E' morto il disoccupato che si era dato fuoco

di Marco Ventimigliatutti gli articoli dell'autore

La conclusione atroce di una vicenda drammatica, con la forte depressione di un uomo causata dalla perdita del lavoro. Sergio Marra è morto ieri mattina al Centro grandi ustionati di Verona, dov'era stato ricoverato in fin di vita sabato pomeriggio dopo che si era cosparso di benzina per poi darsi fuoco. Un epilogo purtroppo inevitabile visto che le condizioni dell’operaio bergamasco di 36 anni erano apparse da subito disperate con il 95% del corpo devastato dalle ustioni.

Il tragico gesto è avvenuto al confine tra Brembate e Filago, due paesi della provincia di Bergamo, in una piazzola a pochi metri dalla provinciale 156, non distante dall’autostrada. Un luogo abbastanza appartato, comunque vicino ad una zona di capannoni industriali ed artigianali. La dinamica dei fatti è semplice ed agghiacciante: l’operaio ha posteggiato la sua utilitaria ed è sceso con la tanica di benzina, che ha subito impiegato per mettere in atto i suoi propositi suicidi.

Deciso a farla finita, l’uomo si è cosparso il corpo con una grande quantità di benzina che ha reso vano il primo tentativo di soccorso da parte di due artigiani che si trovavano nelle vicinanze: le loro giacche non sono bastate a spegnere le fiamme, e soltanto un piccole estintore successivamente portato da una donna è riuscito a domare l’incendio.

Sulle ragion del tragico gesto si sta ancora indagando, ma sembrano esserci pochi dubbi sulla causa scatenante: la depressione causata dalla perdita del posto di lavoro. L'operaio era impiegato in una ditta di Zingonia (Bergamo) che però è fallita un paio di mesi fa, travolta come tante altre aziende dalla crisi economica. Da allora, una forzosa inattività nella casa di Bergamo dove l’uomo risiedeva insieme alla moglie.

«La tragedia dell'operaio che si è ucciso dandosi fuoco dopo aver perso il lavoro mi fa pensare che ci sia una inadeguatezza della società e anche del sindacato», ha commentato ieri il segretario della Cgil di Bergamo, Luigi Bresciani. «Purtroppo ci aspettano mesi sempre più difficili - ha aggiunto -basti pensare che dopo aver perso 10mila posti di lavoro in provincia di Bergamo nel 2009, se ne perderanno almeno altri seimila entro il mese di giugno di quest'anno, perché molti lavoratori che sono in cassa integrazione non avranno più risorse».

Bresciani ha poi lanciato un appello: «Occorre pensare che la gente non deve essere lasciata sola. È importante creare una rete di solidarietà e di aiuto alle famiglie in difficoltà. E questa è una responsabilità delle istituzioni, della politica e dello stesso sindacato. La morte di questo operaio - ha concluso - è un segnale che non va sottovalutato. La situazione è pesante e trovo irresponsabile chi sostiene che ormai siamo fuori dalla crisi»

01 febbraio 2010
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