Proposta Pd: «Processo subito per tutti i parlamentari»
di Claudia Fusanitutti gli articoli dell'autoreL’idea è semplicemente logica. Il classico uovo di Colombo. In tempi in cui la maggioranza è così sensibile a processi «giusti» e «brevi», alla certezza delle pena e alle garanzie di vittime e imputati e dei cittadini e del Presidente del Consiglio premier tanto da approvare domani alla Camera il legittimo impedimento del premier a non essere processato, leggi disturbato, nell’esercizio delle sue funzioni, è giusto pensare ad una norma che completi questo quadro e che dia invece, una corsia privilegiata e più veloce ai processi in cui lo stesso premier e i parlamentari dovessero trovarsi ad essere imputati. Lapalisse, appunto. Il Pd lo chiama «processo subito».
«È giusto sapere il prima possibile chi sono le persone che ci governano e ci amministrano nel caso questo qualcuno dovesse inciampare in un’inchiesta» osserva Rosi Bindi, presidente del Pd e tra i primi firmatari con Richi Levi, Giuseppe Zaccaria, Giovanni Bachelet e Donatella Ferranti di un emendamento che sarà presentato stamani in aula quando cominceranno le votazioni per il legittimo impedimento la cui approvazione è prevista per domani intorno all’ora di pranzo. «Se lo dovessero bocciare come emendamento, siamo pronti a presentarlo come ddl autonomo oppure, ancora, come emendamento al giusto processo» spiega Richi Levi, ideatore della proposta. Il testo, due articoli, prevede una corsia preferenziale per i processi che riguardano i parlamentari; per quelli di criminalità organizzata e terrorismo; per gli infortuni sul lavoro e la circolazione stradale; sull’immigrazione; per gli imputati già detenuti; per quelli nei quali è contestata la recidiva; quelli che richiedono un giudizio direttissimo e immediato. «In sostanza - aggiunge Levi - si tratta solo di estendere un articolo del codice di procedura penale (132 bis) anche a deputati e senatori». Levi non è certo politico da barricate e colpi di testa. Mentre spiega sembra alzare un leggero sorriso. Una «provocazione» è la stroncatura del Pdl. «È solo un diverso modo di affrontare lo stesso problema, chiediamo processi veramente brevi» fa notare Donatella Ferranti. «È la nostra soluzione al problema del rapporto tra politica e magistratura». E, caso mai ce ne fosse bisogno, un modo in più per dire che il Pd - almeno la parte qui rappresentata - «considera semplicemente antistorico parlare di ritorno all’immunità parlamentare».
Stamani, quando il legittimo impedimento (scudo giudiziario per il premier di 18 mesi per approvare una legge di modifica costituzionale) sarà in aula sono possibili altre adesioni. L’Idv ha già detto sì. tabacci (Api) ha già firmato.
Di sicuro l’emendamento «processo subito» non distenderà gli animi nell’emiciclo. Ieri tam tam di sms, a destra e a sinistra, per raccomandare la presenza in aula. Per il Pd - oltre duecento emendamenti - sono previsti gli interventi di tutti i big, D’Alema, Fassino, Franceschini, forse anche Veltroni. «La norma è peggiore del Lodo Alfano» taglia corto Ferranti. Di Pietro e i suoi hanno già promesso: ostruzionismo. Ma i tempi sono bloccati. Il voto finale è previsto domani. Il capogruppo Cicchitto (Pdl) è sicuro: «Avremo una larga maggioranza».




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