccanismo democratico». Poi, Bersani aggiunge: «E' un simpaticone».E rivela: la visita in ospedale a Milano, dopo l'aggressione di piazza Duomo, l'ho fatta «perchè mia mamma avrebbe detto così, è giusto».

Lo scudo per le alte cariche dello Stato, dice Bersani,  «è un tema, insieme a quello del rapporto politica-giustizia, che deve essere valutato e affrontato, ma in un quadro astratto: mettendosi cioè a discutere di regole. Se noi anticipiamo questi temi in questo momento, quello dell'immunità parlamentare, o qualsiasi altro tema del genere siamo alla scorciatoia, non siamo alla riforma».Bersani ribadisce il suo «no» ad ogni tipo di "salvacondotto" e «no» anche all'immunità parlamentare perchè, sottolinea, «in questo momento è un aggravante». Guardando infine alla protesta dei magistrati nel corso delle cerimonie dell'anno giudiziario, il segretario del Pd difende la scelta delle toghe dicendo di capirne «il fondamento: siamo arrivati a un punto che dobbiamo correggere. Non è normale una protesta di questo genere. Capisco le ragioni - conclude - e spero si arrivi ad un punto in cui questo non sia necessario».

02 febbraio 2010
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